Il terremoto avrebbe dovuto insegnare ad avvicinarsi di più, perchè tutti hanno vissuto lo stesso dolore (R.Venezia)
Non si può scavare, le macerie del cuore sono troppo pesanti (R.
G.)

martedì 17 marzo 2009

Irpinia: tutto diverso eppure così uguale!

Un articolo bellissimo, con note del suo autore, Pierino Mitrione, pubblicato sul web e da noi reperito su Corriere Irpinia; ho ritenuto opportuno sottoporlo all’attenzione dei lettori di questo blog.
La nostra ferrovia è l’emblema di ciò che è accaduto in Irpinia e a Sant’Angelo negli ultimi anni: tutto diverso eppure tutto uguale e, aggiungo io, fortunatamente uguale, perché dove hanno rifatto hanno fatto male.
La nostra ferrovia, rappresenta però anche la testimonianza della scellerata gestione politica degli ultimi trent’anni, si diceva di voler creare fabbriche ed occupazione, senza nulla investire nelle strutture necessarie alla vitalità dell’apparato produttivo, ben sapendo in tal modo di condannarlo in breve all’estinzione.
Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è che gran parte degli investimenti produttivi si sono trasformati, in breve tempo , in investimenti per i soli imprenditori, i quali, intascati i contributi, si sono dileguati limitandosi al tradizionale “arrivederci e grazie” e restituendo alle “clientele” centinaia di disoccupati con famiglia.
Questa primavera, in una bella giornata di sole, portate i vostri bambini su quel treno, vi sembrerà di rivivere una dimensione senza tempo, immersi nel verde e nell'atmosfera magica della nostra sempre bellissima terra. Scusate la frettolosità di queste note "al volo", sono certo che ulteriori spunti di riflessione saprete aggiungere voi tutti.

Un saluto a tutti .... Minima Moralia :-)


In viaggio sull’Avellino-Rocchetta

Quello che voglio rappresentare con questa nota è il contesto paesaggistico che caratterizza tale tratta ferroviaria. Da questa considerazione nasce la mia “voglia” di partecipare ai vostri visitatori la entusiasmante esperienza di un viaggio su tale linea ferroviaria descritta in occasione delle manifestazioni tenutesi nel 1985 per celebrare il centenario della ferrovia Avellino-Rocchetta S.A. In carrozza, si parte.

Dalla stazione di Avellino a Salza Irpina
Lasciata la stazione di Avellino, attraversando quasi subito lo svincolo che porta verso Salerno e la Valle dell’Irno, ci dirigiamo verso la valle del torrente Salzola, dopo aver visto, dall’alto dei suoi boschi, Atripalda. Lungo il tragitto, assistiamo al fondersi dell’habitat naturalistico della valle del fiume Sabato con quello del torrente Salzola, che deve il suo nome alla presenza di numerose sorgenti salso-ferriche.
Dalla stazione di Salza Irpina a Montefalcione
Dopo la stazione di Salza Irpina, in vista del grazioso abitato di Sorbo Serpico, ci avviamo verso Nord. Una volta, su questo tratto vi era la stazione di Candida-Parolise, chiusa molti anni fa. I due paesi si intravedono lungo il tratto dominato a destra dal monte Tauro di Chiusano S. Domenico ed a sinistra dalla collina su cui sorge Candida.
Dalla stazione di Montefalcione a Montemiletto
Giunti a Montefalcione, in una delle più belle zone agricole dell’Irpinia, con a destra la Contrada Arianiello, si “buca” la collina su cui sorge l’abitato di Montemiletto, ponendoci nel pieno della valle del fiume Calore, che è già il terzo sito fluviale-naturalistico incontrato sull’Avellino-Rocchetta S.A.
Dalla stazione di Montemiletto a Lapio
Dopo aver attraversato due gallerie ed ammirato i vitigni tra Montemiletto, Taurasi e Lapio incontriamo alla nostra sinistra il fiume Calore. La stazione di Lapio è a poche centinaia di metri dal fiume.
Dalla stazione di Lapio a Taurasi
In questo breve tratto, in cui attraversiamo il fiume Calore, siamo circondati da tante masserie di campagna, quasi tutte produttrici dell’Aglianico doc, oro rosso di Taurasi.
Dalla stazione di Taurasi a Luogosano
Lungo questo tratto troviamo le tipiche bellezze della campagna irpina, intensamente coltivata, che qui appare ampiamente urbanizzata.
Dalla stazione di Luogosano a Paternopoli
Sempre accompagnati dal fiume Calore che lambisce binari e stazioni, puntiamo decisamente verso Est. Siamo al centro della valle del Calore. I boschi, in più punti, hanno il sopravvento sulla zona rurale.
Dalla stazione di Paternopoli a Castelvetere
Si comincia a scendere verso Sud, direzione monti Picentini, laddove nasce il Calore: Intorno alla stazione di Paternopoli, si vede uno dei più bei boschi d’Irpinia, con panorami splendidi ed una presenza di uccelli notevolissima e naturalmente il fiume è sempre con noi, in quanto la linea ferroviaria segue il suo corso, incassato nell’omonima valle.
Dalla stazione di Castelvetere a Castelfranci
La stazione di Castelvetere è una sorta di casa fatata nel bosco. Il punto in cui si trova, uno dei più nascosti e profondi della valle del Calore, in un vallone ai piedi del paese fa di questa stazione una gioia per il visitatore. Proprio accanto alla stazione vi è la possibilità di accedere subito al fiume Calore che in questo punto è particolarmente bello ed inserito in un sito naturalistico molto suggestivo. Fino a Castelfranci la linea ed il fiume non si lasciano mai, in un festival di verde e natura.
Dalla stazione di Castelfranci a Montemarano
Arriviamo alla bella collina su cui siede Castelfranci. Lungo il tratto, sempre costeggiato dal fiume, che in questa zona è particolarmente pescoso, cominciamo ad osservare la trasformazione della valle che da collinare diventa sempre più montagnosa. A sinistra il verde monte Tufolano.
Dalla stazione di Montemarano a Cassano Irpino
La stazione di Montemarano si trova in prossimità della frazione Ponte Romito di Nusco. Lungo il tratto costeggiamo la statale che porta al Laceno. A sinistra comincia a vedersi una delle perle dell’Appennino irpino: il Montagnone di Nusco. La vegetazione diviene sempre più fitta, siamo nella zona più ricca d’acqua dell’intero meridione ed una delle principali risorse idriche d’Italia.
Dalla stazione di Cassano Irpino a Montella
A destra il Monte Serrapullo, a sinistra la località Fonte Irpina. Cassano è la capitale dell’acqua. Dalle sue viscere e lungo questo tratto sgorgano acque in enormi quantità. Proprio all’uscita della stazione di Cassano Irpino vi è uno degli impianti di captazione d’acqua più grandi d’Italia, che disseta la Puglia. Dai vigneti e dagli orti passiamo decisamente ai castagneti, principi verdi dell’intero tratto.
Dalla stazione di Montella a Bagnoli Irpino
Eccoci ai piedi dei monti Picentini. Immersi in un verde tra i più belli del Meridione. Lungo il verdissimo tratto, il Monte Sovero ed in alto il Monastero del SS. Salvatore. Lasciamo il Calore che qui è un fiumicello agli inizi del suo percorso e ci dirigiamo verso est, verso l’Adriatico. Non lontano dalla stazione di Montella si trova la celebre chiesa di S. Francesco a Folloni, fondata dal famoso Santo.
Dalla stazione di Bagnoli a Nusco
La stazione di Bagnoli, capitale della castagna, per capire basta guardarsi intorno, e del tartufo è sulla statale che porta all’altopiano del Laceno. Siamo nello splendore del paesaggio di montagna, l’occhio è catturato dalle bellissime vette intorno a Bagnoli e via via che ci avviciniamo a Nusco siamo dominati dalla presenza a destra del Montagnone di Nusco che ammiriamo nella sua possente bellezza.
Dalla stazione di Nusco a Campo di Nusco
Ci cominciamo ad infilare nella valle dell’Ofanto. Qui inizia un miracolo paesaggistico a cui il nostro occhio metropolitano ha perso l’abitudine a cogliere. Infatti due bio-zone, quella appennino-tirrenica e quella appennino-adriatica, iniziano a modificarsi, creando un ibrido che man mano che ci avviciniamo verso la Lucania e la Puglia, diventa sempre più adriatico. Le montagne si abbassano, i venti aumentano, i paesi si fanno meno frequenti, ci avviamo verso l’Alta Irpinia di Oriente.
Dalla stazione di Campo di Nusco a S.Angelo dei Lombardi
In questo tratto s’intravede il torrente Acqua Bianca che va a immettersi nell’Ofanto. Incontriamo il nucleo industriale e intravediamo la zona del Goleto, dove troviamo la meraviglia del patrimonio artistico-religioso dell’Irpinia: l’Abbazia del Goleto.
Dalla stazione di S.Angelo dei Lombardi a Lioni
Ecco che finalmente incontriamo il fiume Ofanto, uno dei più suggestivi del Sud Italia. Il paesaggio fluviale è circondato ancora da splendide montagne tra cui il Monte e la località Civita che incontriamo lungo il tratto. Arriviamo a Lioni, grazioso paese, simbolo del terremoto dell’80, insieme ad altri sfortunati paesi. L’Ofanto è qui per accompagnarci nell’incantevole tratto verso Conza, Calitri e Rocchetta S.A. vertice con Puglia e Lucania.
Dalla stazione di Lioni a Valle delle Viti
Lasciato l’abitato di Lioni, sempre costeggiando il fiume Ofanto fino al limite pugliese della tratta ferroviaria, ci avviciniamo alla contrada rurale di Valle delle Viti. A destra la collina Civita e a sinistra la vezzosa collina Varicella.
Dalla stazione di Valle delle Viti a Morra de Sanctis
In questo tratto assistiamo all’incontro e alla mescolanza degli ecoambienti appennino-tirrenico ed appennino-adriatico. A destra la collina di Teora a sinistra quella di S.Angelo dei Lombardi.
Dalla stazione di Morra de Sanctis a Sanzano-Occhino
Il paesaggio diventa sempre più lucano in vista della splendida diga di Conza. Nell’oasi faunistica del WWF è possibile osservare tante specie di uccelli. Tutto intorno le belle colline che formano il confine con Salerno e Potenza. Prima di arrivare alla stazione di Sanzano-Occhino vediamo a sinistra il torrente Boccanuova da S.Angelo dei Lombardi ed il torrente Isca dal Monte Calvario su cui si trova Morra de Sanctis, a destra il torrente Fiumicello da Caposele.
Dalla stazione di Sanzano-Occhino a Conza-Andretta-Cairano
Un paesaggio rarefatto ed estremamente suggestivo, composto dalla Sella di Conza, dal torrente Sarda di Andretta, dalla meravigliosa collina di Cairano, delizia per gli amanti della pratica sportiva del deltaplano. Questo panorama ci accompagna fino alla stazione di Conza, a servizio anche di Andreatta e Cairano, a pochi passi dalla diga di Conza. Lontani ricordi fanno venire alla mente il famoso film neorealista “La donnaccia”, girato rigorosamente in questi luoghi. Fu un’opera che narrò tanti anni fa il dramma della povertà e dell’emigrazione della nostra terra.
Dalla stazione di Conza-Andretta-Cairano a Calitri
Dalla stazione di Conza si vede una meraviglia: un monolite ambientale che si staglia verso le montagne della Lucania: la collina su cui sorge Cairano, il paese più suggestivo dell’Irpinia, dal quale si gode un panorama mozzafiato. Lungo il tragitto s’intravede quella che una volta era la stazione di Cairano. Sulla sinistra il torrente Orato e la collina Serra Palazzo a destra il monte Nerico.
Dalla stazione di Calitri a Rapone-S.Fele
Ci troviamo nel bel mezzo del più importante nucleo industriale dell’Alta Irpinia, in vista del caratteristico abitato di Calitri. Sconfinando più volte nella vicina Lucania, vediamo i torrenti Cortino, proveniente dalle verdi colline di Aquilonia ed Liento da Ruvo del Monte.
Dalla stazione di Rapone-S.Fele a Monticchio
Il paesaggio intorno è veramente particolare….. un tempo terra di briganti. Belle campagne intensamente coltivate si susseguono, circondate dalle graziose colline lucane. A destra la Fiumara Datella. Cominciamo lentamente a salire verso la Puglia.
Dalla stazione di Monticchio ad Aquilonia
Il breve tratto fra le due stazioni ci porta verso le verdi colline di Aquilonia, una volta Carbonara. A destra la Contrada De Feo ed il piccolissimo lago delle Canne, a sinistra i laghi di Monticchio.
Dalla stazione di Aquilonia a Monteverde
La bellezza delle campagne è appena interrotta a sinistra da una meraviglia creata dall’uomo il lago S.Pietro da quale parte il torrente Osento. Attraversiamo il ponte Pietra dell’Oglio ed arriviamo ai piedi di Monteverde.
Dalla stazione di Monteverde a Rocchetta S.A.
Ci avviamo laddove si incontrano Puglia, Lucania e Campania, con a sinistra il lago S.Pietro. La zona è scarsamente abitata da farla somigliare all’Irlanda. Lungo il tragitto incontriamo la vecchia fermata di Pisciolo in terra lucana. Arrivati a Rocchetta subito dopo il ponte Santa Venere, ci troviamo in un ambiente naturale splendido. Il paesaggio è solitario e silente, circondato da boschi ed interminabili campi di grano. Dalla stazione di Rocchetta partono le linee Foggia e Potenza: in lontananza ……gli stabilimenti Fiat di Melfi. Il nostro viaggio termina qui. Abbiamo attraversato zone che furono tolte dall’isolamento grazie alla ferrovia e all’illuminata lungimiranza di Francesco de Sanctis.

Oggi la ferrovia è una struttura residuale, chissà cosa direbbe lo scrittore del Viaggio Elettorale…. La bellezza del paesaggio, fortunatamente, è rimasta in gran parte la stessa. Facciamo conoscere meglio queste zone…… forse ameremo di più la nostra Irpinia.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

SEMBRA UN QUADRO QUELLA FOTO TUTTI I MIEI RICORDI DA BAMBINO SONO LEGATI A QUELLA FERROVIA E ALLA STAZIONE DI MORRA, HO ANCORA NEGLI OCCHI L'IMMAGINE DI MIO NONNO CHE SCENDEVA DAL TRENO CON GLI ATTREZZI PER LAVORARE LA CAMPAGNA SULLA SPALLA E NELL'ALTRA MANO IL SACCHETTO CON LA FRUTTA PER ME
UN SALUTO ALLA MIA MORRA E ALLA MIA SANTANGELO
ROCCO CIPRIANO

Anonimo ha detto...

Sotto quel treno tutti in fila i massaratori di sant'angelo e dell'irpinia. Non basteranno cento anni per recuperare il disastro che è stato fatto.

irpinianuova ha detto...

Quella di farne una ferrovia turistica a questo punto sarebbe l'unica soluzione. In tutti i posti d'italia la distanza di cinquanta clilometri dal capoluogo si percorre in treno in meno di 20 minuti. Il lavoro di molti comincia già sul treno, solo qui siamo parificati all'africa. Il bello è che de mita e soci hanno anche il coraggio di ripresentarsi, si vede c he non ha la stoffa del campione, non sa ritirarsi prima di subire l'umiliazione finale. Presto rideremo tutti.

Anonimo ha detto...

Purtroppo, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Chi ha già assaporato il gusto del potere almeno una volta, poi non lo dimentica più. E ne avverte forte la nostalgia, anzi l’astinenza. E cade in crisi depressiva alla pari della dipendenza dalle droghe.
Come diceva un grande vecchio del potere, Giulio Belzebù, "il potere logora chi non ce l’ha".