Il terremoto avrebbe dovuto insegnare ad avvicinarsi di più, perchè tutti hanno vissuto lo stesso dolore (R.Venezia)
Non si può scavare, le macerie del cuore sono troppo pesanti (R.
G.)

domenica 29 marzo 2009

Comunisti riuniti

Prc e Pdci di nuovo insieme

Ida Rotano, 28 marzo 2009

Prc e Pdci di nuovo insieme Il divorzio durato dieci anni, non è passato invano. Così Ferrero e Diliberto hanno dovuto condividere il simbolo del comunismo con due movimenti-bebè, frutto della centrifuga politica delle ultime elezioni: Socialismo 2000, che può contare sull'apporto di Cesare Salvi e Massimo Villone, e Consumatori Riuniti, sostenuto da Bruno De Vita, patron di Teleambiente. Non ci sarà Sinistra Critica



A quasi 10 anni dalla scissione che costò a Prodi la poltrona di palazzo Chigi, Prc e Pdci ritentano la convivenza. Il banco di prova del nuovo connubio saranno le elezioni europee, una tornata difficile da quando il Parlamento ha introdotto, a stragrande maggioranza, la soglia di sbarramento al 4%.
Il simbolo, presentato oggi in una conferenza stampa, è quasi identico da quello voluto dal primo leader del Prc, Sergio Garavini, nel '91. Fausto Bertinotti gli succederà solo nel gennaio del '94. Si tratta di una falce e martello gialli sovrastati da una stella. Il rosso domina invece la circonferenza esterna del logo che richiama inequivocabilmente l'esperienza del Pci. E così, infatti, si vuole che sia.

"Diamo vita ad una lista anticapitalista - si legge nel documento di presentazione -, che unisce una proposta politica per l'Europa. Lo facciamo insieme ad esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del mondo femminista, ambientalista e pacifista. La lista lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economica, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà.

"Dopo tanti anni trascorsi insieme sotto la falce e martello ora - ha detto Diliberto stringendo la mano a Ferrero - c'è un ricongiungimento familiare sotto le stesso simbolo". "Anche perché il rinnovamento non ha nulla a che vedere con l'abiura".

"Questa lista, che lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economia, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà, rappresenterà un importante raggruppamento anticapitalista, comunista, socialista di sinistra, ambientalista in Italia e in Europa, e si ritrova intorno ai valori e ai simboli storici del movimento operaio italiano. Il nostro -ha sottolineato Ferrero- non è un cartello elettorale ma una proposta politica precisa: riteniamo che si possa uscire dalla crisi, in Italia e in Europa, promuovendo più libertà e più eguaglianza, contro le politiche di un governo di destra che invece punta al totale e sfrenato liberismo e deregulation in economia ma che promuove politiche anti-liberali e totalitarie nel campo dei diritti civili".

Tanti anni di divorzio non sono passati invano. Così i due testimonial dell'anticapitalismo hanno dovuto condividere il simbolo del comunismo con due movimenti-bebè, frutto della centrifuga politica delle ultime elezioni: Socialismo 2000, che può contare sull'apporto di Cesare Salvi e Massimo Villone, e Consumatori Riuniti, sostenuto da Bruno De Vita, patron di Teleambiente, un passato Democrazia Proletaria e poi una "vicinanza" con Rifondazione e con i temi ambientali.

Le quattro forze politiche che hanno dato vita a questa lista hanno deciso di riunirsi in un coordinamento che proseguirà anche dopo le elezioni. Per le candidature si fanno i nomi dell'astrofisica Margherita Hack, di Vittorio Agnoletto, dei segretari Ferrero e Diliberto, oltre a quella di Cesare Salvi. Le decisioni verranno prese nei prossimi giorni dal neonato coordinamento, ma se non troveranno un tetto a Strasburgo le prove di convivenza politica si faranno più dure.

Sinistra critica si smarca. Salvatore Cannavò, leader di un altro spezzone, Sinistra Critica, non ha voluto condividere la scommessa, perché ha ritenuto Ferrero e Diliberto troppo legati "ad una simbologia del passato che andava attualizzata con la crisi globale e il conflitto sociale che ne deriva". "Troppa continuità con il passato a partire dagli ex ministri", è l'accusa lanciata da Salvatore Cannavò: "Avevamo proposto una lista anticapitalista della sinistra di classe che presentasse alcuni elementi di discontinuità con il recente passato - ricorda - fatto di errori e sconfitte, della sinistra. Una lista che avesse una simbologia rinnovata, seppur riconoscibile, con candidature espressione del conflitto sociale e dei movimenti, con un codice etico per i candidati e le candidate, con una visibile alternatività al Pd e al centrosinistra italiano a partire dalla rimessa in discussione della politica di alleanze locali. Questo purtroppo non è stato. La lista si colloca invece in continuità non solo con la storia di Pdci e Prc, ma addirittura con lo stesso Pci, scomparso venti anni fa. E la continuità è esplicitata anche rispetto al centrosinistra e ai suoi governi con una lista che ha come testimonial di riferimento gli ex ministri dei governi Prodi e D'Alema. Non è questa la strada che Sinistra Critica ritiene utile per rilanciare, al tempo della crisi globale del capitalismo, una sinistra coerentemente anticapitalista, radicata nel conflitto sociale e nei movimenti, indisponibile ai governi con il Pd e il centrosinistra, aperta alle istanze e ai desideri delle nuove generazioni". Domani, domenica 29 marzo - annuncia Cannavò - si terrà il Coordinamento nazionale di Sc per decidere le modalità di partecipazione alle prossime elezioni europee. Già decisa, invece, la presentazione di liste alle amministrative, ovunque sia possibile, chiaramente alternative, al primo e al secondo turno, al Pd e alle sue coalizioni".

I dubbi degli ex di Salvi. Luciano Pettinari, già esponente di Sinistra democratica a lungo nell'area di Cesare Salvi ha optato per l'altra lista della sinistra: quella di Sinistra e Libertà, anch'essa alla ricerca di un riscatto nel Parlamento europeo. E non è tenero con "i rivali", visto che le divisioni permanenti rischiano di allontanare entrambi dalla ambita soglia del 4%.
"Va bene - dice Pettinari - l'incontro Prc-Pdci, sfugge però il significato della presenza di Cesare Salvi in quella lista: fino a qualche settimana fa l'argomento principale di Salvi era riferito alla necessità di avere un riferimento certo nel socialismo europeo. Non credo proprio che questo sia l'orientamento di Ferrero e Diliberto. Inoltre l'adesione alla lista Prc-Pdci è stata portata da Salvi a nome di un'associazione, Socialismo 2000, inattiva da anni. Anche alla sua nascita, appunto nel 2000, si caratterizzò - conclude Pettinari - per rivalutare in chiave moderna i valori del socialismo".

Le polemiche domestiche e le cordate sotto lo stesso simbolo potrebbero però far svanire nell'oblio tutta la sinistra se il 7 giugno non arriverà il colpo di coda, tanto atteso dai protagonisti di questa iniziativa, anche sull'onda della pesante crisi globale.

da www.aprileonline.info

venerdì 27 marzo 2009

Bassolino l'erbivoro

La fissità erbivora che Antonio Bassolino esibisce mentre tutti gli interlocutori lo sommergono di accuse che lui ascolta senza muovere né muscoli, né occhi, andrebbe segnalata agli etologi.
I rendiconti più drammatici gli passano sul viso come acqua sui vetri. Nei quindici anni del suo regno, la Campania e Napoli sono diventati un miserabile inferno e uno scandalo perpetuo.
Complice la gran parte dei cittadini che disconosce l’interesse collettivo, in sintonia con la propria classe dirigente. Nella comune rassegnazione (e omertà dei molti) in questi anni è accaduto il peggio. La violenza dilagata come un virus.
La camorra che comanda sulla vita e sulla morte. Il narcotraffico che avvelena. Il racket che governa il lavoro e l’economia. La prostituzione diventata schiavitù.
E poi l’illegalità come norma. Gli scandali dell’edilizia e della politica. Del denaro pubblico dissipato. Del disastro edilizio. Del dissesto ambientale. Delle periferie abbandonate. Che hanno trasformato questo territorio un tempo bello, in paesi miserabili, periferie invivibili, con strade devastate dal traffico, dai centri commerciali orrendi, dalle discariche a cielo aperto, dal traffico perpetuo, dal disordine universale.
E infine sommerso dalla spazzatura, tracimata come un’onda di fango e di detriti umani, raccontata con incredulità da tutti i giornali del mondo, da tutte le televisioni del mondo. Suscitando ribrezzo, scandalo, rabbia. In tutti. Meno che nel nostro imperturbabile Bassolino che sempre ascolta in silenzio, con gli occhi fissi all’interlocutore.
L’altro giorno il Cavaliere lo ha umiliato in pubblico, convocandolo all’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra (di cui si vantava) ma poi dandogli una sedia in platea. Era una gogna. Ma Bassolino, quella stessa sera in tv, si affannava a decantare “i successi del premier”. A applaudirlo. A inchinarsi al suo cospetto. E solo raddoppiando la propria pubblica umiliazione, sembrava contento.

Santoro: per non calarsi le braghe si arrampica sugli specchi!

giovedì 26 marzo 2009

Le battaglie di Bassolino / No Comment !!!


Ho fatto tante battaglie perché si facesse"

Rifiuti, Bassolino: "Domani sarò ad Acerra per apertura inceneritore"''Come regione abbiamo stanziato 75 milioni di euro per quello di Salerno. Bisogna andare avanti con determinazione".

25 marzo, ore 20:46Napoli, 25 mar. - (Adnkronos)

''Passa tutto attraverso un giusto circuito fatto di discariche tecnicamente ben attrezzate, di raccolta differenziata sempre piu' in crescita e di termovalorizzatori. Ci sono piu' di 200 comuni che fanno la raccolta differenziata.

Finalmente anche nelle citta' e' in crescita. Ci vuole l'insieme di questi elementi per un corretto smaltimento dei rifiuti. Io domani ci saro'. Domani si apre Acerra. Ho fatto tante battaglie perche' si facesse l'inceneritore''.

Lo ha detto il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, in un'intervista a 'Ecoradio'. ''Come regione abbiamo stanziato 75 milioni di euro per quello di Salerno - conclude - Bisogna andare avanti con determinazione".


mercoledì 25 marzo 2009

I "progettifici scolastici"

Tra le varie possibili analisi del tema affrontato, ci piace riportare quella del caro Lucio Garofalo, che abbiamo estrapolato da un suo scritto, pubblicato sul sito della "Gilda degli Insegnanti".
La parte che mettiamo in evidenza è quella relativa al fenomeno P.O.N. che al momento ci occupa, ma per la competenza e la completezza dell'analisi, vi esortiamo a leggere l'intero articolo, cliccando sul seguente link:
.... " Progettifici scolastici Un altro problema molto serio, avvertito (non solo) dal corpo docente, è senza dubbio quello delle cosiddette “attività aggiuntive” a carattere non obbligatorio, vale a dire gli impegni e le iniziative progettuali di tipo extra-curricolare. Mi riferisco in particolare ai progetti P.O.N. e P.O.R. finanziati con fondi europei, nazionali e regionali.
Nel campo della didattica e dell’istruzione scolastica i criteri di quantità e qualità sono in genere difficilmente compatibili tra loro, nel senso che l’una può escludere l’altra.
In tal modo le singole istituzioni scolastiche rischiano di diventare veri e propri “progettifici scolastici”. Con inevitabili ripercussioni negative sulla qualità e sul successo della formazione e dell’educazione delle giovani generazioni.
Personalmente, non sono contro i "progettifici" per rivendicazioni ideologiche totalmente astratte, ma per ragioni concrete legate alla mia esperienza diretta.
Nulla mi impedirebbe di essere favorevole ai progetti di qualità, purché siano attuati sul serio, ma nel contempo sono cosciente che i casi virtuosi sono eccezioni molto rare. Invece, i "progettifici scolastici" si caratterizzano negativamente per vari motivi, anzitutto per una scarsa intelligenza creativa e un’insufficiente trasparenza non solo formale o procedurale, per un livello di inefficacia e inadeguatezza degli interventi, per un’esigua e debole rispondenza alle reali esigenze psicologiche, formative, culturali e sociali degli studenti, mentre obbediscono solo a una logica affaristica e aziendalistica.
Per non parlare dei continui strappi alle regole, delle reiterate violazioni di norme e diritti sanciti dalla legge, delle frequenti scorrettezze commesse all'interno delle singole scuole, derivanti da invidie, gelosie e rivalità individualistiche, ovvero altre meschinità e grettezze di origine piccolo-borghese" ....
di Lucio Garofalo

martedì 24 marzo 2009

I Pon, soliti sprechi e vere opportunità

(Ottopagine 24 marzo 2009)
Dovrebbero mettere in pari i nostri studenti, ma non sempre
L’Unione europea e la scuola da anni hanno stretto un patto: per colmare il divario di apprendimento fra le diverse realtà didattiche dei vari paesi, vengono messi a disposizione dei fondi. Un po’ come si fa per le infrastrutture o per l’ammodernamento delle imprese, l’Ue interviene nelle sacche di maggiore disagio con i Pon, acronimo che sta per Programma Operativo Nazionale.
Questo programma, già sperimentato in altre due precedenti fasi (1994-1999 e poi 2000-2006) consente alle scuole delle Regioni meridionali, con una attenta programmazione, di ottenere i Fondi Europei. Con i Fondi FESR si implementano le dotazioni scientifico- tecnologiche: gli istituti progettano l’ammodernamento, l’ampliamento o la realizzazione stessa di laboratori e la dotazione di strumentazione, ovviamente adeguata al proprio programma didattico.
Con i Fondi FSE, invece, si dovrebbe corrispondere agli obiettivi di Lisbona, ovvero promuovere il successo scolastico e l’inclusione sociale, migliorare le conoscenze e le competenze dei giovani e dei docenti. I fondi FESR per le dotazioni tecnologiche non portano problemi, sono utilissimi. Per i fondi FSE si può programmare di tutto: approfondimenti di Italiano e Matematica, che ben vengano, viste le basse competenze dei giovani nelle rilevazioni internazionali; corsi per docenti perché impostino meglio l’attività didattica; corsi di Inglese per le Certificazioni; corsi per l’uso dei Computer, attività per promuovere il successo scolastico e così via.
Tutto filerebbe liscio se, proprio in conseguenza della solita gestione sarchiaponica di ogni fondo che arriva dall’Europa, le “regole” imposte per l’attivazione dei programmi non si fossero, via via, fatte sempre più difficili e complicate.
In pratica, l’Ue ed il Ministero, per evitare sprechi, hanno immaginato un complicatissimo sistema di analisi preventiva dei costi e degli obiettivi. E non solo. Ogni istituto deve, costantemente, valutare la programmazione messa in campo e verificare se gli obiettivi si stano raggiungendo. Un lavoro pesante che spesso toglie agli insegnanti e ai dirigenti scolastici il tempo per dedicarsi a quello cui prioritariamente devono dedicarsi: l’insegnamento e la cura dell’ambiente di apprendimento.
Qui s’innesta il solito discorso del bicchiere mezzo pieno e di quello, al contrario, mezzo vuoto. La verità è che nessun istituto scolastico, dalle elementari alle media superiori, riesce più a farne a meno. Non solo si tratta di risorse ingenti, ma si tratta anche di opportunità importanti che, se ben gestite e programmate, effettivamente fanno compiere un salto di qualità a tutta l’attività didattica. E c’è un altro aspetto: i Pon sono risorse cui sempre più spesso attingono professori e cosiddetti “esperti” per incrementare i propri guadagni.
Le figure esterne, quelle che appunto afferiscono all’esperienza, non di rado sono sempre le stesse che, di anno in anno e di scuola in scuola, ruotano offrendo la propria professionalità curriculare. Quindi, pur di non perdere i fondi, si programma di tutto: approfondimenti in Italiano e Matematica, Latino nella scuola media (perché?), e poi attività di vario genere, non solo teatro o attività corali – benemerite - ma anche danza e yoga, e paccottiglia varia per cui gli studenti difficili socializzano il pomeriggio per venire sistematicamente bocciati al mattino.
Ma i fondi sono tanti, i piani delle scuole sono approvati quasi totalmente, anche quelli con paccottiglia. Tra bandi, ricerca degli esperti, riunioni e quanto richiesto dalla normativa, le attività per gli studenti non iniziano se non a febbraio inoltrato per concludersi entro maggio. Nel frattempo le scuole svolgono scrutini, si lavora sulle nuove indicazioni, sull’obbligo; nelle scuole superiori si sperimenta la procedura complessa dei debiti.
Ora, un corso di 50 ore, per esempio, che consenta la certificazione nelle lingue straniere, avviato in febbraio, con due ore alla settimana, uniche sopportabili per gli studenti, sfora i tempi e non consente che le certificazioni possano svolgersi in maggio, data prevista dai vari Enti Certificatori. Non c’è il tempo per una programmazione distesa, considerando i tempi ristretti del secondo quadrimestre, le vacanze pasquali, i viaggi di istruzione, le votazioni - sempre nelle scuole - la fase finale di chiusura dell’anno scolastico.
Molti professori commentano negativamente l’organizzazione e tra chi ne ha fatto per più anni esperienza diretta gli interrogativi sono quasi sempre gli stessi, rintracciabili in decine di siti a questi argomenti dedicati: «Dove si trovano esperti qualificati in uno stesso periodo? Dove sono gli albi? Un intrecciarsi di telefonate convulse tra i dirigenti scolastici: hai un buon formatore per l’italiano? Un buon animatore di gruppo? Telefonate alle Associazioni Professionali. Non si trovano i formatori per italiano, matematica, scienze e per le tante attività proposte. Rischi gravissimi.
I fondi europei rischiano di essere inefficaci, di perdere la loro ragion d’essere se l’attuazione è convulsa e l’obiettivo di non perdere i finanziamenti prevarica la reale capacità di incidere sulle questioni per cui sono stati previsti.
E’ difficile avere il coraggio di perdere i fondi perché sui Fondi Europei ci guadagnano tutti: i presidi, i segretari, i tutor, i bidelli. Come si fa a far passare la linea che non vi sono i tempi tecnici per attuarli seriamente e quindi i fondi si rinviano al mittente»? Forum, chat, articoli: sui Pon in questi anni si è sviluppata una letteratura corposa.
Tra favorevoli e contrari, alla fine un dato comune emerge: i tempi per l’autorizzazione alla spesa non sono adeguati e calibrati con i tempi della scuola e delle regole che la buona gestione dell’orario didattico normale impongono. La vecchia storia della programmazione che non si riesce a realizzare e se si pensa che i Pon sono prerogativa delle regioni italiane (Campania, Calabria, Puglia) più disagiate il resto viene da sè. Siamo sicuri che gli interventi straordinari consentano di migliorare le competenze e rispondere ai bisogni formativi che emergono durante le attività curricolari?
Siamo sicuri che i docenti, le segreterie, i presidi, persi dietro le procedure complesse della progettazione europea, non perdano di vista la relazione serena con gli studenti e il clima di lentezza produttiva e seria che è il meglio della scuola? Cambia veramente la scuola se puntiamo sulle attività pomeridiane? La rivoluzione vera della scuola non passa forse da una diversa articolazione del tempo scuola, dalla qualità degli spazi, da una organizzazione delle attività didattiche dei docenti funzionali davvero ai bisogni degli studenti?

I PON Scuola - Cosa sono, a che servono, come sono gestiti

Chi è in grado, anche attraverso dei commenti, di soddisfare questa mia curiosità? Su Internet si trova moltisimo ma non è chiaro come questi strumenti economici vengano concretamente gestiti nelle singole scuole e se i risultati che si propongono sono poi effettivamente raggiunti.
Grazie anticipatamente a chi vorrà fornire qualche spiegazione.

lunedì 23 marzo 2009

Eppure qualcosa si muove

L'aria di merda che si respira sul serio a Torino


E' un modo di dire "c'è un'aria di merda" che qui a Torino ha trovato la sua evidenza tangibile. Lo sappiamo, sono tempi tosti. C'è la crisi.
A leggere i giornali o a sentire la televisione sembra che, a dispetto del panorama depresso e nonostante tutto, nulla si muova.
Si, ci sono le manifestazioni della Ciggielle, quelle dei Cobas e dell'Onda. I poliziotti menano un po' di studenti che si prendono qualche epiteto da tal Brunetta. Addirittura guerriglieri e quelli, offesi, a rilasciare dichiarazioni del tipo "non siamo terroristi", "abbiamo anche dato gli esami, che cazzo dice", "la scuola affonda e noi siamo precari".
Insomma triccheeballacche senza spessore.
Echeccazzo, ti danno del guerrigliero e ti offendi? E' una medaglia di cui andare fiero, altro che stare lì a dire "si ma io penso a studiare".
Comunque non è di questo che volevo scrivere. Dicevo dell'aria di merda.
Ora capita che qui da noi in piazza Carignano, di fronte ad un palazzo magnifico e bello, c'è un ristorante vecchio di 250 anni. Si chiama "Il Cambio". Costa un botto, ci ha cenato Cavour ai tempi ma non è solo per quello che il conto che ti presentano, anche con l'euro, può avere qualche decimale.
Insomma roba da ricchi, media/alta borghesia, vecchie madame e giovani rampanti sempreabbronzatimodellolampados.

Accade che in quel luogo sereno, fatto di tavoli in quercia con sedie ricoperte di seta, candele accese e luce soffusa, arabeschi e tovaglie ricamate a mano, tendaggi in tinta con l'ambiente ed ambiente in tinta con i tendaggi. Insomma in questo luogo fico sei giovinotti/e si sono presentati ieri sera. Abito rigorosamente nero con passamontagna ricamato a mano a togliere al viso l'asprezza dei tratti.
Quattro secchi di merda a far loro compagnia.
Capirete che quando quelli hanno sparso la merda per la sala un tantino gli avventori si sono incazzati. E vai a capire che gridavano cose tipo "chiudete i CPT", "voi qui nel lusso e noi nella merda sempre, assaggiatene un po'".

E si che c'è la crisi, ma non è proprio vero che nulla si muova.
Certo, c'è chi storce la bocca come tale Chiamparino che dice che cose così fanno danni alla sinistra. C'è chi rilascia dichiarazioni surreali tipo "andate a spaccare le vetrine di lusso" come tale Barbara Scabin di mestiere chef.
E tutti a dare consigli ed a condannare.
Io intanto me la rido, quando passo lì davanti me la rido. Anzi, ho le lacrime agli occhi. Me li vedo con i loro secchi pieni di merda scampanellare e quelli, in livrea nera, ossequiosi che aprono la porta e chiedono "avete prenotato?"

http://pensareinprofondo.blogspot.com

Le primarie del PD a Napoli: presagio di una sconfitta!

In una atmosfera surreale, con le urne quasi deserte ed il morale dei presenti evidentemente sotto i tacchi, si sono svolte le primarie del PD per individuare il candidato del centrosinistra che correrà per la Presidenza della Provincia di Napoli.

Ha un sapore amaro, quasi da presagio di una sconfitta, dunque, la vittoria di Nicolais che ha prevalso nettamente sugli altri candidati.

In effetti, la generalizzata sfiducia nella classe politica del centrosinistra, che tanto male ha fatto alla Campania e la sensazione che, senza una svolta netta, le ragioni dei veri elettori di centrosinistra vadano smarrite nei vari tesoretti privati accumulati da certi squali della politica, ha fatto si che nemmeno la metà degli iscritti al partito partecipasse al voto per le primarie.

Certo, ascoltare Bassolino e Iervolino che, con il sorriso sulle labbra, proclamano la necessità di un rinnovamento nel PD e registrare anche a livello locale la presenza alle riunioni di partito dei soliti noti burocrati, che sperano ancora in un atto di pietà dell’elettorato, è cosa assai triste e sgradevole e non giova alla fiducia.

Un appello a tutti costoro: fatevi da parte, avete già fatto tanto male e vi siete arricchiti alle spalle della gente che vi ha sostenuti, adesso nel vostro stesso interesse fate un passo indietro finché siete in tempo e lasciate il sogno di un centrosinistra rinnovato e diverso agli elettori!

giovedì 19 marzo 2009

Lettera al ministro Brunetta : “quanti privilegi nella P.A., e quanti sacrifici ho patito nel privato. Grazie ministro”

Una lettera per molti aspetti emblematica, sicuramente condivisibile, almeno in parte, tratta dall'ottimo sito http://irpinianelmondo.wordpress.com/ .
Ve la propongo per suscitare una riflessione su temi importanti che toccano il mondo del lavoro e la società in generale.

Pubblicato da Irpinianelmondo Marzo 19, 2009

19.03.2009. Pubblichiamo l’ intervento sul nostro sito di una signora, adesso pensionata , che ha lavorato per 37 anni nel privato. La signora esprime forrte apprezzamento per il lavoro che sta svolgendo il Ministro Brunetta, tanto da fargli tornare la voglia di andare a votare. E’ una denuncia fredda e spietata , attaverso la propria esperienza personale e soprattutto di madre , di quanti siano stati , e forse lo sono tuttora, i privilegi nella Pubblica Amminsitrazione, e quanti siano invece i sacrifici che deve affrontare chi opera nel privato. Ecco il testo dell’intervento :
”Sono una cittadina qualsiasi, di una città qualsiasi. Ho lavorato duramente per 37 anni e quando intorno a me vedevo i dipendenti dell’amministrazione pubblica, che pur lavorando in un ufficio come il mio di un azienda privata, riuscivano a coincidere con sprezzante ironia, i loro problemi, la rabbia invadeva il mio corpo.
Io dipendente di aziende private, non potevo fare nulla senza un permesso scritto firmato e controfirmato, non potevo mettermi la malattia, perchè se avevo necessità per curare mio figlio, mi attaccavo anche alle ore retribuite che non potevo perdere per le visite mediche.
Ho dovuto, perchè senza soldi, rivolgermi a volontari della parrocchia che mi davano una mano ad accudire mio figlio. Gli asili comunali aprivano alle h. 8.30-9.00 ed io a quell’ora dovevo essere già in ufficio, pena lettere di richiamo per ritardi. Alla terza lettera di richiamo si era licenziati. Con unghie e con denti tenevo stretto il lavoro, mentre conoscevo più persone della pubblica amministrazione che mi prendevano in giro.
Loro potevano, nessuno li controllava, nessuno li licenziava. Una donna che lavorava presso un asilo comunale che conosco, è riuscita a raggiungere la pensione avendo lavoravo all’incirca 1 mese all’anno ed il resto era malattia. Quanta rabbia, quanto dolore nel dover crescere mio figlio, oggi adulto, senza che sua madre potesse esserle accanto, mentre i dipendenti dell’amministrazione pubblica potevano fare ciò che volevano, dalla spesa al pagamento delle bollette; all’assistenza medica, alle colonie. Quanto ho sofferto per non avere avuto questi privilegi, per poter crescere mio figlio in modo più sereno. Sigh, non facevo e non faccio parte della CASTA.
Pensi Egregio Ministro che da tempo per protestare il mio dissenso verso il Governo che mi ha abbandonata, non intendo più con il mio voto mantenere coloro, che con le mie tasse vivono da signori, da coloro che, nelle loro campagne pubblicitarie, fanno le classiche promesse da marinai, mentre io e quanti altri come me lottano per la sopravvivenza.
Sono entusiasta del Suo lavoro, doveva essere Lei a capo del caos dell’ allora amministrazione pubblica….forse mi sarebbero state alleviate delle sofferenze, forse il rapporto con mio figlio sarebbe migliore.
Vorrei che al Governo ci fosse più gente come Lei e chissà…forse tornerei a votare. Tanto le volevo far sapere.

mercoledì 18 marzo 2009

Il pensiero della buonanotte ...

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla (Gabriel García Márquez)

Rischi naturali e ambientali, le iniziative dell’Amra


di Giulia Stella
Fervono le iniziative del centro di monitoraggio antisismico (Amra – Cima) di Sant’Angelo dei Lombardi che, quotidianamente, scandaglia e monitora l’Alta Irpinia per controllare i rischi naturali ed ambientali.
Centinaia di sensori sono stati istallati su tutto il territorio alto irpino sia a monte che a valle, lungo i fiumi Ofanto e Sele e nel perimetro della Diga di Conza, che in tempo reale sorvegliano, dalla centrale operativa di Sant’Angelo dei Lombardi, gli eventuali e scongiurabili allarmi di tutti i movimenti del sottosuolo, dei pendii montani e degli argini.
Coevemente, a riprova della validità scientifica del centro di monitoraggio, l’università Federico II di Napoli Facoltà di Ingegneria ha bandito il Master in gestione e mitigazione dei rischi naturali e ambientali, le cui lezioni e attività si terranno proprio presso il centro Amra di Sant’Angelo dei Lombardi nel periodo Aprile – Giugno 2009, riservate a 50 laureati in Ingegneria, architettura e scienze. Il centro Amra - Cima è impegnato, inoltre, a far conoscere la cultura della prevenzione e della tutela del territorio e quindi ha avviato una serie organica di visite guidate e lezioni interattive con gli istituti scolastici dell’Alta Irpinia, che si estenderanno successivamente alle strutture tecniche degli enti locali, agli ordini professionali e centri di cultura o di scienze della provincia di Avellino.
Il 26 e 27 marzo inizieranno le visite degli studenti del liceo di Sant’Angelo dei Lombardi con la partecipazione del Professore Rotella e degli altri docenti di materie scientifiche, nonché con la partecipazione dei professori del dipartimento di geotecnica della Federico II (Prof. Urciuoli e Ing. Penna).
Infine nel mese di giugno si terrà sempre presso la sede Amra di Sant’Angelo dei Lombardi si svolgerà un importante convegno con la partecipazione di tutte le università nazionali e di numerosi esperti mondiali, sulle nuove tecniche per l’allarme preventivo e la mitigazione del rischio sismico.

martedì 17 marzo 2009

Il pensiero della buonanotte...

Quando gli operai si trovano, giocano a calcio.
Quando i capi si trovano, giocano a tennis.
Quando i dirigenti si trovano, giocano a golf.
Insomma ... quanto più grande è il potere, tanto più piccole sono le palle!

Irpinia: tutto diverso eppure così uguale!

Un articolo bellissimo, con note del suo autore, Pierino Mitrione, pubblicato sul web e da noi reperito su Corriere Irpinia; ho ritenuto opportuno sottoporlo all’attenzione dei lettori di questo blog.
La nostra ferrovia è l’emblema di ciò che è accaduto in Irpinia e a Sant’Angelo negli ultimi anni: tutto diverso eppure tutto uguale e, aggiungo io, fortunatamente uguale, perché dove hanno rifatto hanno fatto male.
La nostra ferrovia, rappresenta però anche la testimonianza della scellerata gestione politica degli ultimi trent’anni, si diceva di voler creare fabbriche ed occupazione, senza nulla investire nelle strutture necessarie alla vitalità dell’apparato produttivo, ben sapendo in tal modo di condannarlo in breve all’estinzione.
Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è che gran parte degli investimenti produttivi si sono trasformati, in breve tempo , in investimenti per i soli imprenditori, i quali, intascati i contributi, si sono dileguati limitandosi al tradizionale “arrivederci e grazie” e restituendo alle “clientele” centinaia di disoccupati con famiglia.
Questa primavera, in una bella giornata di sole, portate i vostri bambini su quel treno, vi sembrerà di rivivere una dimensione senza tempo, immersi nel verde e nell'atmosfera magica della nostra sempre bellissima terra. Scusate la frettolosità di queste note "al volo", sono certo che ulteriori spunti di riflessione saprete aggiungere voi tutti.

Un saluto a tutti .... Minima Moralia :-)


In viaggio sull’Avellino-Rocchetta

Quello che voglio rappresentare con questa nota è il contesto paesaggistico che caratterizza tale tratta ferroviaria. Da questa considerazione nasce la mia “voglia” di partecipare ai vostri visitatori la entusiasmante esperienza di un viaggio su tale linea ferroviaria descritta in occasione delle manifestazioni tenutesi nel 1985 per celebrare il centenario della ferrovia Avellino-Rocchetta S.A. In carrozza, si parte.

Dalla stazione di Avellino a Salza Irpina
Lasciata la stazione di Avellino, attraversando quasi subito lo svincolo che porta verso Salerno e la Valle dell’Irno, ci dirigiamo verso la valle del torrente Salzola, dopo aver visto, dall’alto dei suoi boschi, Atripalda. Lungo il tragitto, assistiamo al fondersi dell’habitat naturalistico della valle del fiume Sabato con quello del torrente Salzola, che deve il suo nome alla presenza di numerose sorgenti salso-ferriche.
Dalla stazione di Salza Irpina a Montefalcione
Dopo la stazione di Salza Irpina, in vista del grazioso abitato di Sorbo Serpico, ci avviamo verso Nord. Una volta, su questo tratto vi era la stazione di Candida-Parolise, chiusa molti anni fa. I due paesi si intravedono lungo il tratto dominato a destra dal monte Tauro di Chiusano S. Domenico ed a sinistra dalla collina su cui sorge Candida.
Dalla stazione di Montefalcione a Montemiletto
Giunti a Montefalcione, in una delle più belle zone agricole dell’Irpinia, con a destra la Contrada Arianiello, si “buca” la collina su cui sorge l’abitato di Montemiletto, ponendoci nel pieno della valle del fiume Calore, che è già il terzo sito fluviale-naturalistico incontrato sull’Avellino-Rocchetta S.A.
Dalla stazione di Montemiletto a Lapio
Dopo aver attraversato due gallerie ed ammirato i vitigni tra Montemiletto, Taurasi e Lapio incontriamo alla nostra sinistra il fiume Calore. La stazione di Lapio è a poche centinaia di metri dal fiume.
Dalla stazione di Lapio a Taurasi
In questo breve tratto, in cui attraversiamo il fiume Calore, siamo circondati da tante masserie di campagna, quasi tutte produttrici dell’Aglianico doc, oro rosso di Taurasi.
Dalla stazione di Taurasi a Luogosano
Lungo questo tratto troviamo le tipiche bellezze della campagna irpina, intensamente coltivata, che qui appare ampiamente urbanizzata.
Dalla stazione di Luogosano a Paternopoli
Sempre accompagnati dal fiume Calore che lambisce binari e stazioni, puntiamo decisamente verso Est. Siamo al centro della valle del Calore. I boschi, in più punti, hanno il sopravvento sulla zona rurale.
Dalla stazione di Paternopoli a Castelvetere
Si comincia a scendere verso Sud, direzione monti Picentini, laddove nasce il Calore: Intorno alla stazione di Paternopoli, si vede uno dei più bei boschi d’Irpinia, con panorami splendidi ed una presenza di uccelli notevolissima e naturalmente il fiume è sempre con noi, in quanto la linea ferroviaria segue il suo corso, incassato nell’omonima valle.
Dalla stazione di Castelvetere a Castelfranci
La stazione di Castelvetere è una sorta di casa fatata nel bosco. Il punto in cui si trova, uno dei più nascosti e profondi della valle del Calore, in un vallone ai piedi del paese fa di questa stazione una gioia per il visitatore. Proprio accanto alla stazione vi è la possibilità di accedere subito al fiume Calore che in questo punto è particolarmente bello ed inserito in un sito naturalistico molto suggestivo. Fino a Castelfranci la linea ed il fiume non si lasciano mai, in un festival di verde e natura.
Dalla stazione di Castelfranci a Montemarano
Arriviamo alla bella collina su cui siede Castelfranci. Lungo il tratto, sempre costeggiato dal fiume, che in questa zona è particolarmente pescoso, cominciamo ad osservare la trasformazione della valle che da collinare diventa sempre più montagnosa. A sinistra il verde monte Tufolano.
Dalla stazione di Montemarano a Cassano Irpino
La stazione di Montemarano si trova in prossimità della frazione Ponte Romito di Nusco. Lungo il tratto costeggiamo la statale che porta al Laceno. A sinistra comincia a vedersi una delle perle dell’Appennino irpino: il Montagnone di Nusco. La vegetazione diviene sempre più fitta, siamo nella zona più ricca d’acqua dell’intero meridione ed una delle principali risorse idriche d’Italia.
Dalla stazione di Cassano Irpino a Montella
A destra il Monte Serrapullo, a sinistra la località Fonte Irpina. Cassano è la capitale dell’acqua. Dalle sue viscere e lungo questo tratto sgorgano acque in enormi quantità. Proprio all’uscita della stazione di Cassano Irpino vi è uno degli impianti di captazione d’acqua più grandi d’Italia, che disseta la Puglia. Dai vigneti e dagli orti passiamo decisamente ai castagneti, principi verdi dell’intero tratto.
Dalla stazione di Montella a Bagnoli Irpino
Eccoci ai piedi dei monti Picentini. Immersi in un verde tra i più belli del Meridione. Lungo il verdissimo tratto, il Monte Sovero ed in alto il Monastero del SS. Salvatore. Lasciamo il Calore che qui è un fiumicello agli inizi del suo percorso e ci dirigiamo verso est, verso l’Adriatico. Non lontano dalla stazione di Montella si trova la celebre chiesa di S. Francesco a Folloni, fondata dal famoso Santo.
Dalla stazione di Bagnoli a Nusco
La stazione di Bagnoli, capitale della castagna, per capire basta guardarsi intorno, e del tartufo è sulla statale che porta all’altopiano del Laceno. Siamo nello splendore del paesaggio di montagna, l’occhio è catturato dalle bellissime vette intorno a Bagnoli e via via che ci avviciniamo a Nusco siamo dominati dalla presenza a destra del Montagnone di Nusco che ammiriamo nella sua possente bellezza.
Dalla stazione di Nusco a Campo di Nusco
Ci cominciamo ad infilare nella valle dell’Ofanto. Qui inizia un miracolo paesaggistico a cui il nostro occhio metropolitano ha perso l’abitudine a cogliere. Infatti due bio-zone, quella appennino-tirrenica e quella appennino-adriatica, iniziano a modificarsi, creando un ibrido che man mano che ci avviciniamo verso la Lucania e la Puglia, diventa sempre più adriatico. Le montagne si abbassano, i venti aumentano, i paesi si fanno meno frequenti, ci avviamo verso l’Alta Irpinia di Oriente.
Dalla stazione di Campo di Nusco a S.Angelo dei Lombardi
In questo tratto s’intravede il torrente Acqua Bianca che va a immettersi nell’Ofanto. Incontriamo il nucleo industriale e intravediamo la zona del Goleto, dove troviamo la meraviglia del patrimonio artistico-religioso dell’Irpinia: l’Abbazia del Goleto.
Dalla stazione di S.Angelo dei Lombardi a Lioni
Ecco che finalmente incontriamo il fiume Ofanto, uno dei più suggestivi del Sud Italia. Il paesaggio fluviale è circondato ancora da splendide montagne tra cui il Monte e la località Civita che incontriamo lungo il tratto. Arriviamo a Lioni, grazioso paese, simbolo del terremoto dell’80, insieme ad altri sfortunati paesi. L’Ofanto è qui per accompagnarci nell’incantevole tratto verso Conza, Calitri e Rocchetta S.A. vertice con Puglia e Lucania.
Dalla stazione di Lioni a Valle delle Viti
Lasciato l’abitato di Lioni, sempre costeggiando il fiume Ofanto fino al limite pugliese della tratta ferroviaria, ci avviciniamo alla contrada rurale di Valle delle Viti. A destra la collina Civita e a sinistra la vezzosa collina Varicella.
Dalla stazione di Valle delle Viti a Morra de Sanctis
In questo tratto assistiamo all’incontro e alla mescolanza degli ecoambienti appennino-tirrenico ed appennino-adriatico. A destra la collina di Teora a sinistra quella di S.Angelo dei Lombardi.
Dalla stazione di Morra de Sanctis a Sanzano-Occhino
Il paesaggio diventa sempre più lucano in vista della splendida diga di Conza. Nell’oasi faunistica del WWF è possibile osservare tante specie di uccelli. Tutto intorno le belle colline che formano il confine con Salerno e Potenza. Prima di arrivare alla stazione di Sanzano-Occhino vediamo a sinistra il torrente Boccanuova da S.Angelo dei Lombardi ed il torrente Isca dal Monte Calvario su cui si trova Morra de Sanctis, a destra il torrente Fiumicello da Caposele.
Dalla stazione di Sanzano-Occhino a Conza-Andretta-Cairano
Un paesaggio rarefatto ed estremamente suggestivo, composto dalla Sella di Conza, dal torrente Sarda di Andretta, dalla meravigliosa collina di Cairano, delizia per gli amanti della pratica sportiva del deltaplano. Questo panorama ci accompagna fino alla stazione di Conza, a servizio anche di Andreatta e Cairano, a pochi passi dalla diga di Conza. Lontani ricordi fanno venire alla mente il famoso film neorealista “La donnaccia”, girato rigorosamente in questi luoghi. Fu un’opera che narrò tanti anni fa il dramma della povertà e dell’emigrazione della nostra terra.
Dalla stazione di Conza-Andretta-Cairano a Calitri
Dalla stazione di Conza si vede una meraviglia: un monolite ambientale che si staglia verso le montagne della Lucania: la collina su cui sorge Cairano, il paese più suggestivo dell’Irpinia, dal quale si gode un panorama mozzafiato. Lungo il tragitto s’intravede quella che una volta era la stazione di Cairano. Sulla sinistra il torrente Orato e la collina Serra Palazzo a destra il monte Nerico.
Dalla stazione di Calitri a Rapone-S.Fele
Ci troviamo nel bel mezzo del più importante nucleo industriale dell’Alta Irpinia, in vista del caratteristico abitato di Calitri. Sconfinando più volte nella vicina Lucania, vediamo i torrenti Cortino, proveniente dalle verdi colline di Aquilonia ed Liento da Ruvo del Monte.
Dalla stazione di Rapone-S.Fele a Monticchio
Il paesaggio intorno è veramente particolare….. un tempo terra di briganti. Belle campagne intensamente coltivate si susseguono, circondate dalle graziose colline lucane. A destra la Fiumara Datella. Cominciamo lentamente a salire verso la Puglia.
Dalla stazione di Monticchio ad Aquilonia
Il breve tratto fra le due stazioni ci porta verso le verdi colline di Aquilonia, una volta Carbonara. A destra la Contrada De Feo ed il piccolissimo lago delle Canne, a sinistra i laghi di Monticchio.
Dalla stazione di Aquilonia a Monteverde
La bellezza delle campagne è appena interrotta a sinistra da una meraviglia creata dall’uomo il lago S.Pietro da quale parte il torrente Osento. Attraversiamo il ponte Pietra dell’Oglio ed arriviamo ai piedi di Monteverde.
Dalla stazione di Monteverde a Rocchetta S.A.
Ci avviamo laddove si incontrano Puglia, Lucania e Campania, con a sinistra il lago S.Pietro. La zona è scarsamente abitata da farla somigliare all’Irlanda. Lungo il tragitto incontriamo la vecchia fermata di Pisciolo in terra lucana. Arrivati a Rocchetta subito dopo il ponte Santa Venere, ci troviamo in un ambiente naturale splendido. Il paesaggio è solitario e silente, circondato da boschi ed interminabili campi di grano. Dalla stazione di Rocchetta partono le linee Foggia e Potenza: in lontananza ……gli stabilimenti Fiat di Melfi. Il nostro viaggio termina qui. Abbiamo attraversato zone che furono tolte dall’isolamento grazie alla ferrovia e all’illuminata lungimiranza di Francesco de Sanctis.

Oggi la ferrovia è una struttura residuale, chissà cosa direbbe lo scrittore del Viaggio Elettorale…. La bellezza del paesaggio, fortunatamente, è rimasta in gran parte la stessa. Facciamo conoscere meglio queste zone…… forse ameremo di più la nostra Irpinia.

Saranno impostori ma a noi questa svolta piace!!!

Assenteismo: 36 arresti al comune di Portici

La procura di Napoli ha emesso 36 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per altrettanti dipendenti del comune di Portici accusati di truffa per essersi assentati ripetutamente dal lavoro
Il decreto Brunetta lo aveva anticipato. Tempi duri per assenteisti e fannulloni della pubblica amministrazione. Questo però non è bastato a 36 dipendenti del comune di Portici (Napoli) per porre fine ad una consuetudine che andava avanti da mesi e che oggi si è conclusa con l’emissione di 36 ordinanze di custodia cautelare. “Free Badge”, questo il nome dell’operazione, iniziata nell’Ottobre 2007, durante la quale telecamere nascoste hanno ripreso e portato a galla il sistema che i dipendenti del Comune avevano messo in atto per evitare di dover lavorare. I video mostrano infatti gli indagati marcare i badge per poi allontanarsi dal posto di lavoro. L’inchiesta ha riguardato diversi uffici pubblici tra cui quello elettorale, delle relazioni col pubblico, anagrafe, e stato civile, e coinvolto oltre il 50% dei 430 impiegati comunali, in maggioranza di mezza età, che dopo aver timbrato il cartellino tornavano a casa o uscivano a far la spesa, oppure grazie alla copertura di alcuni colleghi, erano soliti arrivare nel proprio ufficio con molte ore di ritardo.
L’operazione anti-assenteismo è stata condotta dalla squadra mobile e dalla Digos di Napoli coadiuvati dagli agenti locali su richiesta della Procura di Napoli, sezione reati contro la PA. Tutte le persone colpite dalle ordinanze sono accusate di truffa aggravata e continuata e potranno usufruire degli
arresti domiciliari.
Enrica Raia

Ecco chi sono veramente questi impostori!!!


Mario Borghezio getta la maschera: "Il regionalismo è solo una copertura. Noi siamo sempre i fascisti di un tempo"


Non è stato abbastanza scaltro, questa volta, Mario Borghezio. Ospite del movimento francese Nissa Rebela (ovvero di quel Philippe Vardon che la giustizia d’Oltralpe ha già riconosciuto colpevole non solo di islamofobia ma, anche, di ricostituzione di partito fascista) non s’è accorto di come la telecamera che lo riprendeva durante il suo intervento inneggiante al solito “Padroni a casa nostra” abbia continuato a seguirlo anche successivamente, quando, allontanatosi dalla sala ed appartatosi con alcuni esponenti della destra identitaria nizzarda, s’è messo, sottovoce, a suggerire agli amici francesi la strategia da seguire al fine di poter uscire dall’isolamento politico.

Queste le sue parole:

“Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. E’ un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera… ma, dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi”.

Ovviamente, onde tutelare l'onorabilità delle proprie battaglie, la Lega Nord (che non è un partito fascista, che al di là del federalismo e della sicurezza non persegue secondi fini, e che quando legifera contro i migranti lo fa per tutelare i migranti stessi) senza esitazione provvederà ad espellere dal partito l’eurodeputato Mario Borghezio...

Il video fa parte di un’inchiesta (“Ascenseur pour les fachos”) dedicata al montare dell’estrema destra in tutta Europa, trasmessa venerdì sera dal francese Canal Plus. Dall’Ungheria alla Svezia, passando per la Francia e la Germania, il reportage è un inquietante viaggio in quella galassia neofascista e neonazista che, ovunque, guadagna terreno. Per buona parte, però, il documentario si focalizza sull’Italia. Perché solo in Italia quelle formazioni della destra radicale che, altrove, sono tenute a debita distanza dai grandi partiti di governo, possono vantare -tutti insieme- ministeri, scranni parlamentari e amministrazioni comunali.

“E’ caduto un tabù, in Italia”, dice la voce narrante: “quello del fascismo”. E non si tratta solo di CasaPound che, tramite la sua organizzazione giovanile, il Blocco Studentesco, davanti alle scuole distribuisce volantini dagli equivoci contenuti senza che nessuno dica nulla, bensì -più in generale- di una sorta di acquiescenza ad un clima fatto di ordinarietà che tende a legittimare il fascismo, dandogli una parvenza di normalità.

Nelle immagini non ci sono solo il premier Berlusconi che minimizza gli orrori del Ventennio (“Mussolini non ha mai ucciso nessuno – ha giusto mandato qualcuno in vacanza”) o gruppi di suoi sostenitori che a lui inneggiano acclamandolo come nuovo duce. Ci sono anche due sindaci esemplari: Flavio Tosi e Gianni Alemanno. Il primo viene mostrato alla testa di un corteo organizzato da Forza Nuova e Fronte Veneto Skinheads, a braccetto con Andrea Maggioranzi, consigliere comunale che del Fronte Veneto è stato leader. Di Alemanno, invece, viene presentata una foto inedita che lo ritrae al funerale del suo “consulente personale”, Peppe Dimitri, uno dei fondatori di Terza Posizione e dei Nuclei Armati Rivoluzionari. L’attuale sindaco di Roma, circondato da braccia tese, porta in spalla il feretro, a pochi passi dal saluto romano di Gabriele Adinolfi, protagonista di spicco degli anni di piombo condannato per appartenenza ad organizzazioni terroristiche (ancora Terza Posizione e Nuclei Armati Rivoluzionari).


Certo, tutti possono cambiare idea. E chi è stato fascista può, col tempo, redimersi. Queste immagini, però, non risalgono al secolo scorso, bensì ad appena un paio di anni fa.

da http://danielesensi.blogspot.com/

Daniele Sensi

Come il Cavaliere è diventato il Superman italico

L'Italia vista da fuori
di Alexander Smoltczyk

Vi propongo un articolo apparso sulla versione online del quotidiano tedesco Der Spiegel, in cui l'autore analizza il perché e la portata del successo politico del Cavaliere, visto come primo esempio di leader di una "società post-democratica"

Silvio Berlusconi resterà sempre sospetto per i tedeschi. Il 24 febbraio, per esempio, il primo ministro italiano si trovava accanto al presidente francese Nicolas Sarkozy e di fronte alla stampa mondiale. Sarkozy stava parlando del riconoscimento bilaterale dei diplomi universitari. Berlusconi improvvisamente si è inchinato e, con un volgare sorriso dipinto sulla faccia, ha sussurrato qualcosa a Sarkozy. Sarkozy ha sorriso con una smorfia di disagio e ha dichiarato: "Beh, non so se dovrei ripeterlo ..."
Successivamente, una televisione francese ha chiamato in causa un esperto di labiali. Apparentemente avrebbe detto: "Ti ho dato la tua donna ..."

La frase non ha nulla a che vedere né con i diplomi universitari, né con la situazione in discussione, e aveva ancor meno a che fare con la realtà. Ma ha fornito un'indicazione chiara di cosa quest'uomo stesse pensando mentre si trovava vicino al marito dell'italiana d'origine Carla Bruni.
Silvio Berlusconi è ossessionato dal potere, il che significa che è anche ossessionato dal sesso, e non sembra preoccuparsi del fatto che qualcuno possa venirne a conoscenza. In effetti, Berlusconi sembra a suo agio nel parlare in pubblico sia delle sue plastiche facciali e dei suoi trapianti di capelli, sia della salute del suo piccolo amico.

Lo scorso ottobre, Berlusconi è stato sorpreso all'uscita di un nightclub milanese nelle prime ore del mattino. Era appena rientrato da un vertice a Parigi sulla crisi finanziaria ed era ansioso di stare in mezzo alla gente. "Se dormo tre ore," disse a un gruppo di persone che si trovavano fuori con lui "ho abbastanza energia per fare l'amore per altre tre ore." Era il capo del governo italiano a dire questo, il leader di uno dei paesi fondatori dell'Unione Europea. Oggi ha 72 anni.
Col passare del tempo, le parti basse di Berlusconi sembrano aver preso il sopravvento sul suo cervello. A gennaio, dopo una serie di casi di stupro, promise di fornire maggior sicurezza. Ma poi aggiunse: "Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle donne in Italia. Ma non credo che riusciremo mai ad ottenere questo"

Il corpo di Berlusconi è diventato il suo mezzo di comunicazione, e lo usa con pochissimi scrupoli, esattamente come fa con le televisioni che possiede. Per Berlusconi le apparenze contano e la superficialità è il suo messaggio. In effetti, l'ossessione per il corpo del "Cavaliere", come Berlusconi è chiamato in Italia, è diventata quasi la sua propria branca sociologica.
Il libro "Il Superleader" di Federico Boni, esperto di comunicazione dell'Università di Milano è stato pubblicato lo scorso novembre. La scorsa settimana, si è aggiunto lo studio iconico di Marco Belpoliti intitolato "Il Corpo del Capo". Sono stati compiuti studi sul sorriso di Berlusconi e sul suo uso del simbolismo religioso. I sociologi hanno decodificato il corpo di quest'uomo molto potente provando a leggerlo e interpretarlo, come se, in qualche modo, nasconda il segreto del suo successo. E forse è così. È l'antipolitico al potere, l'uomo di spettacolo come uomo di stato, il comico come duce. È tutto e il contrario di tutto.
Mussolini è noto per aver assunto vari ruoli, posando da contadino, da cavallerizzo, da manovale, da uomo d'affari, da soldato o da padre. "Ma," dice Federico Boni, "nel caso di Mussolini il quadro generale aveva un senso. Era il Duce al servizio del suo Paese. Berlusconi, invece, è un supereroe senza caratteristiche. Come il personaggio di un fumetto, può assumere qualsiasi forma: allenatore di calcio, Messia, maniaco sessuale o padre di famiglia, leader nazionale o pianista di nightclub, devoto cattolico o libertino, boss dell'industria o operaio di fabbrica"

C'e in lui anche qualcosa di femminile. (...) Come la maggior parte delle sue elettrici, Berlusconi è attento alla sua dieta, ha rimosso i peli superflui ed è ricorso alla chirurgia per le rughe e il grasso in eccesso. (...) L'intercettazione di una conversazione telefonica di alcuni minuti tra due donne membri del governo ha avuto luogo a Napoli la scorsa estate. Le due donne stavano presumibilmente discutendo delle strategie per convincere il primo ministro a fare concessioni durante i colloqui per il bilancio, e una di loro ha menzionato la parola "pompetta," o "piccola pompa." Questo ha scatenato voci sulla possibilità che Berlusconi possa avere un pene protesico.

L'attrice comica Sabina Guzzanti dichiarò pubblicamente: "Non è possibile nominare qualcuno ministro delle pari opportunità semplicemente perché ti ha succhiato l'uccello".
Il ministro in questione, Mara Carfagna, ha minacciato di fare causa all'attrice. Il padre della Guzzanti, un ex senatore dello schieramento di Berlusconi, ha preso le difese della figlia e da allora ha lasciato Forza Italia, il partito guidato da Berlusconi.
Sarebbe una vicenda del tutto futile se l'aneddoto non avesse indirizzato l'attenzione verso un certo approccio alla politica che non traccia alcuna distinzione tra il privato e il pubblico, e che in Italia è ancora più diffuso che nella Francia di Sarkozy.
Berlusconi ha trasformato l'intrattenimento in politica e la politica in un reality show. Il suo avvocato è stato nominato ministro della Giustizia e il suo medico personale è ora un membro del Parlamento - (...) Una ex showgirl e pinup rappresenta gli interessi delle donne nel governo di Berlusconi.

Prima che Mara Carfagna diventasse un membro del governo, lavorava per la televisione di Berlusconi. Non molto tempo fa, parlava agli spettatori delle sue misure e della sua esperienza come partecipante al concorso di Miss Italia. Un video su YouTube mostra la Carfagna, nei suoi giorni precedenti la politica, tirarsi su una maglietta lungo i fianchi, rivelando che sotto non sta indossando nulla. Una delle prime iniziative della Carfagna è stata l'introduzione di una nuova legge che fa della prostituzione in strada un reato.

Berlusconi ha liberato la televisione italiana dal controllo dei vescovi conducendola verso la terra promessa del consumismo. Questo è il suo risultato storico. Nel 1983, la sua rete televisiva Italia 1 inventò il fenotipo della "Velina," una creatura con grandi seni e gambe lunghe. Da allora, quasi ogni show televisivo ha esibito una Velina, di solito in piedi vicino a un uomo dalle gambe corte che parla incessantemente. Oggi esiste persino un concorso per Veline. Un'ampia percentuale di ragazze italiane aspira a diventare una Velina, sperando che questo permetterà loro di sposare un calciatore o una pop star - o di diventare ministro.

(...) Un'altra intercettazione telefonica, questa volta dell'inizio dell'estate del 2007, è stata pubblicata su YouTube. Nella conversazione, Berlusconi chiese un favore all'allora direttore di Rai Fiction Agostino Saccà.
(...) Berlusconi chiese prontamente a Saccà di trovare un lavoro per una starletta che era la ragazza di un senatore della sinistra con il quale Berlusconi era in trattativa.
Pochi mesi dopo, il governo dell'allora primo ministro Romano Prodi cadde quando perse la maggioranza al Senato. Antonio Di Pietro, un membro dell'opposizione, disse che Berlusconi, come un magnaccia, aveva speso più tempo a trovare lavoro alle sue donne che a prestare attenzione ai problemi del Paese. "Questa è buona, quella è carina, quell'altra ha le tette grosse," disse Di Pietro, facendo il verso a Berlusconi.

Quando la conversazione telefonica tra Berlusconi e Saccà venne pubblicata sul sito web della rivista L'Espresso, orientata a sinistra, la risposta di Berlusconi consistette semplicemente nel dire che per fare carriera in Rai, "ti devi prostituire o essere un membro della sinistra". Il tabloid di destra Libero sparò indietro: "Anche Mussolini aveva le sue donne. Ci serve un primo ministro, non un monaco trappista"

Le maniere volgari del Cavaliere non sembrano averlo danneggiato alle elezioni, e le elettrici non sono esattamente scappate urlando. Una volta Berlusconi ha descritto come, durante una campagna elettorale, le donne lo abbiano trattato come una specie di reliquia vivente: "La gente si aggrappava alla mia giacca, e le donne incinte mi chiedevano di mettere la mia mano sulla loro pancia. Altri mi hanno chiesto di mettere le mie mani sui loro occhi, perché non vedevano bene."
(...)

Parte 2: 'Tecnicamente quasi immortale'
Come il suo potere, questo statista vuole rendere immortale anche il suo corpo. Assume elisir contro l'invecchiamento, non fuma ed evita di mangiare carne. Recentemente, Berlusconi ha persino cancellato un incontro ufficiale con Günther Oettinger, il governatore dello Stato Tedesco del Baden-Württemberg, perché era atteso ad una stazione termale in Umbria per sottoporsi a un trattamento completo basato sui metodi del Dr. Mességué, un noto erborista francese. Dipinge sé stesso come uno stacanovista onnipresente che si occupa di tutto. "Sono costantemente al lavoro e non dormo mai più di tre ore a notte" proclama.
Il suo medico personale, Umberto Scapagnini, ha già dichiarato che Berlusconi è "tecnicamente quasi immortale." Secondo Scapagnini, "il suo fisico e la sua mente hanno già dimostrato una forza sovrumana. È geneticamente straordinario"
In altre parole, non esiste alcuna ragione per cui Berlusconi non dovrebbe restare al potere come presidente per il resto della sua vita dopo lo scadere della sua attuale legislatura nel 2013. Prima di allora, egli avrà lasciato la sua impronta sull'Italia per due decadi. Il Paese si è riflesso in Berlusconi, anche quando non era al potere. Berlusconi ha stabilito l'agenda e fissato il linguaggio e lo stile della politica. Senza di lui, non ci sarebbe stato un sistema di due schieramenti, né una classe media che vota in blocco né, presumibilmente, nessuna sinistra riformista.
Ha visto venire ed andarsene sette leader dell'opposizione. Dopo le dimissioni di febbraio di Walter Veltroni, che era considerato fino a poco fa un promettente avversario, sono rimaste pochissime forze d'opposizione.
Berlusconi, un miliardario del tutto non religioso (e divorziato), ha guadagnato persino il supporto del Vaticano. Tutto ciò di cui ha avuto bisogno sono stati pochi pronunciamenti ben piazzati e tempisti contro le tecniche anticoncezionali e il suicidio assistito.
"Gli italiani sono afflitti da uno strano desiderio di schiavitù," ha dichiarato recentemente l'ex presidente Carlo Azeglio Ciampi. Per mancanza di un'alternativa, ha detto Ciampi, sopporterebbero qualsiasi cosa, preferendo discutere delle starlette del primo ministro che del suo deficit di bilancio. Per lo scienziato politico britannico Colin Crouch, l'Italia di Berlusconi è il primo esempio di una "società post-democratica."
Probabilmente è vero. In ultima analisi, la democrazia non ha nulla a che vedere con la competenza, bensì con il consenso. E davvero nessun altro politico europeo è una macchina di consenso più efficiente di questo scandaloso uomo popolare, con tanto di plastica facciale e sorriso permanente.
In Germania, le politiche di Berlusconi sono normalmente percepite come totale nonsenso. Dopo tutto, questo è lo stesso uomo che, durante un vertice a Trieste, si nascose dietro una colonna e fece trasalire il cancelliere tedesco Angela Merkel quando sbucò esclamando "booh!"
*traduzione di Pier Paolo Caserta dall'edizione inglese di Der Spiegel online del 12/3/2009

lunedì 16 marzo 2009

Corso Post Laurea "Gestione e mitigazione dei rischi naturali" - Proroga presentazione domande.

Spett. Blogger,
giorni fa le abbiamo trasmesso, con preghiera di pubblicazione, il comunicato stampa relativo al Corso di Perfezionamento Post Laurea in “GESTIONE E MITIGAZIONE DEI RISCHI NATURALI”, della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che si terrà in Sant’Angelo dei Lombardi, presso il Centro Operativo del CIMA (Centro Irpino per l’Innovazione nel Monitoraggio Ambientale) dell’AMRA (Centro di Competenza Regionale per l’Analisi e il Monitoraggio del Rischio Ambientale), nel periodo aprile-giugno 2009.
Considerata la notevole importanza dell’iniziativa e per far fronte alle numerose ed accorate richieste, il termine per la presentazione delle domande è stato prorogato al 31.03.2009.
Pregandola di divulgare, nella forma che riterrà più opportuna, la nuova scadenza, approfittiamo dell’occasione per ringraziarla e per augurarle buon lavoro.

domenica 15 marzo 2009

De Luca: ultima speranza del PD


Ciclone De Luca: il Pd è da rifare

Il PD è completamente da ripensare ed in Regione Campania è necessario un riequilibrio territoriale serio.
Parola di Vincenzo De Luca. Il sindaco di Salerno non ha peli sulla lingua ed è perentorio: bisogna cambiare marcia. Così l’uomo che ha cambiato Salerno parla agli iscritti del Pd a Paternopoli durante un dibattito sul governo degli organismi locali.
I metodi amministrativi del passato hanno fatto il loro tempo, adesso occorre intercettare le esigenze reali dei cittadini e non continuare ad insistere su logiche clientelari che fanno solo male alla Campania.
“Quando in Irpinia viene nominato un primario, nessuno si chiede, come avviene in Emilia Romagna, dove si sia specializzato, ma tutti si chiedono a chi appartiene – dice De Luca – salvo poi scoprire che non distingue una sala operatoria da una sala da bingo”.
Secondo De Luca il napolicentrismo è un male che va eliminato. “Bisogna eliminare il pulcinellismo napoletano – dice – Basta con il mercato nero delle risorse. I fondi devono arrivare su criteri oggettivi.
A Napoli arrivano risorse dall’Europa che sono per tutti i cittadini campani” e non possono essere gestite a piacimento. Tutti i cittadini sono uguali e i criteri di ripartizione debbono essere basati sull’equità.
Il primo cittadino di Salerno è critico anche sul reddito di cittadinanza: “è servito solo a dare uno stipendio alla manovalanza della camorra che organizza i certificati falsi – continua De Luca - Purtroppo l’apparato regionale è progettato per non funzionare e la Regione finisce per essere la pro loco di Napoli”.
Se con la Regione De Luca è critico, non è da meno con la gestione del partito. “Il 99% dei dirigenti nazionali non rappresenta proprio nessuno – dice – bisogna finirla con i partiti delle tessere. Tra un po’, se continuiamo di questo passo, avremo più tessere che elettori. Il PD oggi non ha il rispetto per la gente.
Troppe correnti, troppi casini. Io alle riunioni mi voglio sedere da uomo libero, e non voglio preoccuparmi di chi mi siede affianco.
Abbiamo messo insieme il peggio dei comunisti, la presunzione, ed il peggio della Democrazia Cristiana, il correntismo. Abbiamo le correnti ma non abbiamo il partito”.
Nonostante la criticità lascia uno spiraglio alla speranza. “Occorre recuperare il rispetto delle persone tipico del cattolicesimo democratico e la capacità di organizzare della sinistra storica, solo così potremo lavorare seriamente ad arginare la deriva di destra che è in atto in questo momento nel nostro paese ed in Campania”.

venerdì 13 marzo 2009

Uniti per l'Ospedale!



Tante cose avremmo da dire e molte considerazioni da fare, sui problemi che negli anni hanno condotto a questo tristissimo momento. Per adesso possiamo solo esortare tutti a protestare contro questa decisione scellerata, per tentare di difendere il futuro del nostro paese, un futuro che si annuncia duro e difficile.

Domani, sabato 14 marzo, alle ore 10, tutti in Piazza De Sanctis per partecipare al corteo di protesta contro la chiusura dell'Ospedale. Ci troveremo fianco a fianco, con coloro che hanno contribuito a questo disastro, anzi loro urleranno più di noi, come i carnefici della mala parteciperanno imperterriti ai funerali della loro vittima. Non temete, i conti li faremo dopo!

Non mancate cittadini di Sant'Angelo, abbiamo il dovere di esserci, non lasciamo che a protestare siano sempre e soltanto i quaranta ladroni, Sant'Angelo è un paese ricco di persone che sono d'esempio per moralità, per impegno e per onestà, queste persone domani vorremmo vedere!

Quale scuola?

Quale scuola?
Si parla di scuola e non si specifica di quale realta' si tratti.E' variegato
l' universo scolastico,non e' un blocco di granito come la pensano in molti o
in pochi(lo speriamo!)
Senz' altro la scuola non e' lo "schifo"comunemente ripetuto dai non addetti
ai lavori ma anche da addetti che,come avviene in tutte le istituzioni, sono
inadeguati a svolgere i compiti loro assegnati ,abili solo a denigrare il ruolo
culturale che il mondo della scuola e' ancora capace di svolgere e svolge ,
nella nostra societa'.E' innegabile che tanti cambiamenti sono avvenuti o sono
in atto e, chi piu' dei docenti, deve essere in grado di affrontare le nuove
problematiche di una generazione vissuta nel benessere a portata di mano e
che, molto presto, dovra' confrontarsi con le trasformazioni determinate dalla
crisi economica con relativi risvolti.Ogni epoca ha le sue connotazioni ,i suoi
problemi,la storia si ripete ,e' la stessa pur con qualche variante in una
metropoli come in un paese, gli insegnant,i quelli onesti e validi che non
mancano anche oggi,
danno il meglio ai loro studenti, per prepararli ad affrontare la societa' ,
la vita.
Chissa' se la scuola di ieri,di anni e anni fa, quella di fine ottocento
elitaria e conformista, quella del colonialismo eroico a cui bisognava
conformarsi ammirandone lo spirito, quello del ventennio fascista o dei
proclami antisemiti sia stata una buona scuola ,abbia preparato gli individui
di un tempo al valore della verita' della giustizia, della tolleranza.
Rispetto allo "schifo " tanto sbandierato nei riguardi della scuola odierna,non
sembra proprio!!


Mariarosaria del Guercio

Partorisce a S.Angelo anche se il reparto è stato chiuso

Il reparto di ginecologia è chiuso dal nove marzo ma ieri è nata Concetta.

Le si rompono le acque e raggiunge di corsa il pronto Soccorso dell’Ospedale Criscuoli di Sant’Angelo dei Lombardi.
La giovane partorisce, ma in un reparto quello di Ostetricia viene aperto solo per quell’occasione (visto che dal 9 marzo scorso sono bloccati i ricoveri e sono stati chiusi i rispettivi reparti di ginecologia, pediatria ed ostetricia, tutti trasferiti ad Ariano).
La donna è stata assistita dalla dott.ssa Ornella Capone, ginecolaga, dall’ostetrica Antonella Bufalo insieme al pediatra Michele Marruzzo. L’equipe di medici ha permesso alla donna di mettere alla luce la piccola. Concetta, oltre tre chilogrammi di felicità. «In questo Ospedale è nata mia figlia Concetta alcune ore fa. Se è andato tutto bene è solo merito di chi mi ha assistito. E’ necessario che il reparto di ginecologia, ostetricia e pediatria del Criscuoli resti aperto in Alta Irpinia.
Come la scorsa notte ne ho avuto bisogno io, può capitare a chiunque. Pensate, io che vivo a Rocca San Felice ho rischiato di partorire in ambulanza e si parla di tre chilometri di distanza. Immaginate se avessi dovuto raggiungere l’ospedale di Avellino o di Ariano...».
Questo è l’appello di mamma Angela di Paolo di Lioni che mercoledì sera è stata accompagnata dal marito Raffaele Del Priore presso il pronto Soccorso dell’Ospedale. «Se tentano di trasferirmi in un altro ospedale, vi giuro che mi incateno al letto di questo ospedale. Voglio restare qui, per tutto il periodo necessario».

giovedì 12 marzo 2009

Un popolo di "italioti"

"Volevamo dare una lezione ai froci", e pestano un disabile.
L'aggressione a un 30enne con una lieve disabilità psichica
.

PORDENONE (12 marzo 2009) - Un omosessuale di 30 anni, con una lieve disabilità psichica, seguito dai servizi sociali del Comune, è stato aggredito e preso a calci e pugni, a Pordenone, da tre persone.
La polizia, in seguito alle indagini, è riuscita a identificare gli aggressori e li ha poi denunciati alla magistratura per concorso in violenza privata aggravata. Si tratta di un uomo di 43 anni e di due giovani di 22 e 21 anni. I tre hanno agito organizzando con precisione l'aggressione.
"Volevamo dare una lezione ai froci", hanno detto i tre nel corso degli interrogatori.
L'episodio di violenza è avvenuto in una piazza centrale di Pordenone nelle settimane scorse, ma è stato reso noto solo oggi dalle forze dell'ordine, quando sono state chiuse in modo definitivo le indagini, e dopo avere sentito i numerosi testimoni della vicenda.
E' emerso dunque che i tre denunciati hanno agito organizzando con precisione l'aggressione. E durante il pestaggio ha più volte apostrofato la loro vittima con frasi ingiuriose.

Prima candelina per il blog...

Stamattina .... niente idee. Quando non ho idee non ho nemmeno dubbi e senza dubbi mi sento vuoto e triste. Giornata grigia e fredda, sembra che voglia nuovamente nevicare, ormai è la regola. Comincio davvero a temere che il Berlusca abbia trovato il modo per prendersi anche il sole del sud, sotto il profilo temporale il fenomeno coincide. Ovviamente scherzo, sono solo le banalità di chi non vuole andare a lavorare.
Siamo "orfani" di Maria Rosaria del Guercio. La sua grinta ci manca, spero che stia bene e che torni presto a scrivere con noi.
Ormai è passato un anno dalla decisione che prendemmo, in tre persone, di aprire questo blog ed esso oggi è finalmente diventato quello che sognavamo, ci sembra veramente "bello", un posto dove tutti possono scrivere liberamente senza offendere e senza essere offesi.
Provate a guardare "en passant" gli argomenti trattati, i video, alcuni post e l'interesse e la simpatia di certi commenti e avrete anche voi la conferma che pure a Sant'Angelo, divertirsi scrivendo, "si puo fare" (non mi fate fare la fine di Veltroni).
Adesso anche a me viene voglia di firmare quello che scrivo e forse presto lo farò, mi sono stancato di offrire all'imbecille di turno l'alibi del mio anonimato permettendogli, per ciò solo, di farmi bersaglio di offese di ogni tipo (vorrei farvi leggere la mia posta elettronica e capireste cosa subisco quotidianamente, questo blog evidentemente da fastidio a molti e quindi deve rimanere).
Minima Moralia anche, "tira lo schiaffo e nasconde la mano", lasciandomi da solo ad amministrare il blog (quando mi ha convinto a ricominciare non erano questi gli accordi!).
Un caro saluto a coloro che sono lontani, prima di tutti a MRDG e a G48 (a quest'utlimo una tiratina d'orecchie per lo scarso impegno profuso nello scrivere, potrebbe fare di più, per punizione niente consumazione da Rosalia) e una buona giornata a tutti i santangiolesi vicini, con un ringraziamento particolare per Maria, Publio, Lucio, Zed e per i tanti altri amici che, insieme, danno linfa a questo spazio virtuale.

Blogger Sammy :-)

mercoledì 11 marzo 2009

La storia dei Romeni delinquenti....

La storia dei Romeni delinquenti è molto più complessa di quella che sembra al di là delle scemenze di chi sostiene che i romeni sono tutti criminali o peggio di chi sostiene che gli italiani sono diventati all'improvviso una banda di squadre di giustizieri fai da te. Entrambe le tesi sono risibili, alcuni aspetti però bisogna sottolinearli.
I Romeni sono legate all'Italia storicamente molto più di quanto noi stessi crediamo. Sono latini come noi, gli spagnoli i portoghesi e molto più dei francesi che in molti casi per l'influenza subita dagli anglo-sassoni sono degli ibridi. I Romeni, nonostante una serie di vicende che gli hanno allontanati dall'Italia hanno conservato nel loro gene la Latinità con orgoglio: i fattori che hanno allontanato i Romeni sono stati diversi nel corso dei secoli.
Il primo fu il crollo dell'Impero romano, in seguito la contrapposizione, che fu forte tra chiesa di Roma e chiesa Ortodossa, infatti i Romeni sono in massima parte di rito bizantino. Per passare poi alle angherie subite dai turchi, e a quel tempo conservare la religione cristiana per questa gente non fu facile.
Negli anni recenti hanno subito una delle più feroci dittature comuniste con Ceacescu e i suoi ribaldi, molto dei quali ancora al potere. Chi conosce un poco di storia romena sa con quale orgoglio nella Roamania degli anni trenta si studiava e si parlava il francese e l'Italiano. I russi tra le prime cose che fecero nel 1944 fu di imporre il DA ossia il SI come in Russia, è incredibile ma purtroppo vero.
Arriviamo ai nostri giorni; provate a parlare con i romeni di quello che sta succedendo in Italia, provate a parlarne intendo dire con i Roemni che vivono tra in Romania, vi diranno che i primi a vergognarsi di quello che succede sono loro ma subito vi diranno un'altra cosa molto importante: QUESTI NON SONO ROMENI SONO ZINGARI, ZIDANE in lingua romena e hanno ragione.
Un poco come fanno gli Irpini che dicono che siamo Sanniti ma non napoletani, con le dovute differenze è ovvio. Il loro ragionamento non fa una piega sono gli zingari non i romeni a causare quello che sta accadendo in Italia, dall'altra parte sostengono un'altra tesi, anche questa vera: IN ITALIA SI STA BENE IN PRIGIONE, i benefici carcerari che si hanno nel nostro paesi agli occhi degli zingari romeni è un paradiso... e si va in prigione se ti va male altrimenti...ci guadagni pure.
Questa è la verità le prime vittime di questa gente insieme agli Italiani, che poi vengono anche accusati di razzismo sono proprio i veri romeni. Chi aveva capito tutto negli anni trenta fu proprio un Romeno si chiamava CODREANU, creò la milizia dell'Arcangelo Michele, forse non sarebbe male avere un Codreanu Italiano in un momento come questo. E non solo contro gli zingari ma anche contro qualche imbecille italiota che pur di andare contro il proprio paese fa come il marito cornuto...
Publio