Il terremoto avrebbe dovuto insegnare ad avvicinarsi di più, perchè tutti hanno vissuto lo stesso dolore (R.Venezia)
Non si può scavare, le macerie del cuore sono troppo pesanti (R.
G.)

venerdì 24 luglio 2009

martedì 21 luglio 2009

Partito Democratico: troppi scandali e pochi iscritti

Pd: chiuso il tesseramento. Iscritti soltanto in 600mila.
Siamo certi che, senza il feticistico accanimento per le vicende di letto del Presidente Berlusconi, sarebbero anche meno; pesano molto, non c'è dubbio, i tesseramenti dei fedelissimi del gossip "terra terra" alimentato, per far cassa, dalla peggiore stampa nazionale ed estera.
E' questa, comunque, l'ennesima prova del fallimento elettorale e morale di questo partitello che sperava di spostare l'attenzione degli italiani dalle ruberie di molti suoi esponenti, alle vicende sessuali del premier, per documentare le quali si è giunti a mettere microfoni e telecamere persino in bagno e sotto i letti di casa.
Tutto sommato dall'intera vicenda ricaviamo, se non altro, un minimo di rassicurazione.
Sircana, il portavoce di Prodi e del suo governo di centrosinistra, dopo gli impegni istituzionali, si dilettava a cercare per strada prostitute transessuali.
Bianchini, coordinatore romano del Partito Democratico è fortemente indiziato di aver commesso numerosi stupri in danno di malcapitate donne.
Al Berlusca nazionale, si riconosca almeno "l'onore e il merito" di aver ripristinato l'invidiato mito del mandrillone italico, tutto sommato un ritorno alla "normalità" dei costumi sessuali tra gli esponenti politici del nostro paese.
Insomma, meglio una notte d'amore con una bella ragazza, con galanteria e gentilezza, che altre pratiche sessuali "poco comuni" e talvolta, purtroppo, anche efferate ed illegali.
Chiudiamo con un dubbio che si traduce in una domanda: alla D'Addario sono riusciti a proprinare la tessera del PD o l'innocente fanciulla lavora ancora come indipendente?
Simpaticamente vostro .... Minima Moralia :-)

Né con Grillo né con il Gatto e la Volpe

Posto un ironico e divertente articolo di Lucio Garofalo.
Ecco il link e l’articolo
http://laclasseoperaia.blogspot.com/2009/07/ne-con-grillo-ne-con-il-gatto-e-la.html

Tutti conoscono “Le Avventure di Pinocchio”, la celebre fiaba inventata dall’estro creativo di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, magari per averla semplicemente ascoltata, oppure studiata a scuola, per averla vista al cinema o in televisione. Tra le varie versioni cinematografiche e televisive ricordo con piacere soprattutto l’indimenticabile sceneggiato trasmesso dalla RAI nel 1972, un vero capolavoro di Luigi Comencini, con un cast formato da attori eccezionali: il magistrale Nino Manfredi nei panni di Mastro Geppetto, i memorabili Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nelle vesti del Gatto e della Volpe, la splendida Gina Lollobrigida nel ruolo della Fata Turchina, infine il piccolo e sconosciuto Andrea Balestri nella interpretazione di Pinocchio e che oggi ha 46 anni.

Sarà che non ho mai ammirato il noioso e invadente personaggio del Grillo Parlante, ritratto simbolico dei benpensanti e moralisti di ogni tempo che si ergono a difesa dell’ordine costituito, dei falsi predicatori e paladini del buon costume, sempre pronti a sentenziare e dispensare consigli, ad impartire norme e precetti che loro sono i primi a violare. Né ho mai apprezzato il profilo dello stesso Pinocchio (tanto caro a Roberto Benigni), un tipo ingenuo e facilmente influenzabile, effigie di tutti gli sciocchi zimbelli e burattini. Tanto meno ho amato la maschera di Mangiafoco, crudele metafora dei burattinai, degli aguzzini e carcerieri a difesa del sistema. Parimenti ho detestato quei mascalzoni che sono il Gatto e la Volpe, divertente allegoria dei numerosi imbroglioni e furfanti in circolazione, sempre pronti a raggirare e derubare gli sprovveduti, anch’essi vaganti in gran copia. E ancor meno ho gradito i gendarmi e i forcaioli d’ogni tempo, diffusi in ogni angolo del mondo. Invece, ho sempre preferito l’immagine allegra e strepitosa di Lucignolo, emblema dei giovani ribelli e disobbedienti, inguaribili idealisti e sognatori, figura tipica dell’anarchico anticonformista all’eterna ricerca della libertà e della felicità inseguite nell’immaginario e utopico "Paese dei balocchi"…



Sarà per questo ed altre ragioni, ma francamente non riesco a provare una sincera simpatia nei confronti del comico genovese Beppe Grillo. Ancor meno provo attrazione verso l’ambiguo movimento che i media hanno battezzato con il nome di "grillismo". Certo, anch’io avverto un moto irrefrenabile di repulsione, rabbia e disprezzo nei confronti di un sistema politico sempre più corrotto e affarista, nel quale i furbi, gli impostori e i ciarlatani, i carrieristi e gli arrivisti più spregiudicati la fanno da padroni. Perciò comprendo l’onda di rigetto e di sfiducia popolare testimoniata anche (ma non solo) dall’assenteismo di massa alle recenti elezioni.
Tuttavia, confidando e attingendo nella memoria storica collettiva e nella mia esperienza diretta, ho sempre coltivato una profonda e legittima diffidenza verso i movimenti di questo tipo, malgrado mi sforzi di comprendere le loro ragioni. In passato abbiamo già conosciuto altri movimenti di protesta antipartitocratica. Abbiamo assistito ad altri "fenomeni" del genere: ad esempio, all’indomani della seconda guerra mondiale, nel clima arroventato della guerra civile scatenata dall’opposizione tra fascismo e Resistenza partigiana, apparve il Fronte dell’Uomo Qualunque, fondato a Roma nel 1944 dal commediografo, giornalista e (guarda caso) uomo di spettacolo Guglielmo Giannini. Successivamente si affacciarono i Radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino, veri cani da guardia del liberismo capitalistico di marca anglosassone. Molti anni dopo (in)sorse la Lega Nord di Umberto Bossi. Insomma, l’elenco è nutrito.




Tutti i succitati movimenti, sorti in origine con premesse e motivazioni abbastanza analoghe ed affini, sono alla fine approdati al medesimo risultato, ossia inserirsi nell’alveo della tanto agognata e maledetta Casta partitocratica. Ne approfitto per ricordare che lo stesso Silvio Berlusconi si presentò in illo tempore con le fattezze del "nuovo che avanza", come simbolo dell’Antipolitica. Egli seppe interpretare e incarnare abilmente il diffuso sentimento di protesta e malcontento popolare diretto contro i partiti sull’onda emotiva scatenata dalle inchieste politico-giudiziarie di Tangentopoli. Seppe cavalcare e sfruttare il comune e (in qualche misura) atavico senso italico dell’Antipolitica, ergendosi a paladino dell’Antisistema e della battaglia antipartitocratica, per diventare infine l’emblema per eccellenza del potere (bi)partitico e istituzionale, oltre che di quello economico e del "quarto potere", quello mediatico.
Tuttavia, mi chiedo se tali comparazioni storiche possano davvero servire a comprendere un movimento che per certi versi appare inedito, quantomeno perché si è generato attraverso Internet. Un fenomeno storicamente determinato dalla crisi di consensi e credibilità in cui versa da tempo il potere politico ricostituitosi in Italia dopo la "bufera" di Tangentopoli che investì i partiti della Prima Repubblica all’inizio degli anni ’90. Ma il parallelismo più logico e scontato, indubbiamente corretto dal punto di vista storico, è quello con il "leghismo", di cui il "grillismo" si configura come il più degno erede, benché in una versione di "sinistra". In tal senso, se posso azzardare un audace paragone, il "grillismo" si presenta come una sorta di "leghismo di sinistra", ossia di marca “girotondina”.
Ma ora vorrei soffermarmi su un punto. Il movimento che Grillo è riuscito a radunare attorno a sé, sebbene possa pretendere di aver ragione accampando una serie di giuste rivendicazioni contro un ceto politico corrotto e inadeguato, tuttavia non riesce ad occultare la sua reale natura autoritaria e moralista, inquisitoria e poliziesca, qualunquista e persino sfascista. Mi spiego meglio richiamando la proposta di riforma del sistema politico che è il principale cavallo di battaglia del "grillismo". Mi riferisco al disegno di legge popolare articolato in tre punti per un “Parlamento Pulito”. I tre punti sono:
1) NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.
2) DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.
3) ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito. I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.
Ebbene, fermiamoci a ragionare sulla “condizione” che per far parte delle liste civiche occorre essere “incensurati”, oltre a non avere tessere di partito. Questo dettaglio (solo apparentemente) insignificante è assai rivelatore, è una spia che tradisce la vera indole, reazionaria e poliziesca, del movimento "grillista". Questo dato è invece essenziale e conta più del folclore, delle manifestazioni di protesta, delle battute ad effetto e dei "vaffanculo" urlati contro la Casta partitocratica. Nel postulare una norma così rigida, il progetto "grillista" rivela non solo un eccessivo timore reverenziale, un servile ossequio nei confronti dell’azione repressiva della magistratura, bensì tradisce un farisaico perbenismo piccolo-borghese, un giustizialismo "giacobino/girotondino" a dir poco inquietante.
Nelle società classiste, la Legge e il Diritto non sono imparziali. La Legge non è affatto "uguale per tutti", anzi. In un ordinamento giuridico, politico ed economico strutturato sullo sfruttamento e sulla divisione sociale del lavoro, sull’esistenza e sulla tutela della proprietà privata, le leggi dello Stato non sono mai neutrali, ma viziate, corrotte e applicate a vantaggio del più forte, ricco e potente, sono un elemento storicamente determinato dai rapporti di forza insiti in una data formazione sociale in un dato momento storico.

Oggi si può incappare facilmente nelle maglie della (in)Giustizia repressiva borghese, per cui si può essere "censurati" per molteplici ragioni, tra cui i "reati d’opinione", i "delitti" contro la proprietà privata e contro l’ordine costituito. La conseguenza immediata e drammaticamente concreta del disegno di legge proposto dal movimento "grillista" sarebbe proprio quella di bollare come "colpevoli", "rei" o "delinquenti", tutte le vittime del sistema carcerario e repressivo di classe, negandogli ogni diritto politico, espellendoli dalla "comunità politica", ossia escludendoli dall’alveo della cittadinanza. In tale progetto di esclusione, discriminazione e repressione, si rivela la natura autenticamente autoritaria, oppressiva, classista e fascista del "grillismo".Per tali ragioni, ho deciso di schierarmi apertamente contro tale movimento. Affermo ciò non senza rammarico, nel senso che nonostante io non sia un servo o un funzionario di partito, per cui anch’io combatto il sistema politico vigente, tuttavia non riesco a simpatizzare per l’iniziativa e la polemica di Grillo. Una battaglia che reputo disfattista, sfascista e qualunquista: vorrà dire che mi beccherò una valanga di critiche ed insulti da parte dei numerosi "grillini".
Lucio Garofalo

venerdì 17 luglio 2009

L'Irpinia tessera Beppe Grillo

Il comico è tesserato al Martin Luther King di Partenopoli: andrò al congresso
Circolo Pd Avellino, tessera a Beppe Grillo «Due giorni per raccogliere 2 mila firme»
Ma il partito ribatte: «L'iscrizione è priva di ogni valore, perché contraria allo Statuto»

MILANO - Il circolo di Arzachena ha rifiutato la richiesta. Così come quello di Sant'Ilario. Ma alla fine ce l'ha fatta: Beppe Grillo è riuscito a ottenere la tessera del Pd. Il comico è il tesserato numero 40 del circolo Martin Luther King di Paternopoli, in provincia di Avellino. «Sono molto contento, ma devo raccogliere 2 mila entro due giorni, e non so se ce la faremo». Ma il partito replica: «L'accettazione da parte di qualunque coordinatore di circolo della richiesta di iscrizione di Grillo è da considerarsi un'iniziativa estemporanea palesemente contraria allo Statuto».
IL VIA LIBERA - È stato Andrea Forgione, presidente del circolo, ad autorizzare il tesseramento per lanciare «una forte provocazione». Già, perché secondo Forgione «Il caso Grillo costituisce un precedente molto grave. Chi ha infatti la legittimazione a decidere chi tesserare e chi no? Beppe Grillo non è iscritto a nessun altro partito e ha una fedina penale pulita, quindi perchè negargli la tessera? Non vogliamo che il Partito democratico si trasformi in un partito burocratico».
L'OBIETTIVO - Beppe Grillo è felice, ma ora lo aspetta una nuova sfida. Perché per candidarsi alla segreteria, dice a Affariitaliani.it, deve raccogliere «2 mila firme entro due giorni». Un obiettivo ambizioso anche per lui, tanto che non sa «se ce la faremo. Anche se proverò fino all'ultimo secondo possibile». In ogni caso è sicuro: «Andrò al congresso a parlare. Adesso bisogna vedere se lo statuto prevede che un tesserato parli al congresso. Se non ci sarà un’altra commissione di garanzia dove l’articolo 4 del paragrafo 9 dirà che io non posso parlare... Allora vedremo».
IL PARTITO - Pronta la replica del Pd. Gero Grassi, viceresponsabile nazionale Organizzazione del partito, mette le cose in chiaro: «L'accettazione da parte di qualunque coordinatore di circolo della richiesta di iscrizione di Grillo è da considerarsi un'iniziativa estemporanea palesemente contraria allo Statuto». Già, perché la «Commissione nazionale di Garanzia ha escluso all'unanimità di poter accogliere la richiesta di iscrizione al Partito democratico da parte di Beppe Grillo per aver promosso e sostenuto liste apertamente ostili al nostro partito». In ogni caso, si ricorda che «lo Statuto prevede che l'iscrizione avvenga nel proprio comune di residenza». Gli fa eco il segretario regionale campano Tino Iannuzzi. «Il movimento politico di Grillo ha ispirato posizioni totalmente contrarie e ostili alla linea e all`azione politica del Pd. Pertanto la sua iscrizione è del tutto incompatibile con l'adesione al Partito democratico».

mercoledì 15 luglio 2009

De Mita è il rinnovamento irpino

De Mita è il più vecchio parlamentare europeo!!!
Non abbiamo commenti da fare, preferiamo che a questa notizia faccia seguito un lungo, lunghissimo silenzio ed una cosciente e drammatica riflessione.

martedì 7 luglio 2009

Salvini ed il suo coro di amici cretini

Pensate che questo mentecatto è un europarlamentare e che per pagargli lo stipendio dobbiamo lavorare e fare sacrifici, noi e i nostri figli.
Si prendano provvedimenti, l'Italia non può crescere in mano ad imbecilli di tal fatta. E' una vergogna !!!
Minima Moralia



lunedì 6 luglio 2009

L'UDC, il paradosso di un partito che non c'è.

La riflessione che di seguito vi proponiamo è già stata riportata da alcuni siti internet e da qualche quotidiano locale e costituisce una analisi, sincera e ponderata, sul triste ed ambiguo scenario che si è determinato, a livello provinciale, per effetto delle recenti elezioni amministrative.
Non una riflessione qualunque, ma la valutazione attenta e partecipata di uno dei candidati dell’UDC, il dr. Gaetano Sena, il quale pur avendo conseguito un nutritissimo consenso elettorale, legato peraltro in modo indiscutibile all’effetto trainante della sua immagine professionale ed umana e non certo all’attrattiva che a livello locale esercita la sbilenca compagine dei sostenitori di De Mita, si trova, adesso, in stato di completo isolamento da parte dell’UDC, che a livello nazionale è individuato come il partito di Pier Ferdinando Casini, mentre a livello provinciale costituisce solo l’arca che ha permesso di imbarcare l’ultraottantenne Ciriaco De Mita ed una rappresentanza più o meno malconcia di vecchi fedelissimi, traghettandoli direttamente in Parlamento Europeo.
E’ il vero emblema del nuovo che avanza, nulla da dire!
Quale sarà il peso e la partecipazione del vecchio politico in seno all’importante istituzione crediamo sia intuibile, alla sua età non riusciamo ad immaginarlo emotivamente coinvolto o continuamente in volo per Strasburgo o Bruxelles; a livello provinciale, al contrario, non vi è dubbio che si occuperà, come d’altronde ha fatto negli ultimi decenni, di rendere la vita impossibile a chi, credendo in un nuovo corso della politica, ha immaginato di poter finalmente intraprendere una gestione pragmatica e “di risultato” in luogo delle disquisizioni improduttive e tutto sommato poco affascinanti del vecchio leader di Nusco, per il quale la politica è sempre servita ad alimentare se stessa, senza mai porsi il fine di realizzare dei risultati concreti a beneficio dei cittadini.
E’ inquietante la spregiudicatezza con cui De Mita e i suoi stipulano accordi ed alleanze elettorali che non hanno alcuna valenza politica, ma che servono solo a garantirsi una presenza sulla scena; se lo stesso dovesse verificarsi per le prossime elezioni regionali, per la Campania sarebbe la fine.
Questo il testo integrale della analisi di Gaetano Sena:
“Se la rappresentanza UDC designata in seno alla giunta provinciale suscitasse solo rabbia e delusione sarebbe, in fondo, solo un remake di un film già visto. Si dirà che alla fine di una faticosa e lunga competizione elettorale sempre accade che i competitori non eletti di questo o quel partito abbiano da recriminare e reclamare un gesto di attenzione da parte dei vertici del partito per il quale si sono spesi.
Si dira’ altresì che è consueto che i sostenitori di questo o quel candidato esprimano il loro disappunto e delusione per l’insufficiente considerazione dimostrata dal partito nei confronti del loro riferimento politico.
Tutto cio’ in fondo e’ vero.
Pertanto le proteste, i malumori, l’incredulita’, la delusione ed anche un forte dissenso, il cui esempio piu’ eloquente e’ la dichiarazione di indipendenza in seno al Consiglio provinciale del consigliere Romano, sarebbero da archiviare quale ennesima espressione di normale e fisiologica dialettica interna ad un gruppo politico.
Purtroppo, però, credo che questa vicenda debba suscitare soprattutto una grande preoccupazione in coloro che in provincia di Avellino si riconoscono o meglio credevano di riconoscersi in un partito che non c’e, l’UDC.
Mi rendo conto che trasmigrare in una nuova formazione politica puo’ comportare una notevole difficolta’ nella riorganizzazione di un nuovo assetto che garantisca in tempi brevi successi elettorali e la giusta valorizzazione di tutti quei soggetti che concorrono alla gestione di tale impresa.
In verita’, pero’, credo che veramente poco o nulla sia stato fatto in un anno da parte di un gruppo dirigente, a vocazione palesemente oligarchica o piu’ probabilmente monarchica, perche’ questo partito in provincia di Avellino potesse attrarre nuove energie nelle sue fila e in forza di cio’ lanciare la sfida ad un PD in stato di crisi nella nostra provincia ed un chiaro segnale di vitalita’ allo schieramento di centrodestra.
Probabilmente coloro che hanno seguito il presidente De Mita in questa nuova avventura sono stati impegnati piu’ nella difesa di quanto ancora nella loro disponibilita’, quali presidenze di Comunita’ montana, assessorati, rappresentanze varie in istituzioni ed Enti.
Ma in questa guerra di trincea, governata da una dirigenza stanca ed inadeguata e fondata solo sul principio della resistenza ad oltranza,e’ affiorata e si e’ sempre piu’ consolidata la preoccupazione di alcuni riguardo il futuro destino della propria esperienza politica.
Si e’ cosi’ giunti all’appuntamento elettorale ultimo con lo stato d’animo di chi e’ di fronte alla sfida cruciale; l’elezione o meno del presidente De Mita a parlamentare europeo e la performance elettorale provinciale sarebbero state la cartina di tornasole della permanenza o dell’eclissi dalla scena politica locale dell’intero gruppo dirigente UDC.
Confidando nella capacita’ di attrazione di un partito che ,collocandosi al centro dello schieramento politico nazionale, rappresenta un’approdo naturale di tanti moderati che,delusi dall’esperienza di un bipolarismo inconcludente, qui ritrovano le ragioni di un rinnovato entusiasmo all’impegno politico.
Ed in cio’ e’ il motivo vero, e non certo nelle capacita’ di uno sparuto e non coraggioso gruppo dirigente (nessuno tra i suoi componenti si e’ messo in gioco, candidandosi), della composizione di una squadra di candidati UDC nei vari collegi della provincia di tutto rispetto sia sotto il profilo delle capacita’ personali che del radicamento nella loro realta’ territoriale ampiamente dimostrata dai consensi ottenuti nei comuni di residenza.
E la stima e la fiducia riscossa a titolo personale dai candidati alla provincia e’ alla base di un buon successo elettorale alle provinciali ma anche alle europee,dove e’ stato il presidente De Mita ad essere trainato verso il successo e non viceversa. Basta guardare i dati:nel comune di residenza di ciascun candidato alla provincia De Mita ha avuto un ottimo consenso; negli altri comuni il risultato e’ stato mediocre o scarso. Questa e’ l’evidenza dei numeri.
Cio’ credo mostri ampiamente quanta poca consistenza elettorale abbiano quei soggetti che si sono autoinvestiti di cariche e ruoli,che dovrebbero nelle competizioni elettorali essere spesi attraverso un impegno diretto. Ma tant’e';e’ piu’ facile e piu’ consono al proprio modo di interpretare la politica pianificare una strategia finalizzata a partecipare direttamente alla ripartizione di incarichi e ruoli alla fine della bagarre,senza rischiare(ma era un rischio o una certezza?) brutte figure ed un drastico e meritato ridimensionamento(Il giudizio popolare e’ sempre saggio e giusto). Perche’ e’ andata proprio cosi’.
Per almeno uno o due componenti, la delegazione UDC in giunta era gia’ stata individuata;ad onta delle aspettative legittime di chi si e’ candidato e si e’ speso in una campagna elettorale estenuante,credendo in una gestione democratica e dunque collegiale delle scelte strategiche di un partito .Ma qui in provincia quel concetto di partito non c’e';non c’e’ ,come gia’ detto, nemmeno il partito.
C’e’ un nugolo di persone ,i cui componenti ,delegati alla scelta nelle trattative interpartitiche degli assessori in quota UDC ,confondono le proprie ambizioni con la volonta’ di quelli che dovrebbero rappresentare , indicando se stessi a svolgere quel ruolo,mostrando di essere degli strateghi nati .
Ed infatti sono sicuro che questi personaggi tenteranno anche di giustificare queste scelte con argomentazioni di carattere strategico-politico.Si puo’ provare ad indovinare.
Vuoi vedere che tutto cio’ e’ funzionale ad una prossima investitura degli stessi personaggi a candidati regionali? Ma se questo dovesse essere,credo che queste persone, pur anagraficamente giovani ,mostrino una concezione dell’uso degli strumenti della politica che sa di antico e superato;questa e’ miopia politica ed in ragione di cio’, a breve si eclisseranno dal panorama politico.
La mortificazione dell’ entusiasmo di persone ,che hanno ritenuto di condividere un progetto politico,comportera’ nella sopracitata ipotesi un disimpegno elettorale che ridimensionera’ sensibilmente i consensi dell’UDC, mettendo a nudo la reale consistenza elettorale di questi politici non proprio coraggiosi ne’ lungimiranti".

dott. SENA GAETANO candidato UDC alle provinciali nel collegio n.27 della provincia Avellino

sabato 4 luglio 2009

Italia: una ipocrisia senza confini



Quando al governo c'era Prodi, Berlusconi "piangeva" per le conseguenze, talvolta drammatiche, dei "respingimenti" contro gli immigrati; oggi che i respingimenti sono attuati dal governo di centrodestra Berlusconi non piange più, ma i leaders del PD, che con Prodi praticarono analoga soluzione, si esprimono in termini di condanna e ne fanno strumento di propaganda elettorale.
Ovviamente i sostenitori delle opposte fazioni si schierano con gli uni o con gli altri a seconda del momento politico, indipendentemente dal riflettere approfonditamente sul dramma dell'immigrazione .
Come si può, poi, domandarsi seriamente perchè gli italiani sono disaffezionati alla politica e come mai non vanno più a votare.
Abbiamo una classe politica fatta in gran parte di ipocriti e di incapaci e un seguito popolare, di persone troppo spesso senza cervello che non distinguono la militanza politica da una insensata tifoseria da stadio!
A chi mi dimostra che non è vero pago le vacanze .... a Otranto!
Minima Moralia

venerdì 3 luglio 2009

Il Partito Democratico in pillole (parte prima)

1) L'ambizione giusta per il Pd è la vocazione maggioritaria: o c'è la vocazione maggioritaria nel Pd o non c'è il Pd (Veltroni).
2) Io sono fuori e resterò fuori. Non è questo il tempo di ritorni. Ora servono energie nuove (Veltroni).
3) Il Pd ha lo stesso gruppo di­rigente dei tempi di Bush pa­dre ( Maran).
4) La Serracchiani asso­miglia ormai al D’Alema ver­sione supponente (ex diessino).
5) Il PD è ridotto a un punto tale per cui dovrebbe adottare il triste inno polacco «la Polonia non è ancora morta» (Cuperlo) .
6) Avanti così e l’opposizione non esisterà più (D'Alema)
7) Topo Gigio abbiamo provato a candidarlo, è simpatico: ma c’ha i diritti Mediaset, non ce lo danno (Veltroni- Guzzanti).
8) Preferisco Francheschini perchè è più simpatico (Serracchiani).
9) E allora io preferisco Bersani perché sa cantare (Pollastrini).
10) Wal­ter Veltroni per rinnovare l’immagi­ne di Franceschini e far dimenticare che già nel 1999 era candidato alla guida del Ppi ha tirato fuori dal cilindro Ser­racchiani (Corriere della Sera).
11) Il Pd non è morto, ma non sta neanche tanto bene (Martella).
12) Non abbiamo più l’orgoglio di essere dalla parte giusta per il paese (Chiamparino).
13) Veltroni non sarebbe dovuto tornare troppo presto dopo essersene andato troppo tardi (Telese).
14) Ho già detto cosa farò e non cambio idea. Il mio lavoro finisce a ottobre (Franceschini)
15) Se queste sono le premesse, il giorno del congresso come minimo ci casca il soffitto in testa (Sircana).

mercoledì 1 luglio 2009

Che disgusto per questa politica

Ritengo doveroso ed opportuno, dare risalto nel blog dedicato alla piccola comunità santangiolese, all'editoriale apparso oggi sul Corriere dell'Irpinia, a firma di Erio Matteo, personaggio illustre ed intelligente, con un ruolo purtroppo marginale nella scena politica ed intellettuale santangiolese degli ultimi decenni.
Non voglio dilungarmi sulla dimensione umana ed intellettuale della sua personalità, ma vorrei che in questo paese si potesse ripartire dalla sua esperienza, ricominciare da dove lui, tanti anni fa ha lasciato, possibilmente con la sua guida o almeno con il suo sostegno.
Sembra un sogno, ma si sa, la vita senza i sogni perde ogni fascino e si autoalimenta tristemente, in attesa della fine.
Un cordiale abbraccio Erio, con la stima e l'affetto di sempre :-)
Minima Moralia

(Pubblicato su Corriere Irpinia di G.Festa)
Nelle ultime settimane, prima e dopo le elezioni, abbiamo vissuto un periodo tra i più vergognosi della nostra storia politica recente. E visto di tutto: ore di telegiornali e intere paginate di carta stampata dedicate ai gorghi maleodoranti di una politica pericolosamente in bilico tra vizi privati e pubbliche virtù; cambi di casacca; candidature improvvisate e discorsi vuoti, privi di proposte sull'Europa e di ogni riferimento ai problemi del territorio.* * * * * Queste cose sono il segno di una politica ormai abituata a parlare d'altro, invece che dei problemi che riguardano la gente. Ma anche di una informazione spesso prona al potere, che in molti casi ha rinunciato a ogni forma di vera denuncia e pratica il gossip facile o l'occultamento delle notizie, in nome della difesa degli interessi del proprio editore di riferimento. E l'opinione pubblica, troppo tollerante nei comportamenti privati e troppo indifferente anche alle conseguenze del decadimento della vita pubblica, appare spettatrice confusa e smarrita di un confronto politico sempre più simile alla guerriglia. Il nostro Paese, insomma, ha mostrato ancora una volta la solita divisione tra guelfi e ghibellini, piuttosto che un solido ancoraggio a valori condivisi di convivenza sociale. Da una parte un Pd dalla identità perennemente indefinita, in notevole calo di consensi e protagonista di incredibili errori tattici, come lo schieramento a favore del sì al referendum, naufragato in un mare di astensioni! Un partito che non riesce ad offrire al suo stesso elettorato modelli alternativi, forse perché - soprattutto in alcune realtà - è abbastanza simile al centrodestra, cioè un insieme federativo di potentati territoriali, senza però una forza unificante come quella berlusconiana. Di fronte a evidenti difficoltà strategiche e in mancanza di un adeguato disegno politico, il Pd finisce per subire le suggestioni giustizialiste e per assumere spesso il ruolo di custode dell'etica collettiva (la cui difesa nessuno gli ha affidato). E così, in assenza di qualsiasi prospettiva di vittoria attraverso le urne, ricade - o sembra ricadere - nella perenne tentazione della scorciatoia giudiziaria. Dall'altra, un centro-destra che sorvola allegramente su fatti e misfatti e promuove l'approvazione – insieme a misure positive – di leggi discutibili o addirittura scandalose. Ogni scelta sospetta di interesse domestico viene giustificata in nome della necessità di difendersi e di difendere il proprio leader dai tentativi di affossarlo. E il disvalore di ogni comportamento discutibile è rimosso facendosi scudo del consenso popolare ricevuto. In questo modo si può sostenere non solo la legittimità, ma addirittura la liceità sociale di certi atteggiamenti dei governanti che, in altri Paesi, susciterebbero l'indignazione e la rivolta della stampa e della società civile. Per troppo tempo, inoltre, anche autorità di altro genere - come quelle ecclesiastiche – sono state silenziose sulla inconciliabilità di alcune derive culturali e di certi stili di vita personali con il decoro delle pubbliche istituzioni e con una corretta etica collettiva. Certo, parlare oggi di decoro e di senso delle istituzioni può apparire in controtendenza, anzi sembrare addirittura demodè. La politica odierna sembra adattarsi di più all'irruenza partigiana dei tanti scudieri o valvassini di turno (e alla vuota retorica dei loro discorsi), che all'autonomia di pensiero, al rispetto del ruolo di ciascuno, all'osservanza delle regole collettive. . Continuare sulla strada degli strappi, degli scandali e dei comportamenti sopra le righe, però - soprattutto in presenza di una crisi economica che dovrebbe essere affrontata, ad ogni livello, con ben altre misure - non porta da nessuna parte, se non a un inasprimento del confronto politico e alla distruzione di ogni senso di appartenenza alla stessa comunità civile. La delusione e la rabbia dei cittadini, del resto, si sono già manifestate con vistosi cali dell'affluenza alle urne. Qualche ultrà di destra o di sinistra, alla ricerca della scomparsa dell'avversario a qualunque prezzo, potrà anche considerarlo un vantaggio. Ma una democrazia mantiene radici forti solo se i suoi fondamenti, al di là degli steccati dei partiti e dei loro interessi contingenti, sono largamente condivisi e rispettati nella coscienza civile della gente.
di Erio Matteo