Il terremoto avrebbe dovuto insegnare ad avvicinarsi di più, perchè tutti hanno vissuto lo stesso dolore (R.Venezia)
Non si può scavare, le macerie del cuore sono troppo pesanti (R.
G.)

domenica 26 dicembre 2010

Il "populismo" di Berlusconi e i movimenti giovanili

Il “populismo” di Berlusconi e i movimenti giovanili

Il concetto di populismo, confuso abitualmente con la demagogia autoritaria e paternalista, gode di una pessima reputazione presso gli ambienti della sinistra radical chic e politically correct, affetta da un viscerale antipopulismo e snobismo intellettuale. Un vizio atavico e incorreggibile che la induce a nutrire un profondo disprezzo nei confronti delle masse popolari, in particolare verso il “popolo profondo”, visto con alterigia e spocchia aristocratica. Tuttavia, il discorso è più ampio, nella misura in cui la categoria del populismo è invisa alle moderne democrazie liberali, le quali ravvisano nel populismo una strategia per riscuotere facili consensi tra le classi ritenute poco colte ed evolute, facendo leva su cliché che garantiscono un immediato riscontro emotivo.

A tale riguardo è giunto il momento di sfatare alcuni luoghi comuni della politica. Una di queste persuasioni è la tesi che qualifica Berlusconi come un “leader populista”. Nulla di più falso e becero. Al di là di stereotipi banali e mistificanti, Berlusconi è solo un populista di comodo. Mi spiego. Se il popolo lo vota e lo sostiene, allora il  popolo ha ragione e Berlusconi si spaccia per essere un populista, ma se la gente non lo vota ed osa contestarlo, in tal caso il popolo ha torto, perciò Berlusconi non è un sincero populista.

Il populismo di Berlusconi è dunque capzioso, una menzogna ripetuta ossessivamente e metabolizzata acriticamente come un dato di fatto, che sarebbe il caso di riesaminare per svelare la sua natura opportunistica, cioè uno strumento di propaganda e mistificazione ideologica. Se fosse un autentico populista, Berlusconi dovrebbe riconoscere piena sovranità al popolo in ogni caso, quando lo appoggia e quando lo contesta. Il populismo dovrebbe esprimere rispetto e devozione verso il popolo, un atteggiamento sincero e coerente, non basato su convenienze politiche, né sbandierato in termini di annunci e promesse elettorali menzognere, puntualmente disattese.

Bisogna ribadire che Berlusconi non è un populista, ma un nemico del popolo, un impostore che ha fatto regredire il popolo italiano di oltre 50 anni, lo ha ingannato e impoverito. Invece, altri statisti passati e presenti possono rivendicare i meriti di un populismo declinato nelle forme di un socialismo  popolare e antimperialista. Un onesto leader populista ha in mente soprattutto il progresso del popolo. A parte il populismo russo e americano di fine Ottocento, si pensi a personalità di notevole prestigio come Mao Tse-Tung, la guida carismatica di una rivoluzione che ha fatto compiere al popolo cinese un poderoso balzo in avanti di secoli; si pensi a Fidel Castro, che ha beneficiato il suo popolo affrancandolo dalle piaghe secolari della miseria e dall’analfabetismo, al punto che Cuba può vantare gli ospedali e le scuole migliori del continente americano; si pensi a Hugo Chavez, che sta facendo progredire le condizioni del popolo venezuelano.

Insomma, occorre smascherare il populismo ipocrita e parolaio di Berlusconi e contrastarlo su un terreno politico e culturale, proponendo un modello alternativo e speculare insieme, sospinto da un’autentica ispirazione populista. Qui la nozione di populismo va intesa in un’accezione non demagogica, paternalista o sciovinista, bensì in un’ottica gramsciana, cioè nel senso di un blocco popolare avanzato e rinnovatore.

E’ in una prospettiva gramsciana che occorre imboccare la direzione di un populismo nuovo, inteso nella versione di un socialismo popolare che sposi i valori della democrazia partecipativa. Nulla esclude che il populismo possa assumere forme davvero progressiste e democratiche. Per evitare che una simile ipotesi resti sulla carta, è indispensabile una notevole maturità politica e teorica, ma soprattutto occorre che la situazione economica non peggiori. In un quadro di incertezza e precarietà sociale, in cui le istituzioni sono sorde a ogni forma di intervento sociale, la protesta dei movimenti populisti rischia di svilupparsi esaltando le componenti più aggressive e primitive, autoritarie e regressive.

A proposito di pregiudizi da sfatare, vale la pena di soffermarsi su alcuni stereotipi assolutamente banali e fuorvianti che iniziano a circolare per etichettare in modo superficiale la rabbiosa protesta giovanile esplosa nei giorni scorsi. Non c’è dubbio che le ultime manifestazioni studentesche, partecipate in modo massiccio e decisamente pacifico, sono state la migliore risposta proveniente dalla piazza e dagli altri scenari della contestazione, per smentire le infami accuse lanciate dalla solita stampa che aveva già scatenato una furiosa canea sulla presunta identità tra studenti e “potenziali assassini”. Fino a formulare l’irresponsabile equazione: manifestanti = terroristi.

Il tentativo dei mezzi di “distrazione” di massa per distogliere l’opinione pubblica dai nodi cruciali della protesta giovanile, ponendo l’accento sul carattere violento o meno delle manifestazioni, è la conferma dell’ottusa volontà del ceto politico di ignorare le rivendicazioni sollevate dalla piazza per proseguire ostinatamente in un atteggiamento di sterile chiusura autoreferenziale e in una recita di pupi a cui ormai siamo abituati.

E’ giusto ricordare che non ci sono solo le lotte e le istanze espresse dal movimento studentesco in forma spontanea e tumultuosa, ma pure le questioni sociali rappresentate dagli operai, dai migranti, dai precari delle fabbriche, delle scuole e degli altri luoghi dello sfruttamento. Non si tratta solo di un movimento studentesco in quanto le mobilitazioni coinvolgono diversi soggetti sociali: studenti, ricercatori, operai e migranti, uniti da un comune denominatore che è la precarietà economica e sociale. Le nuove agitazioni sociali parlano lo stesso linguaggio, quello della precarietà ontologica.

Emerge un altro luogo comune da confutare: fino a ieri i giovani erano  rimproverati di essere “bamboccioni”, inerti e passivi politicamente, ora iniziano a ribellarsi e sono tacciati di essere “potenziali assassini”. Che si mettano d’accordo con il loro cervello. Ma chi sono i veri terroristi? La storia ci insegna che i peggiori furfanti sono coloro che detengono il potere economico, i veri sovversivi sono assorti al governo della nazione.

Il DDL Gelmini sull’università è, tutto sommato, il “casus belli” di una rivolta studentesca che mira a denunciare il dramma della precarizzazione economica e sociale che incombe come una “spada di Damocle” sul futuro delle nuove generazioni. E come si può dar loro torto? Perché biasimare chi rifiuta un destino di sottomissione e precarietà?

Infine, una chiosa critica circa i limiti di questo movimento. Nel ’68 circolava uno slogan che così recitava: “siamo realisti: vogliamo l’impossibile”. Ebbene, questa nuova rivolta non esige l’impossibile, non avanza richieste che potrebbero apparire “velleitarie” in quanto non pretende di realizzare una rivoluzione, ma si limita a rivendicare solo ciò che è possibile nell’immediato: una normale mediazione politica e dialettica, insomma il dialogo. Infatti, basta pensare all’esultanza con cui gli studenti, o una parte di essi, hanno accolto la disponibilità di Napolitano ad ascoltare le loro ragioni, per rendersi conto della diversità sostanziale rispetto al Sessantotto, per cogliere l’enorme distanza che separa questo movimento giovanile rispetto agli anni ’70. Nel bene e nel male.

Lucio Garofalo

sabato 25 dicembre 2010

lunedì 20 dicembre 2010

Le manovre del Palazzo e le rivolte sociali

Le manovre del Palazzo e le rivolte sociali

Il nuovo movimento studentesco, che ha assunto le dimensioni di una rivolta sociale di massa, è stato demonizzato non tanto per gli atti di devastazione commessi (sempre deprecabili, ma su questo punto conviene ragionare meglio), quanto perché ha osato sfidare il Palazzo, dichiarando esplicitamente di voler sfiduciare il governo dal basso, mentre le congiure e gli intrighi del Palazzo non hanno ottenuto lo scopo di defenestrare Berlusconi e la sua cricca di affaristi, faccendieri e massoni che controlla il Paese.

Si dice che “le vie della politica sono infinite”, ma sarebbe più corretto parafrasare: “le anomalie della politica sono infinite”. In Italia, da almeno quindici anni, le anomalie infinite sono la regola, non l’eccezione. Il maestro dei conflitti di interesse e delle anomalie italiche è un monopolista senza scrupoli che si è impossessato del governo della nazione e lo gestisce come se fosse un’azienda privata. E’ “sceso in campo” nel 1994 annunciando di voler compiere una “rivoluzione liberale” con la gente meno liberale e meno democratica in circolazione, dai fascio-leghisti agli esperti prezzolati dello squadrismo e del fango mediatico. Il “campione del liberalismo” di casa nostra ha messo in piedi una coalizione sedicente “moderata” aggregando i reduci dell’estremismo neofascista con gli esemplari del leghismo razzista e secessionista, ex squadristi e piduisti, impostori e ciarlatani, urlatori arroganti, squilibrati e sguaiati con i sicari professionisti della disinformazione.

Per quanto concerne la violenza politica, il discorso si fa più vasto e complesso e non può essere ridotto al problema delle molotov o delle vetrine rotte, né conviene chiamare in causa gli “anni di piombo”, le Brigate Rosse ed altro, che anzi rischia di essere un’operazione criminale e mistificante. La situazione politica e sociale odierna è assai diversa, per molti versi peggiore. Oggi gli studenti non godono di alcuna collocazione sociale ed economica stabile, né nutrono speranze di miglioramento futuro. Non hanno neppure una rappresentanza politica come negli anni '70. In pratica sono orfani e si pretende che si rassegnino ad una vita precaria, senza nemmeno protestare.

Le manifestazioni del 14 dicembre hanno visto partecipare oltre centomila persone. Non è dato sapere quanti fossero i poliziotti in piazza, ma non è corretto affermare che dall'altra parte gli "aggressori" fossero migliaia. Altrimenti potrebbero creare un esercito, per cui potrebbero organizzare un’insurrezione di massa. In questi casi il numero è determinante. Si dice che 10 teppisti sono una banda, mentre 10 mila formano un esercito. Inoltre, occorre precisare che in mezzo agli scontri s’infiltra sempre qualche provocatore addestrato dalle forze di polizia, per cui la situazione diventa più caotica.

Una cosa è certa: nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i problemi, nessuno può prescrivere ricette e soluzioni precostituite, o almeno questo movimento di massa non crede più ai parolai e ai pifferai magici. Si tratta di un movimento che è sorto spontaneamente ed ha assunto connotazioni ed istanze sempre più decise e radicali, espresse in una maniera sempre più dura ed energica. Probabilmente anche a causa delle esperienze negative trascorse ed in seguito a circostanze che hanno visto tali istanze inascoltate e non recepite da nessuno all'interno dei palazzi istituzionali.

In passato, ad esempio negli anni '70, il PCI tentava di filtrare e rappresentare (a modo suo, in base a logiche e convenienze elettorali) le istanze provenienti dal basso, anche dai movimenti più estremi e radicali. Oggi si contempla il deserto e forse è meglio, nel senso che i movimenti sono costretti ad auto-organizzarsi in modo da rappresentare e rivendicare fino in fondo le proprie istanze sociali e politiche. Ed è normale che in un vuoto di rappresentanza politica ci possa essere qualcuno che decida di urlare per farsi ascoltare e magari qualcun altro scelga di adottare metodi più aggressivi e veementi. Se poi si aggiunge qualche balordo e qualche provocatore infiltrato, il gioco è fatto. Ma è indubitabile che la violenza, fine a se stessa, non risolve i problemi, dato che a questo scopo dovrebbe servire la politica, intesa come risposta equa e democratica (non autoritaria, non clientelistica, non paternalistica) ai bisogni e alle richieste dei cittadini.

Il punto è che la politica istituzionale è ridotta ormai ad un ruolo autoreferenziale e non si occupa della vita reale della gente, ma si adopera solo al fine di preservare i propri privilegi e il proprio potere, che è subordinato ai centri di dominio sovranazionale che fanno capo alla finanza e al capitalismo globale. Il Palazzo non si prodiga affatto per risolvere i problemi concreti della gente, non ascolta e non accoglie le istanze avanzate dai movimenti. Perciò, è inevitabile che questi movimenti tendano a radicalizzarsi.

Occorre comprendere che le violenze sono un parto degenere di un sistema violento e corrotto, sempre più marcio ed incancrenito, capace di produrre soprattutto “merci” putride come l’odio e la violenza, di cui si serve per legittimare la propria esistenza. Una metastasi favorita dalla manipolazione delle notizie e dal terrorismo psicologico che i mezzi di comunicazione di massa attuano per costringere l'opinione pubblica in uno stato di tensione e ricatto permanente. La violenza è parte integrante di una società che la vitupera solo quando a praticarla sono gli altri, mentre è autorizzata ed esercitata legalmente in termini di diritto e potere istituzionale quando è opera del sistema stesso, come gestione armata a tutela dell'ordine sia all'interno, cioè in termini di repressione poliziesca, che all'esterno, ossia in termini di guerra e gendarmeria internazionale.

E’ stata messa in moto una sorta di mostruosa fabbrica della violenza e dell’odio, che genera comodi capri espiatori per suscitare e giustificare il bisogno di interventi repressivi da compiere all'interno e all'esterno delle società affaristiche e guerrafondaie. In questo meccanismo perverso e criminale trovano una loro ragion d'essere i vari Bin Laden ed affini, i violenti e i terroristi che rappresentano uno spauracchio utile ad una logica di riproduzione perenne della violenza istituzionalizzata che serve a perpetuare i rapporti di forza, di comando e subordinazione, sia all'interno, cioè sul piano nazionale, che all'esterno delle società imperialistiche ormai in fase di decomposizione avanzata.

Lucio Garofalo

giovedì 2 dicembre 2010

L'angolo del dubbio: Fini e Casini "cose vecchie con il vestito nuovo"


Da convinto sostenitore della "politica del fare" e soddisfatto dell'azione di questo esecutivo, non eccezionale ma comunque apprezzabile, in una Italia dove la classe politica è costituita in buona parte da idioti e/o delinquenti, ho deciso di estendere ai lettori di questo blog una mia riflessione.

Dando per ammesso che Berlusconi sia un inetto e un criminale, chi potrebbe non considerare questi due marpioni, finora goffi gregari della sua politica, come suoi complici?
In altri termini, perchè privarsi dell'autorevolezza del cavaliere e del consenso che egli indubbiamente riscuote ha tra gli Italiani e abdicare in favore di due sue modestissime controfigure?

Tanto meglio sarebbe, in presenza di nuove elezioni, rafforzare il consenso dell'attuale leader o, in alternativa, cambiare rotta ed obiettivi, e sostenere una ipotesi realmente nuova, nella speranza che essa venga effettivamente a costituirsi.

Fini e Casini, per dirla con Guccini, sono "cose vecchie, con il vestito nuovo", (nonostante gli sforzi del leader dell'UDC di camuffarsi con una pettinatura da "cucciolo di pechinese"). Non lasciamoci abbindolare di nuovo!

Saluti. Minima Moralia :-)

mercoledì 24 novembre 2010

Quello che i ministri non sanno

Commento con grande meraviglia le parole del ministro Rotondi, per il quale: gli sprechi non hanno riguardato la comunità irpina, ma il danno è stato fatto dall’allargamento improprio e speculativo dell’area del terremoto in realtà che non lo hanno patito.

Forse sarebbe bastato un tettuccio apribile per permettergli di guardare sulla sua testa, in prossimità della sede scolastica che lo ha ospitato, lo scempio dell'incompiuto stadio santangiolese.

Se poi avesse parcheggiato 3 metri più avanti, avrebbe senza dubbio scorto la sagoma devastata della palestra, oggi adibita a deposito di mezzi e materiali del comune, e altri tre metri più avanti, quel che resta del campo da tennis, completamente distrutto.

E se il suo autista avesse sbagliato strada, percorrendo appena un paio di chilometri in altra direzione, si sarebbe imbattutto nel drammatico scenario del parco intercomunale, anch'esso costato miliardi alla collettività e mai entrato in funzione.

Tralasciando ogni considerazione in merito alla scarsa perspicacia del ministro Rotondi, è proprio a quest'ordine di sprechi, enormemente diffusi in tutto il territorio irpino, che si deve il degrado strutturale ed umano della odierna società santangiolese, i cui giovani, ora come allora, sono lasciati in stato di abbandono e di isolamento, con il bar come unico ritrovo.

Con lealtà sempre... Minima Moralia

martedì 23 novembre 2010

La fiaccolata dei ricordi e del silenzio.

Sono disgustato, oggi come un tempo, dalle manifestazioni "istituzionali" dove i peggiori politici,locali e nazionali, sostenuti dalla peggiore stampa, locale e nazionale, sciorinano soluzioni meriti e propositi.

Dovrebbero solo VERGOGNARSI TUTTI!

Non si finge nemmeno più il dispiacere, non c'è una manifestazione sincera, dedicata al ricordo, alla nostalgia, al rimpianto, solo enunciazioni inutili, ipocrisia ed indifferenza.

Nessuno ancora oggi, dopo tanti anni, ha il coraggio di affermare la sola grande verità che andrebbe detta.

IL TERREMOTO CHE HA PROVOCATO LA MORTE DI TANTI NOSTRI CARI HA OFFERTO, IN CAMBIO DI TALE IMMANE MARTIRIO, UNA OCCASIONE DI RINASCITA, DI SPERANZA E DI CRESCITA A QUESTA TERRA.

TUTTO CIO', NEI TRENT'ANNI DI ORRORI CHE SONO SEGUITI, E' STATO SEPPELLITO PIU' IN FONDO DEGLI STESSI MORTI, NELL'HUMUS DELL'INEFFICIENZA, DELLA MALVAGITA' E DELLA STUPIDITA'.

ANCHE PERDERE LA VITA PUO' AVERE UN SENSO SE IL SACRIFICIO SERVE AL FUTURO DELLE PERSONE CHE SI AMANO.

AVER RESO INUTILE TALE SACRIFICIO E' COME SE AVESSIMO AMMAZZATO I NOSTRI CARI DUE VOLTE.

STRINGIAMOCI INSIEME NELLA FIACCOLATA STASERA, INSIEME COME UN TEMPO, IN SILENZIO, CON IL RICORDO NEL CUORE.

Minima Moralia

lunedì 22 novembre 2010

23 novembre ... il ricordo ... il dolore ... il silenzio!

Si discute tanto, forse troppo, delle manifestazioni commemorative in occasione del trentesimo anniversario del terremoto.
Premesso che non sarebbe giusto negare il sacrosanto diritto di commemorare secondo il personale sentimento l'immane tragedia del terremoto, ribadisco la mia assoluta certezza che tutte le manifestazioni di piazza, dal 1980 ad oggi, sono state in qualche modo strumentalizzate da chi, con il dolore e la pietà dei cittadini, aveva ben poco da spartire.

Anche la fiaccolata, aldilà dell'indubbio valore commemorativo, ritengo possa celare una valenza politica, cercando principalmente di distogliere l'attenzione dei cittadini da altri eventi di natura istituzionale (risulta abbastanza chiaramente dal tenore del primo comunicato del gruppo di rinascita santangiolese), evidentemente in questo momento politico non graditi a qualcuno.

Spero comunque che la manifestazione abbia successo e che tra gli "ideatori" dell'iniziativa (assolutamente non chiamateli organizzatori che si offendono!)non vi siano proprio coloro che alle manifestazioni istituzionali degli ultimi trent'anni hanno dedicato tempo ed energia, e che del terremoto hanno fatto mera occasione di lucro e di potere.

Il mio cuore è vicino da sempre e lo sarà per sempre a tutti gli amici che non ci sono più... ai bambini .... alle mamme ed alla parte di noi stessi che con loro è sepolta.

Con nostalgia, riconoscenza ed affetto .... Minima Moralia

venerdì 19 novembre 2010

Fini ha smarrito il fine

Venerdí 19.11.2010 15:22
di Giuseppe Morello

Mi si nota di più se voto la sfiducia o se non la voto? Ma sì, la voto. Oppure no, meglio di no, aspettiamo un po’. Teniamo Berlusconi. Non so, è che se voto la sfiducia rischiamo il Berlusconi Bis, mentre sarebbe meglio il governo tecnico col Pd. La voto, dai. O non la voto. Vediamo. Non so.
Come Nanni Moretti, che in Ecce Bombo non sapeva decidersi se andare o meno a una festa, Gianfranco Fini non sa bene cosa fare col governo Berlusconi. Poche idee ma confuse: dategli una bussola.
A Perugia aveva chiesto risolutamente le dimissioni del premier. Nei giorni scorsi sembrava meno deciso, fino a che ieri non ha diffuso un videomessaggio su internet che nessuno ha capito. L’unica cosa che è sembrata chiara è una maggiore cautela sull’ipotesi di sfiduciare Berlusconi, tanto è vero che sul web ci sono i militanti imbufaliti che già sentono puzza di retromarcia tattica, se non addirittura di ritirata.
Interrogati oggi da Affari Italiani.it anche gli uomini di Fini danno risposte contraddittorie. Il finiano Fabio Granata dice che Fli voterà certamente la sfiducia. Benedetto della Vedova, portavoce nazionale di Fli, dice: “Vedremo cosa succede”. Per la serie: prima avevamo le idee confuse, ora non ne siamo più così sicuri.
Si è annebbiata la meta, da un lato perché pare ci sia un ritorno di parlamentari da Fli verso il Pdl, dall’altro perché non è detto che se Berlusconi cade si faccia il governo tecnico, più facile che si arrivi al voto, cosa che non piace né a Fini né agli altri. Anche Montezemolo esita a scendere in campo, anzi pare che non lo farà. Si alza il vento e la nave Fli sembra aver perso la rotta: le vele sbattono, il mare è grosso, qualche ammutinato ci ripensa. Si naviga a vista.

da : http://www.affaritaliani.it/politica/fini191110.html

mercoledì 10 novembre 2010

La Fine di Fini


La nostra è una riflessione elementare, ma nella sua stupefacente banalità è vera, dimostrabile, prevedibile, sebbene sfuggita alle menti un pò confuse di Fini, Bocchino e soci.

Se Fini vota come l'opposizione, gli italiani non mancheranno di votare Fini come votano l'opposizione.

Quindi, dato per scontato che nessuno tra coloro che votano per il centro sinistra sposterà il proprio consenso in favore degli sprovveduti finiani e che gli elettori del centro destra in buona parte li considerano già dei traditori, mossi da meri intenti di propaganda e di protagonismo, è fin troppo facile ritenere che la prossima espressione di scelta elettorale segnerà la vera e definitiva FINE DI FINI, e la sua scomparsa dalla scena politica, come già accadde per il povero Clemente Mastella.

Nella speranza che in quel brutto momento, almeno gli rimanga accanto la tanto adorata Tulliani, che a dire il vero ha già dato prova di ottimo tempismo nel saltar fuori dalla nave che affonda (cfr. Gaucci), porgiamo sin da ora all'ambizioso Gianfranco i nostri migliori auguri per una serena vecchiaia (magari ospite a Montecarlo nell'appartamento del cognato).

Alla prossima.

domenica 7 novembre 2010

Il rinnovamento politico italiano

IERI...


OGGI..
DOMANI...

ITALIA RINNOVATA...

domenica 17 ottobre 2010

Santoro vs Masi - Polemica all'italiana

Come molti italiani, sono assolutamente stanco di assistere passivamente, oltretutto a mie spese, alla solita sceneggiata del solito Michele Santoro, finalizzata ad accrescere l'immeritata fama della quale già gode nel mondo giornalistico italiano.
Questo novello John Wayne, riccioluto e sovrappeso, così oscenamente miliardario eppure nobilmente votato alla difesa dei deboli e degli oppressi, sta infatti inscenando la solita farsetta mediatica, a spese stavolta del Direttore Generale della RAI, azienda dalla quale è profumatamente pagato con i soldi di tutti gli italiani, anche di quella maggioranza oltraggiata che ha l'imperdonabile colpa di votare per Berlusconi.
Questo Santoro, in fondo, ricorda quei bambini un pò piagnoni, perennemente con il moccolo al naso, che si lamentavano di tutto ed erano sempre pronti a corrrere da mamma. Solo che allora questi bambini erano canzonati ed evitati, oggi Santoro è addirittura osannato e difeso.
In una Italia piena di problemi e divisa su tutto, dove ogni giorno assistiamo increduli a raccapriccianti tragedie, questo Santoro ha l'arroganza e la presunzione di lanciare una campagna mediatica per difendere se stesso, il suo ruolo nella TV di tutti e, perdonate il brutale realismo, il suo contratto miliardario.
Trovo offensivo per la morale comune sostenere questa farsa e discuterne oltre il tempo di un caffè al bar.
Comunque, a beneficio di chi legge e sforzandomi di essere imparziale, vorrei proprorre un confronto tra le biografie dei due personaggi in lite, così come riportate da Wikipedia.
A me questo confronto ha permesso di comprendere il diverso spessore culturale, morale e sociale dei contendenti, evitandomi di cedere al qualunquismo e alla banalizzazione.
La mia idea è che Santoro, fondamentalmente, rechi giovamento soltanto a se stesso, la tv italiana potrebbe sopravvivere molto bene anche senza.


BIOGRAFIA DI MICHELE SANTORO

Laureato con lode in filosofia presso l'Università di Salerno, dove ebbe per relatore Biagio De Giovanni, ha iniziato la sua militanza politica nel gruppo maoista Unione Comunisti Italiani e, contemporaneamente, la sua carriera giornalistica sul periodico Servire il popolo, edito dalla stessa organizzazione e chiuso nel 1975 con lo scioglimento dell'UCI.
Successivamente passò al quindicinale del PCI campano La Voce della Campania, di cui fu direttore da marzo 1979 per nove mesi, quando venne allontanato per le sue posizioni eterodosse rispetto alla linea ufficiale del partito.
Collaborò quindi con L'Unità, Il Mattino ed Epoca. Prima di essere assunto in RAI nel 1982, ha lavorato per la radio come conduttore di rubriche e autore di sceneggiati radiofonici (Via le odiate macchine, Radio Uno).
Nel 1998 vince il Premio Cimitile con l'opera Michele chi? (Edizioni Baldini & Castoldi) ... (continua su
http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Santoro).


BIOGRAFIA DI MAURO MASI
Di famiglia ebraica, dopo essersi laureato nel 1977 in giurisprudenza con 110 e lode a Roma, lo stesso anno in cui ottenne anche un diploma di merito come "tecnico della programmazione economica", continua gli studi l'anno successivo con il corso "Gestione e controllo dell'attività bancaria" alla Bocconi, riuscendo infine ad ottenere un master a Washington in "Tecnica e analisi economica" presso l'IMF Institute.
Nel 1978, entra nella Banca d'Italia dove ottiene dopo diverso tempo la qualifica di Dirigente. Dal 1988 inizia la sua attività di collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei ministri prima come consigliere per la comunicazione economica, poi come direttore dell'ufficio stampa.
È stato membro del comitato per la politica dell'informatica e delle telecomunicazioni e nel 1996 è stato nominato Capo del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha rivestito anche il ruolo di vice presidente del comitato per un codice di autoregolamentazione su TV e minori.
Ha avuto un ruolo importante nelle leggi sul diritto d'autore (248/2000), sull'editoria (62/2001) e sui punti vendita dei prodotti editoriali (108/1999) diventando per alcuni anni Commissario straordinario della SIAE.
È stato vicepresidente della Commissione che ha realizzato la "Campagna d'informazione nazionale straordinaria sull'introduzione dell'euro"; dal maggio 2004 è membro della task force dell'ONU per l'implementazione di Internet nei Paesi in via di sviluppo.
Ha ottenuto alte cariche governative fra cui, più volte, quella di Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei ministri e Capo di Gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei ministri durante il governo Berlusconi II e Berlusconi III.
Fra le altre cariche è stato membro del Consiglio superiore delle Comunicazioni e delegato italiano per la proprietà intellettuale. Dal 2006 rappresenta l´Italia nel consiglio di amministrazione dell´Organizzazione europea dei Brevetti (EPO).
Il 2 aprile 2009 il CdA della Rai lo ha nominato direttore generale in sostituzione di Claudio Cappon. Le sue prime nomine e la scelta di togliere i canali Rai Sat dalla piattaforma Sky hanno suscitato molte polemiche ... (continua su
http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Masi ).

mercoledì 5 maggio 2010

L'altra faccia dei comunisti - D'Alema umiliato in TV

La traumatica fine del Partito Comunista Italiano ed il conseguente patetico tentativo di fonderlo e confonderlo in quel progetto pseudo-politico chiamato Partito Democratico, sono eventi drammatici finalizzati a nascondere fatti e misfatti di chi si è fatto scudo, per anni, della fragilità intellettuale di tanti giovani e dei diritti dei lavoratori, strumentalizzando tutto a beneficio del proprio successo personale e del tornaconto economico.
Sarebbe ora di farla davvero finita e di levare ogni speranza ed ogni beffardo ed ingiurioso sorriso dalle labbra di costoro. VADANO A CASA!!!



lunedì 12 aprile 2010

La libertà di essere "idioti"


Per consolidare ed alimentare ulteriormente il clima di odio e di follia, già lungamente favorito nel recente passato dalla peggiore stampa di sinistra, quando ancora è aperta la ferita per la cocente sconfitta elettorale, il quotidiano "l'Unita" ha pubblicato questa insensata ed agghiacciante vignetta di Staino.

E' insensata, appunto, nella misura in cui offende la scelta politica di milioni di cittadini italiani, augurando una terribile morte ai membri del nostro governo, che pur sono stati liberamente scelti dal popolo.

E' agghiacciante, perchè offende il sentimento di pietà e di solidarietà che tutti gli italiani (si spera anche i pochi sostenitori di questa sinistra scellerata e perdente) provano per la immane tragedia che ha colpito la leadership politica polacca, i familiari delle vittime e l'intera popolazione di quel paese.

Fui fermamente in disaccordo con la ormai famosa esternazione del presidente Berlusconi nei confronti dei simpatizzanti della sinistra, quando li definì senza mezzi termini degli "idioti". Adesso a distanza di tempo, pur sempre senza generalizzare, comprendo meglio il senso e la portata, di quella che all'epoca mi sembrò solo una infelice trovata elettorale.

Una grande vergogna ed il desiderio di chiedere scusa ai lettori, agli italiani e, prima ancora, a tutti i polacchi, questo proverei se malauguratamente mi trovassi ,oggi, al posto del direttore dell'Unità, testata storica del panorama giornalistico italiano, oggi ridotta al rango di giornaletto politico, scritto dai comunisti per i comunisti.

Minima Moralia :-(

domenica 4 aprile 2010

mercoledì 31 marzo 2010

Campania libera - Bassolino processato


Nemmeno è cominciata la gigantesca opera di recupero della Regione Campania dallo stato di profondo degrado culturale, umano ed economico, nel quale è stata condotta ed abbandonata dalla politica fallimentare del centro-sinistra e già riceviamo notizia di un rinvio a giudizio dell'ex governatore Bassolino.

Personalmente, sono certo che nei prossimi mesi ne vedremo delle belle, anzi delle brutte, insomma dipende dai punti di vista.

Gli eventuali reati commessi in Italia si prescrivono dopo numerosi anni, quindi c'è tutto il tempo di analizzare e di capire i mille volti di questa incredibile situazione di illegalità diffusa che regna in Campania, svelandone ove possibile anche i colpevoli, almeno perchè sia di monito alle generazioni future che delinquere non paga e sempre che a qualcuno importi di impegnarsi in tutto questo.

E dunque, l'indimenticabile Bassolino dovrà stavolta impiegare un pò dei soldini accumulati in questi tristissimi (per noi) anni del suo mandato, per pagarsi un buon avvocato, poichè è proprio di ieri la notizia che il gup del tribunale di Napoli lo ha rinviato a giudizio per le consulenze "d'oro" concesse durante il periodo in cui era commissario straordinario di governo per l'emergenza rifiuti.

L'accusa e' di peculato. I fatti si riferiscono a consulenze attribuite dall'ex sub commissario Giulio Facchi ad un ragioniere neppure abilitato alla professione, o ancora all'avvocato Enrico Soprano.
Il rinvio a giudizio era stato chiesto dal pm Giancarlo Novelli, titolare della inchiesta.

Che dire, auguriamo a Bassolino la migliore fortuna, il più lontano possibile da noi cittadini della regione Campania possibilmente, ha già fatto tanto, troppo per noi.
E si porti in vacanza pure Iervolino, sarà difficile dimenticarli!

Buona giornata, andiamo a lavorare, adesso possiamo e dobbiamo farlo per il bene di tutti. Sempre vostro .... Minima Moralia :-)

lunedì 29 marzo 2010

La Campania è libera!

Il blog Nostrasantangelo
gioisce insieme a tutti i cittadini onesti
per il nuovo corso politico e le rinate speranze di una



CAMPANIA FINALMENTE LIBERA !!!

sabato 27 marzo 2010

Nuovi orizzonti politici

A campagna elettorale ormai chiusa, tante promesse saranno state fatte, a tutti, come ogni volta.
Sicuramente questo paese sarà presto irriconoscibile: tali e tanti saranno gli interventi che i politici eletti sosterrano in nostro favore che faticheremo a renderci conto se ci troviamo ancora a S.Angelo o in un piccolo e ridente centro del varesotto, o magari, in un sobborgo immerso nel verde della ridente campagna toscana o umbra.

Intanto, per evitarci traumi troppo bruschi con il recente passato, animati da una sensibilità d'animo senza pari, il paese stanotte lo hanno ridotto così.



Saluti da una Sant'Angelo indecorosamente sommersa dai rifiuti elettorali e dal degrado umano. Minima Moralia :-(

venerdì 26 marzo 2010

Bersani, mi consenta, lei ha una bella faccia tosta!

"Bersani all'alba ai cancelli della Fiat". Così a titoloni su tutti i giornali.
In verità, davvero ci vuole coraggio a presentarsi, in questo momento di grande incertezza e difficoltà, davanti a tanti lavoratori.
Ci vuole coraggio o, almeno, una bella faccia tosta.
In particolare, chissà che avrebbe risposto Bersani alla domanda "ma lei Bersani cosa ha mai fatto per noi lavoratori e perchè si arroga il diritto di parlare a nome nostro?" o più semplicemente "ma lei Bersani come pensa di poter interpretare i bisogni ed i problemi di noi lavoratori senza mai aver lavorato un sol giorno nella sua vita?" (stessa domanda rivolgerei ai tanti politici di mestiere che oggi vengono a rammentarci di una crisi che nemmeno conoscono).
Io a Bersani invece direi: lei, illustre onorevole, ha solo perso i capelli, a noi, purtroppo, ha saputo far perdere la speranza, e che Bindi le illumini il viale del definitivo tramonto!
il compagno Simòn

Mi ha scritto Rosy Bindi!

Udite udite! Ho trovato stamattina nella mia email un messaggio di Rosy Bindi. Proprio così, Rosy Bindi mi ha mandato una mail per indurmi a riflettere sulla problematicità del presente (lo dice lei a me!) sul futuro del paese (chissà perchè se ne preoccupa tanto e solo ora) e, ovviamente ed immancabilmente, sui danni che, a suo dire, avrebbe prodotto il solito Berlusconi, autentico caprone espiatorio, nel giudizio unanime di tutti i leaders politici del passato e del loro vastissimo seguito di cortigiani e giullari, più o meno malandrini, o aspiranti tali.
Ma il tenore del messaggio qual'è vi chiederete? Ve lo riporto pari pari: "Rosy Bindi: c'è bisogno di cambiare. Il 28 e 29 marzo scegli e fai scegliere il Partito Democratico".
Una riflessione, dunque, si è posta come necessaria anche per me, che stavo vivendo apaticamente questa campagna elettorale, dibattuto come già dissi tra "la testa ed il cuore". La "testa" mi diceva di votare per De Luca (solo voto al candidato Presidente, ovvio), autentico guerriero e forse uomo giusto per questa Campania devastata e corrotta, il "cuore" mi suggeriva di votare per Lucido, politico locale, amico e stimabile professore.
Adesso, però, questa Rosy Bindi, si è presentata con tutta l'irruenza del suo messaggio a sconvolgere i miei piani e, con essi, la mia vita.

Senza mezzi termini, possiamo ritenere che se Rosy Bindi chiedesse ad un interlocutore distratto di scegliere il cambiamento, il rischio è che, senza nemmeno rendersi conto, costui apra il balcone e butti di sotto, come a Capodanno, prima di tutto la stessa Bindi; trovandosi poi con la finestra aperta, ed ormai in odor di reato, temendo anche per il futuro dei suoi figli, è verosimile che lo sventurato faccia seguire nel pericoloso salto anche D'Alema, Bersani, Prodi, Franceschini, Veltroni, Fioroni, nonchè la famigerata schiera degli "ino" (dal nome solo apparentemente rassicurante, ma assolutamente in grado di far danni), tra i quali Fassino, Bassolino, Iervolino, Cozzolino e, adesso, anche Bonino.
Mi son chiesto allora (e la stessa analisi propongo a chi mi legge): ma non è che questa "botta di vita" suggeritami dalla pimpante Rosy Bindi e questo cambiamento epocale, possa recare più danno che beneficio al nostro paese?
Va bene il cambiamento, ma sono troppo "giovani e ingenui" sti figlioli del PD, allora forse è meglio sostenere l'esperienza del "vecchio" Caldoro, che almeno è garanzia di maturità e di saggezza e, quindi, pur disattendendo le raccomandazioni della Bindi (amica di lungo corso e compagna di partito dell'altro "giovincello" Ciriaco De Mita), ho deciso di sostenere quel matusalemme di Caldoro, magari attraverso la scelta del "cuore", che poc'anzi vi ho illustrato.
Che altro posso dire, forse solo un grazie alla cara e simpatica Rosy, per l'aiuto che mi ha dato nel difficile c ompito di decidere per chi votare.
Un abbraccio a tutti dalla "verde" (a parte qualche sacchetto di spazzatura ancora in giro ad opera dei soliti deficienti idioti) Irpinia... dal sempre vostro Minima Moralia :-)

sabato 6 marzo 2010

Il Presidente Napolitano risponde ai cittadini

Signor Presidente della Repubblica,
le chiedo di non firmare il decreto interpretativo proposto dal governo in quanto in un paese democratico le regole non possono essere cambiate in corso d'opera e a piacimento del governo, ma devono essere rispettate da tutte le componenti politiche e sociali per la loro importanza per la democrazia e la vita sociale dei cittadini italiani.
Confidando nella sua serenità e capacità di giudizio per il bene del Paese e nel suo alto rispetto per la nostra Costituzione.
Cordiali saluti
Alessandro Magni

Signor Presidente Napolitano,
sono a chiederle di fare tutto quello che lei può per lasciarci la possibilità di votare in Lombardia chi riteniamo che ci possa rappresentare. Se così non fosse, sarebbe un grave attentato al diritto di voto.
In fede
M. Cristina Varenna

Egregio signor Magni, gentile signora Varenna,
ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto.
Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall'ufficio competente costituito presso la corte d'appello di Milano. Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico.
Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell'opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere - neppure in Lombardia - "per abbandono dell'avversario" o "a tavolino". E si era anche da più parti parlato della necessità di una "soluzione politica": senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso. Una soluzione che fosse cioè "frutto di un accordo", concordata tra maggioranza e opposizioni?
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all'autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall'altra parte.
Ma in ogni caso - questo è il punto che mi preme sottolineare - la "soluzione politica", ovvero l'intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti - dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano - che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.
Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell'interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione - comunque inevitabilmente legislativa - potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.
La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l'acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E' bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri.
Cordialmente
Giorgio Napolitano

giovedì 4 marzo 2010

Elezioni 2010 ... quella passione che non c'è

Per la verità, questa campagna elettorale mi appassiona pochissimo. Non vedo una prospettiva politica concreta, né in Campania, né a livello nazionale.
Berlusconi, al quale va indubbiamente il merito di aver scardinato i pilastri della peggiore politica italiana, è ormai allo stremo, assediato da una stampa faziosa e ridicola e da ideologie che ormai affascinano solo qualche intellettuale fallito e qualche giovincello, esuberante ma un pò fessacchiotto e, probabilmente, un pò sfaticato.
Il PD, dal canto suo, non riesce a liberarsi dai ricatti dei vecchi marpioni che dominano al suo interno e dalle clientele e non sa vedere oltre la fine del berlusconismo, vero elemento unificante di un modo di fare politica, completamente privo di idee e di stimoli, oltre che di passione sincera.

Le persone che in molti vorremmo vedere in politica, ovviamente, se ne tengono lontane, lasciando campo libero ai più delinquenti o, nella migliore delle ipotesi ai più incapaci.
D'altra parte, salvo una vocazione missionaria abbastanza infrequente nel mondo contemporaneo, mi sorprenderebbe che menti davvero illuminate ed in grado di operare per il bene del paese, come un onesto operaio, un valente scienziato, un professore appassionato del suo lavoro, un affermato medico o un bravo avvocato, tolgano spazio alla propria attività, allo studio, alla ricerca e, quindi, alla qualità del proprio lavoro, per dedicarsi a questa politica, che avendo smarrito ogni collegamento con il benessere dei cittadini e della nazione, si caratterizza come politicante, inefficace e ladrona.

In effetti, argomentando a contrariis, non è difficile ipotizzare che siano piuttosto le persone di dubbia capacità o assolutamente tonte ad essere affascinate dalla politica, ravvisando in essa l'unico strumento per una realizzazione ed un successo personale altrimenti abbastanza improbabili.
Ci sono eccezioni, certo, ma credo possano contarsi sulle dita di una mano.

Tale essendo, in questo momento, la mia percezione della politica (per usare un termine del dr. Imbriano, che nonostante tutti i contrasti del passato stimo moltissimo e che saluto calorosamente e con grande rispetto), non sarò certo io a sostenere appassionatamente le ragioni dell'una o dell'altra parte.
Caldoro è giovane e sembra sincero, ma non so quanta forza avrà di affermarsi sugli imbrogli e sui poteri, nemmeno tanto occulti, che hanno paralizzato e rovinato questa regione; De Luca ha la grinta del vecchio leone ma, se vince, non lo faranno governare, una inspiegabile ed inopinata accelerazione dei suoi processi, alla maniera del PD, o magari una bella massaggiatrice prepagata pure per lui, e se lo toglieranno dalle scatole, è troppo onesto e ci crede davvero in quello che fa, non può durare in mezzo a tanto schifo.

Per quanto riguarda i candidati locali, sono amico da sempre di Giordano di Guardia Lombardi, ammiro la caparbietà di D'Amelio di Lioni ed apprezzo l'erudizione di Lucido, unico candidato santangiolese, ma se avessi potuto scegliere, non avrei certamente candidato nessuno tra questi.
Auguro, dunque, buona fortuna a tutti, ma personalmente non so cosa farò, ho ancora tempo, devo prima scegliere tra la testa ed il cuore.

Intanto mi piace pensare che nessuno di costoro sarà ancora in politica, tranne ovviamente Ciriaco De Mita, quando la persona che amo di più al mondo dovrà costruirsi un lavoro e, con esso, una famiglia e un futuro; sto cercando di educarla agli stessi valori che i miei genitori mi hanno trasmesso, mettendo al primo posto l’importanza dell’impegno e dell’onestà e sperando che, quando lei sarà grande, queste doti siano nuovamente apprezzate e ricercate, come accadeva un tempo, tanti anni fa, da queste parti.

Il grillo parlante è stanco, ma sempre presente ed attento… Minima Moralia :-)

mercoledì 24 febbraio 2010

Quarant'anni di progresso italiano

1970:
Viaggi in aereo con Alitalia, ti danno da mangiare e ti invitano a bere quello che vuoi, il tutto servito da bellissime hostess: il tuo sedile è talmente largo che ci può stare in due.
2010:
Entri in aereo continuando ad impigliarti con la cintura, che ti hanno fatto togliere in dogana per passare il controllo. Ti siedi sul tuo sedile e se respiri un po' forte dai una botta con il gomito allo schienale del vicino. Se hai sete lo stewart ti porta la lista e i prezzi sono stratosferici.
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1970:
Michele vuole andare nel bosco all'uscita da scuola. Mostra il suo coltellino a Giovanni, con il quale pensa di fabbricarsi una fionda. Il direttore scolastico vede il suo coltello e gli domanda dove l'ha comprato, per andarsene a comprare uno uguale.
2010:
La scuola chiude, si chiama la polizia, che porta Michele in commissariato. Il TG1 presenta il caso durante il telegiornale in diretta dalla porta della scuola.
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1970:
Fai il bullo in classe. Il professore ti molla una sberla. Quando arrivi a casa tuo padre te ne molla un altro paio.
2010:
Fai il bullo. Il professore ti domanda scusa. Tuo padre ti compra una moto e va a spaccare la faccia al prof.
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1970:
Franco e Marco litigano. Si mollano qualche pugno dopo la scuola. Gli altri seguono lo scontro. Marco vince. I due si stringono la mano e sono amici per tutta la vita.
2010:
La scuola chiude. Il TG1 denuncia la violenza scolastica. Il Corriere della Sera mette la notizia in prima pagina su 5 colonne.
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1970:
Enrico rompe il parabrezza di un'auto nel quartiere. Suo padre sfila la cintura e gli fa capire come va la vita. Enrico farà più attenzione la prossima volta, diventa grande normalmente, fa degli studi, va all'università e diventa una bravo professionista.
2010:
La polizia arresta il padre di Enrico per maltrattamenti sui minori. Enrico si unisce a una banda di delinquenti. Lo psicologo arriva a convincere sua sorella che il padre abusava di lei e lo fa mettere in prigione.
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1970:
Giovanni cade dopo una corsa a piedi. Si ferisce il ginocchio e piange. La professoressa lo raggiunge, lo prende in braccio per confortarlo. In due minuti Giovanni sta meglio e continua la corsa.
2010:
La prof è accusata di perversione sui minori e si ritrova disoccupata, si becca 3 anni di prigione con la condizionale. Giovanni va in terapia per 5 anni. I suoi genitori chiedono i danni e gli interessi alla scuola per negligenza nella sorveglianza e alla professoressa per trauma emotivo. Vincono tutti i processi. La prof disoccupata è interdetta e si suicida gettandosi da un palazzo. Più tardi Giovanni morirà per overdose in una casa occupata.
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1970:
Arriva il 25 ottobre. Non succede nulla.
2010:
E' il giorno del cambio dell'ora legale: le persone soffrono d'insonnia e di depressione.
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1970:
Dopo aver passato 15 giorni di vacanza con la famiglia, nella roulotte trainata da una Fiat 125, le vacanze terminano. Il giorno dopo si ritorna al lavoro freschi e riposati.
2010:
Dopo 2 settimane alle Seychelles, ottenute a buon mercato grazie ai "buoni vacanze", rientri stanco ed esasperato a causa di 4 ore di attesa all'aeroporto, seguite da 12 ore di volo. Al lavoro ti ci vuole una settimana per riprenderti dal fuso orario.
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sabato 20 febbraio 2010

Ineleggibili amministratori che falliscono

"Servono indicatori oggettivi, stringenti, praticabili"

Il ministro per il Welfare, Maurizio Sacconi, auspica l'introduzione nella pubblica amministrazione di "regole tali da configurare un cosiddetto fallimento politico" in modo da rendere ineleggibili gli "amministratori falliti". Così come succede, spiega Sacconi, "nell'assetto civilistico quando scattano determinati indicatori di bilancio, si procede con il commissariamento e si riportano i libri non in tribunale ma al popolo elettore, con ineleggibilità per gli amministratori falliti".

Secondo Sacconi, che ha parlato a margine del Convegno di Rete Italia 'Costruire il bene comune', queste norme "devono essere fatte sulla base di indicatori oggettivi, indiscutibili, come in parte sono già utilizzate negli enti locali. Ma le dobbiamo rendere molto più stringenti, praticabili e devono riguardare sia le Regioni, sia i Comuni".

In altre parole, bisogna porre una regola di responsabilità in un settore "pubblico" dove è evidente che più si spende e peggio si spende.

venerdì 19 febbraio 2010

Elezioni Regionali 2010. Accordo PDL /UDC in Campania: e alla fine ancora una volta vinse Ciriaco De Mita, anche su Cosentino

Pubblicato da irpinianelmondo il 18 febbraio 2010
Ciriaco De Mita si conferma leader indiscusso non solo ad Avellino e provincia, ma anche a livello Campano e Nazionale.
L’accordo sottoscritto per l’alleanza con il PdL a livello Campano è sicuramente frutto di uno suo preciso disegno politco/elettorale. Una strategia con un fine ben preciso.

De Mita ha fatto fare un passo indietro niente popò di meno che al potente Cosentino, spodestato nella sua Caserta e nella sua Provincia. Il grande Cosentino costretto addirittura alle dimissioni da Sottosegretario e da Coordinatore Regionale del PdL.
Non solo.
De Mita è riuscito ad ottenere (forse ad imporre) che la scelta per il candidato alla Presidenza della Provincia di Caserta fosse ad appannaggio dell’UDC.
Ancora.
Ha imposto anche che il candidato alla Presidenza della Provincia di Caserta fosse il parlamentare Zinzi e non un altro.
E non è un caso che sia stato scelto Zinzi e non un altro.
Cosentino sbraita , si dimena, si agita, ma deve ingoiare il rospo. Non può nulla contro il potere DeMitiano.

Ma perchè Zinzi e non un altro ?

Alle recenti elezioni politiche del 2008 l’UDC nella circoscrizione di Campania 2 ottenne due seggi. I primi eletti furono Casini e Cesa che optarono per altro collegio consentendo il subentro degli altri due candidati che seguivano nella lista, ovvero Francesco Pionati ed appunto Domenico Zinzi.

La candidatura e la quasi certa elezione di Zinzi a Presidente della Provincia di Caserta porrebbe una questione di doppia carica. Zinzi sarebbe contemporaneamente Deputato e Presidente di Provincia. La legge consente la compatibilità delle due cariche.
Chi non lo consentirebbe invece sarebbe ancora una volta l’UDC ed in particolare Ciriaco De Mita che chiederebbe, se non immediatamente nel giro di pochi mesi , massimo un anno, le dimissioni di Zinzi da Deputato perchè dovrebbe e potrebbe dedicarsi a tempo pieno all’ Amministrazione della Provincia di Caserta.

In verita’ le motivazioni sarebbero molto meno nobili e molto piu’ speculative. Le dimissioni di Zinzi darebbero concretezza, finalmente, al disegno di Ciriaco: Quello di realizzare finalmente cio’ che non gli riuscì (per pochi voti) alle elezioni politiche del 2008, ovvero mandare suo nipote, il delfino Giuseppe, alla Camera dei Deputati.

Infatti con le dimissioni di Zinzi il seggio alla Camera sarebbe ricoperto da chi segue nelle lista dell’UDC, appunto da Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco.

lunedì 15 febbraio 2010

A Sant' Angelo dei Lombardi dopo il terremoto

Non sapevo più della gente, ma certo m'era amico il paese: dalla strada provinciale, dopo la curva dove gli amanti trovano prati e oscurità e complici teneri occhi di stelle nel nitore del cielo, t'abbracciava la piazza: alberi case le scale del liceo l'arco dove una sera di pioggia Dante mi chiuse nell' abbraccio dell' impermeabile e insieme scoprivamo il corpo l'amore Pavese ogni senso riposto di noi; t'accoglieva l'antica farmacia nell'ampio decoro del vano, sapeva di dotti conversari di segrete sapienze di speziali, tra scaffali quattrocenteschi e barattoli di vetro: colonquintide polverata recitavano le etichette in lettere gotiche - il balcone della serenata, una notte di tanta luna che lavava il paese d'argento, nelle albe filettate di tiepide nebbie rosate, le stanze troppo ampie per i sogni e i pensieri notturni, con gli amorini sorridenti sul soffitto - i sontuosi tramonti - così struggenti le interminabili serate allegre di passi di risa di richiami sui basoli levigati, sui tavolini un pò umidi del bar - in un solo minuto si sono cancellati i luoghi della memoria, sprofondati i ricordi, sepolta ogni eco di giovanile felicità.
Non si può scavare, le macerie del cuore sono troppo pesanti.
R.L.
E' un bel ricordo e un omaggio, da parte di qualcuno/a vissuto in un periodo senz'altro diverso, in ogni senso. Valeva la pena condividere questo scritto con tutti i santangiolesi di buona volontà!
MRDG

giovedì 4 febbraio 2010

Elezioni Campania. De Luca combatte da solo

De Luca, efficientista e coraggioso, disposto ad essere processato e condannato da una contraddittoria e grossolana giustizia italiana, pur di evitare alla città che amministra, Salerno, il problema dell'inquinamento ambientale e dei rifiuti, dilagante nel resto della Regione amministrata dall'indimenticabile (ahinoi) Antonio Bassolino.

De Mita, teorico e calcolatore, spera ancora una volta di salvarsi dall'oblio nascondendosi sul carro del probabile vincitore.

Sono entrambi fuori posto e questo crea sconcerto.

De Luca sarebbe parte naturale del PDL ma non può starci perchè troppo pensante e troppo autonomo e quindi incompatibile con la leadership di Berlusconi; essendo troppo leale ed intelligente, inoltre, non riuscirebbe a tollerare la superficialità e l'idiozia dell'atteggiamento leghista.
Quindi resta nel PD, partitello per lo più formato da "politici politicanti" dove nessuno lo vuole pur avendolo candidato alle regionali nella speranza di evitare una tragica disfatta, insomma, avranno concluso, meglio De Luca che la fine.

De Mita dal canto suo, usa il partito di Casini per affermare una residuale ed ormai illusoria supremazia elettorale in una Irpinia stanca di essere strumentalizzata e martoriata da decenni di promesse non mantenute.
Anche lui è mal sopportato dalla coalizione di centro destra, che lo candida nella speranza ingenua di trionfare in regione proprio grazie al leader nuscano, salvo poi scoprire, in caso di improbabile vittoria, che non potrà governare, per le pretese ed il conto salato che De Mita e i demitiani presenteranno all'esecutivo, come già accade in Provincia.

Che dire, di fronte a tutto questo non si può non sostenere il coraggioso De Luca con tutte le forze, nella convinzione, fondata sui fatti, che una volta eletto saprà intraprendere un'azione politica efficiente e dinamica, analoga a quella perseguita altrove dal centro destra al governo, ma senza nemmeno costringerci a subire le demenzialità della Lega o le battute tragicamente comiche di Berlusconi.

Intanto, grazie davvero a Vincenzo De Luca, per averci offerto una speranza; i cittadini onesti d'Irpinia, compresi quelli moralmente contrari al Partito Democratico, sapranno apprezzare tanto coraggio e lo sosterrano con impegno e rispetto!

Minima Moralia & C. :-)

martedì 2 febbraio 2010

La razza padana è superiore, adesso ne ho le prove

"La Lega ha ufficializzato la candidatura a Brescia, per le regionali in Lombardia, di Renzo Bossi, figlio di Umberto", questa notizia ha suscitato in me un certo sgomento lo ammetto.

Cosa mai avrà indotto i vertici leghisti a candidare questo ragazzino dall'aria visibilmente intelligente e dai trascorsi culturali ben noti, preferendolo ad intellettuali e professionisti ugualmente giovani ma decisamente più rampanti?
Non certo il fatto che è figlio del raffinatissimo Umberto Bossi può essere la ragione della scelta, perchè se così fosse, dovremmo ammettere senza timore di smentita che la Lega è un partito che si ispira ai più tradizionali valori di "Roma Ladrona".
La risposta ai miei dubbi in fondo era chiara e se ho faticato un pò per trovarla è perchè sono ostacolato nel ragionamento dalle insormontabili limitazioni poste dalle mie origini meridionali e dalla conseguente distanza, culturale e genetica, da quella dimensione illuminata che ispira pensieri ed azioni della classe politica leghista.
Ma di che si tratta vi chiederete voi altri meridionali svantaggiati? Semplicemente della innegabile e palese superiorità della razza padana, della quale ho finalmente anche prove visibili.

Tutto questo sa un pò di retorica da centro-sinistra lo ammetto e chiedo scusa, ma anche io devo cercare una ragione per accettare che ciò accada nel paese dove sono nato e al quale un tempo mi vantavo di appartenere.

Vado a procurarmi da lavorare..... scusate lo sfogo... Minima Moralia :-(

domenica 31 gennaio 2010

De Luca e il sogno di una Campania migliore


Se facesse in Campania la metà di quello che ha fatto per la sua amata Salerno, città oggi splendida e disciplinata, il corso della storia di questa regione sarebbe finalmente modificato.

Tutti i disonesti e le clientele gli sono contro perchè sanno che farà piazza pulita,

Si accinge a combattere da solo contro gli avversari e contro gli apparati dominanti del suo stesso partito, ha bisogno del sostegno della gente, del nostro sostegno.

E' contro De Mita e contro Bassolino, lotta per quello che ritiene giusto e non fa sconti di pena, mai e a nessuno. E' davvero la persona giusta, al momento giusto, nel posto giusto. Avremo modo di dimostrarlo a tutti nei giorni che verranno.

Grazie Vincenzo De Luca per aver accettato la sfida!

lunedì 25 gennaio 2010

Vendola vince e il PD va allo sbaraglio.

Certo meglio sarebbe stato rinchiudere tutti gli oppositori delle scelte di partito in un lager di sovietica memoria. Anche internarli in un "manicomio politico", non era male. Tutto andava fatto pur di mantenere unito ciò che unito non è evitando di destabilizzare l'immagine del leader con i baffetti, purtroppo Vendola non ha voluto farsi da parte e il guaio è accaduto, senza possibilità di fare marcia indietro.

Prima l'ipocrisia unificante della sinistra era costituita dai lavoratori e dalle fabbriche, oggi che i lavoratori si sono rivoltati contro il parassitismo sindacale e le strumentalizzazioni dei politicanti che usurpavano i sacri valori della falce e del martello è stato necessario trovare un altro "capro espiatorio" per giustificare la bocciatura popolare e chi meglio di Berlusconi, con tutto il marasma dei suoi vizietti e delle sue improbabili virtù?

L'efficienza della politica del "commenda", però, è purtroppo sotto gli occhi di tutti e solo gli irriducibili della peggiore sinistra italiana o, al più, qualche nostalgico sessantottino, ancora fanno finta di di non capire, di non vedere, quanta "politica politicante" vi sia attualmente nel PD.

Bersani, D'Alema, Veltroni, Bertinotti, Rutelli, Bassolino, Iervolino, tanto per citarne alcuni (e nemmeno i peggiori), costituiscono il volto di una politica che dell'inefficienza e della mera esaltazione di se stessa ha fatto un vero e proprio "modus operandi".

Brunetta se non fosse politico sarebbe professore universitario, Berlusconi sarebbe un grande imprenditore, che crea ricchezza per sè e lavoro per gli altri, i leader più rappresentativi del PD sono invece "politici di mestiere", una anomalia tutta italiana. Ma se lo avessero fatto almeno bene quel mestiere, potremmo accettarlo, invece si sono solo "ingrassati" di potere e di finti meriti, alle spalle di noi poveri fessi che credevamo nella bontà delle ideologie e nell'ideale unificante di una lotta a beneficio della giustizia sociale e del lavoro.

Con la maturità ho imparato a guardare ai risultati e questi risultati io vedo attualmente da una sola parte, il resto son solo chiacchiere ed ipocrisie. Vendola come Bassolino, Dio ci scampi!!!

Vi voglio in salute cari compagni, sì da poter meditare lungamente sulle sconfitte e sugli errori passati presenti e futuri.
Minima Moralia (grillo parlante)

venerdì 22 gennaio 2010

In Campania l'incognita Udc è ininfluente

Napoli, 22 gen (Velino/Velino Campania)

Con Mara Carfagna capolista a Napoli del Popolo delle libertà si conferma la linea berlusconiana di un impegno al massimo livello politico con il coinvolgimento del governo nella delicata partita regionale. Impegno anticipato dalle candidature del ministro dell’Agricoltura Zaia nel Veneto e del suo collega alla Funzione ubblica Brunetta candidato sindaco a Venezia. Con la Carfagna a Napoli a sostegno di Stefano Caldoro candidato Governatore le regionali campane assumono una forte valenza politica nazionale.
Il centrodestra punta a migliorare le ottime performance già raggiunte con la segreteria Cosentino che ha al suo attivo il radicamento territoriale del Pdl e gli ottimi risultati, nell’ordine, delle politiche, delle provinciali e delle europee. Un ruolo fondamentale giocherà la coalizione di centrodestra che parte con un importante vantaggio di immagine e, stando ai sondaggi, un rassicurante margine elettorale. Resta, almeno ancora in queste ore, l’incognita Udc.
Ma se il partito di Casini e De Mita dovesse scegliere in Campania, com’è probabile, il forno di centrodestra, si tratterebbe di una alleanza meramente elettorale. Casini è all’opposizione di Berlusconi, ha un sostanziale accordo con Bersani e D’Alema e dialoga con pezzi del centro destra. Vuole scardinare il bipolarismo e per questo cerca interlocutori dentro il Pdl. Il Cavaliere lo avverte come una insidia e sa che non sarà mai più suo alleato. Lo stesso dicasi per la nuova versione filo Pd dell’Mpa. In Sicilia il governatore Lombardo, sfiduciato da due terzi del Pdl, è tenuto in vita dal partito di Bersani. Il Cavaliere sa che non vi potrà più fare affidamento. Il confine centrista della coalizione di centrodestra è difeso ormai solo dai Popolari-Udeur di Mastella.
E questo cambia radicalmente gli assetti politici rispetto alle coalizioni che si fronteggiarono alle provinciali dell’anno scorso. Di ciò si poteva avvantaggiare il Pd diventando il perno di nuove aggregazioni. Ma la debolezza politica del partito di Bersani e la rissosa inconcludenza della coalizione di centrosinistra hanno azzerato questa possibilità.

Oggi il quadro a sinistra è a dir poco sconfortante: il lungo viale del tramonto bassoliniano non lascia intravedere vie di uscita. Il Pd si è cacciato in una trappola mortale ed è paralizzato dalle sue stesse incongruenze. Doveva scegliere Vincenzo De Luca, unico candidato in grado di competere ma i veti interni (Bassolino) ed esterni (Di Pietro e Sinistra, ecc) glielo hanno impedito. Quindi si è consegnato a De Mita che non aveva alcuna ragione per soccorrerlo e scarsissime possibilità di farlo. Infine a tempo ormai scaduto ha chiesto aiuto ai Rettori ed società civile. La quale, a differenza di ciò che si immagina, sa fare bene i suoi conti ed ovviamente ha rifiutato. A tirarla fuori dalla crisi nel Lazio ci ha pensato la Bonino. Magari ci fosse una Emma Bonino anche in Campania. Potrebbe essere quella la soluzione.

di Giulio Di Donato (da http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1044985)