domenica 22 novembre 2009

Terremoto 1980

Le occasioni sprecate

Il 23 novembre di quest’anno ricorre il 29esimo anniversario del terremoto che scosse con violenza un vasto territorio del Sud Italia, il cui epicentro fu individuato in un’area compresa tra l’Irpinia e la Lucania, precisamente a Conza della Campania. Il sisma, caratterizzato da una fortissima intensità che superò il 10° grado della scala Mercalli e da una magnitudo 6,9 della scala Richter, investì con furia numerosi paesi, spazzando via in pochi attimi intere comunità e decimando le popolazioni locali. Per comprendere la devastante potenza sprigionata dal terremoto del 1980, basta compiere una semplice analisi comparativa con quello dell’Abruzzo, che ha raggiunto i 5,8 gradi della scala Richter. Nel complesso si contarono quasi 300 mila senzatetto, oltre 2 mila morti e quasi 10 mila feriti. Tra i centri maggiormente disastrati vi furono Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Caposele e Calabritto.

Dunque, 29 anni fa si è consumata un’immane tragedia, la peggiore sciagura che abbia colpito l’Italia meridionale nel secolo scorso. Si trattò di un cataclisma senza precedenti, le cui traumatiche conseguenze non furono provocate solo da cause naturali, ma anche da precise responsabilità umane, cioè da scelte di ordine politico, economico, antropico e culturale. Il fenomeno tellurico che sconvolse le nostre zone fu senza dubbio di una potenza inaudita, ma le speculazioni affaristiche, l’incuria e l’irresponsabilità degli uomini nella costruzione e nella manutenzione delle abitazioni e degli edifici pubblici, le lentezze, i ritardi, l’impreparazione della macchina organizzativa dei soccorsi statali nella fase dell’emergenza post-sismica (quando serviva rimuovere con urgenza i cumuli di macerie e salvare eventuali superstiti), contribuirono non poco ad aggravare i danni e ad accrescere in modo agghiacciante il numero dei morti e dei feriti.

Per gli abitanti dell’Irpinia il terremoto del 1980 rievoca emozioni intense, un misto di cordoglio, tristezza e turbamento, di angoscia, inquietudine e rabbia. Il ritorno ad una vita “normale” è stato un processo assai lento ed ha richiesto lunghi anni trascorsi in una condizione di permanente provvisorietà emergenziale, che ha visto numerose famiglie crescere i propri figli fino alla maggiore età, se non addirittura oltre, nei container con le pareti rivestite d’amianto. Il completamento della ricostruzione, lo smantellamento e la bonifica delle aree prefabbricate sono interventi che appartengono alla storia recente. Inoltre, l’opera di ricostruzione degli alloggi e degli agglomerati urbani non è stata accompagnata da un’effettiva volontà e capacità di ricostruzione del tessuto della convivenza civile e democratica, da un indirizzo politico che contenesse scelte mirate a ricucire una rete di sane relazioni interpersonali, a recuperare gli spazi di aggregazione e di partecipazione sociale che rendono vivibili le strutture abitative.

Il terremoto del 1980 ha straziato e scompaginato l’esistenza di intere generazioni di giovani, ha impressionato le percezioni più elementari, imprimendosi nella memoria e nelle coscienze individuali, agendo nella sfera più nascosta delle sensazioni interiori. I cambiamenti prodotti dalle viscere della terra, intesi soprattutto in termini di abiezione e degrado sociale, si sono insinuati nell’intimità degli affetti, nei gesti e negli atteggiamenti più comuni, penetrando negli stati d’animo e nelle normali relazioni quotidiane, degenerando in una sorta di imbarbarimento e regressione antropologica.

A distanza di anni, continuano a perpetuarsi l’organizzazione e l’arroganza del potere politico clientelare che continua a ricattare i soggetti più fragili e indifesi, condizionando e riducendo la libertà di scelta delle persone, influenzando gli orientamenti elettorali dei singoli individui e creando vasti serbatoi di voti tra le masse popolari. Tali rapporti di forza si sono conservati in modo cinico, sopravvivendo indisturbati alle inchieste giudiziarie di Tangentopoli e agli scandali dell’Irpiniagate.

A partire dagli anni ‘80, attingendo ampiamente agli ingenti finanziamenti stanziati dal governo per la ricostruzione, fu varato un folle piano di industrializzazione forzata delle zone di montagna. Si progettò la dislocazione di macchinari installati nel Nord Italia all’interno di territori tortuosi, difficilmente accessibili e praticabili, in cui non esisteva ancora una rete moderna di infrastrutture stradali, di trasporti e di comunicazioni, in cui i primi soccorsi inviati dallo Stato nella fase dell’emergenza stentarono ad arrivare.

Si è innescato in tal modo un processo di perenne sottosviluppo economico e sociale che nel tempo ha rivelato la propria natura sinistra ed alienante, i cui effetti hanno arrecato guasti irreparabili all'ambiente e all'economia locale, che era prevalentemente agricola e artigianale. Occorre ricordare che sul versante strettamente economico-produttivo, la “modernizzazione” delle nostre zone è avvenuta in tempi rapidi e in modo convulso, maldestro ed irrazionale. Tale risultato si è determinato all’interno di un processo di “post-modernizzazione” del sistema capitalistico globale, cioè in una fase di ristrutturazione tecnologica post-industriale delle economie più avanzate dell’occidente, con il trasferimento di capitali e macchinari ormai obsoleti nelle aree economicamente più depresse e sottosviluppate come, ad esempio, il nostro Meridione.

A scanso di eventuali equivoci, chiarisco che non intendo affatto proporre un'esaltazione acritica del feudalesimo o delle società arcaiche ormai superate da un falso sviluppo che in realtà è in grado di generare solo barbarie e sottosviluppo, né intendo esternare sentimenti di nostalgia di un passato che fu di pena ed oppressione, di corruzione sociale e depravazione morale, di miseria e sfruttamento materiale delle plebi rurali irpine. Invece, mi interessa comprendere l’attuale società a partire da un'analisi storica onesta, lucida ed obiettiva. Occorre indagare e spiegare la realtà odierna, segnata da un fallace sviluppo economico, da una democrazia pseudo liberale e solo formale, da un benessere artefatto, in quanto corrotto e mercificato, di tipo prettamente consumistico.

Infatti, non si può negare che la “modernizzazione” delle zone terremotate sia stata una conseguenza ritardata e regressiva del processo di ristrutturazione tecnico-produttiva delle economie capitalisticamente più forti del Nord Italia e del Nord del mondo, la cui ricchezza e il cui potere derivano da un sistema di sviluppo che genera solo fame e miseria, guerra ed oppressione, inquinamento, sottosviluppo e dipendenza in altre regioni del pianeta, identificate come "Sud del mondo", in cui occorre includere anche il Mezzogiorno d'Italia. A maggior ragione il ragionamento è valido se riferito alla modernizzazione fittizia come quella avvenuta nella fase storica della ricostruzione in Irpinia. Sotto il profilo economico quella irpina non è più una società rurale, ma non è diventata nulla di effettivamente nuovo ed originale, non si è trasformata complessivamente e spontaneamente in un’economia industrializzata, pur vantando antiche vocazioni artigianali e commerciali come quelle che animano le dinamiche e i processi di sviluppo, irrazionali e senza regole, che si sono verificati sul territorio locale.

Da noi convivono vecchi e nuovi problemi, piaghe antiche come il clientelismo e la camorra, ma pure nuove contraddizioni sociali quali la disoccupazione, le devianze giovanili, l’emarginazione, che sono effetti causati da una modernizzazione puramente economica e consumistica. Come sappiamo, il fenomeno dell’emigrazione si è “modernizzato”, nel senso che si ripresenta in forme nuove, più serie e complesse del passato. Infatti, un tempo gli emigranti irpini erano lavoratori analfabeti, mentre oggi sono giovani con un alto grado di scolarizzazione. Inoltre, mentre gli emigranti del passato aiutavano le loro famiglie d’origine, a cui speravano di ricongiungersi quanto prima, i giovani che oggi fuggono via lo fanno senza la speranza e l’intenzione di far ritorno nei luoghi nativi, anzi spesso si stabiliscono altrove e creano le loro famiglie laddove si sono economicamente sistemati. Insomma, è un’emigrazione di cervelli, cioè di giovani laureati sui quali le nostre comunità hanno investito ingenti risorse materiali e intellettuali. Questo è il peggiore spreco di ricchezze per le nostre zone. Spaesamento e spopolamento sono due tendenze solo apparentemente contrastanti, ma che segnano in modo rovinoso la storia delle aree interne meridionali negli ultimi decenni.

A questo punto non si può fare a meno di chiedere di chi sono le responsabilità, che appartengono a vari soggetti, in primo luogo ad un ceto politico che ha gestito la ricostruzione in Irpinia, conquistando il peso della classe dirigente nazionale, formandosi attorno ai massimi esponenti del potere politico locale e nazionale. Basta citare i nomi dei dirigenti della Democrazia cristiana irpina che hanno occupato posizioni di rilievo nell’ambito del partito e sono tuttora affermati ai più alti livelli politico-istituzionali.

Il mio modesto contributo è anzitutto quello di provare ad interpretare e conoscere la realtà, ma anche quello di provare a modificarla. La speranza di riscatto delle nostre popolazioni deve esplicarsi in un progetto di trasformazione concreta, da promuovere necessariamente in sede politica. Si può e si deve cominciare dal basso, dal piccolo, dal semplice, per arrivare in alto, per pensare ed agire in grande, tentando di migliorare il mondo circostante. In questa prospettiva l’intellettuale, da solo, è impotente, per cui deve riferirsi e agganciarsi alle forze sociali presenti nella realtà storica in cui vive.

Lucio Garofalo

venerdì 20 novembre 2009

D'Alema, i comunisti e la saggezza popolare

Pareva strano che non si fosse tirato in ballo Berlusconi anche per la mancata scelta di D'Alema. In realtà D'Alema lo voleva solo Berlusconi, mentre a livello internazionale il suo prestigio è pari o inferiore allo zero.
Nessuno in Europa ha dimenticato che è stato Ministro degli Esteri di uno dei governi più sgangherati che l'Italia abbia avuto negli ultimi cinquant'anni, ed insieme a lui c'era un altro "grande" della politica di sinistra,Bersani, l'attuale segretario di quell'armata brancaleone che chiamano PD.
Quanto durerà questo partitello di nostalgici della Falce e Martello non si sa, ma certo abbiamo visto nei fatti e diversamente da ciò che la sinistra italiana va cianciando, la totale mancanza di peso internazionale del vero leader del PD in seno alle istituzioni europee.
Un mio vecchio zio, militante di lungo corso nel Partito Comunista, dopo aver compreso la falsità della sinistra italiana e la sua ipocrisia di volersi appropriare dei simboli sacri dei lavoratori, strumentalizzandoli per il proprio tornaconto, già vent'anni fa decise di adottare una particolare ma tutto sommato comprensibile linea di condotta politica: "si venene n'ata vota a casa mia a cercà voti la favece ncè la chiavo rint'a le cosce e lu martiello ncè lu sono ncapo" il che, tradotto a beneficio degli ossidati intellettuali di sinistra, suona più o meno così: "se vengono ancora a casa mia a chiedere voti la falce gliela do tra le gambe e il martello glielo suono in testa".
Quanto di saggio e lungimirante vi fosse in quella amara delusione dello zio ho capito solo crescendo!
Vi voglio in salute... Minima Moralia :-)

martedì 27 ottobre 2009

Partito Democratico: il nuovo corso dell'etica

di Minima Moralia
Personalmente preferirei di gran lunga accompagnarmi con delle escort, magari carine, piuttosto che interagire con politici vecchi, brutti e corrotti.
Mi rendo conto, però, che si tratta di una opinione molto relativa. Negli ultimi anni, in effetti, si tende a far prevalere un discutibilissimo senso di moralità, fondato su valori creati al momento e in taluni casi davvero inaccettabili.
Già mi stupì molto, a suo tempo, quello strano "modus operandi" della stampa di sinistra, la quale in relazione alla tristemente famosa vicenda dell'impenditore Tarantini, dedicò ogni energia a diffondere banalità sulle performance sessuali del premier, anzichè informare sugli sviluppi dell'inchiesta, quella si di rilevanza penale, riguardante gli abusi e i reati commessi, nell'ambito della stessa vicenda, dagli esponenti regionali pugliesi del Partito Democratico.
Allo stesso modo oggi, trovo largamente condivisibile il dubbio morale di chi, riguardando le vicende degli ultimi giorni, si stupisce di un partito che mantiene saldamente in carica e difende Bassolino, d'altro canto criminalizzando e cacciando via il bravo, intelligente e onestissimo Marrazzo.

In realtà, molti, soprattutto nel centrosinistra, provano un grande imbarazzo ogni volta che si imbattono in situazioni dove è permesso parlare o scrivere liberamente ed allora, per evitare di intrappolarsi in discussioni politiche concrete, urlano di attacchi alla democrazia e criminalizzano i pochi giornali fedeli a Berlusconi, ma nello stesso momento ordiscono trame giornalistiche e costruiscono a tavolino pseudo scandali riguardanti la vita privata di questo o di quell'oppositore e, chissà che in mezzo agli oppositori, questa metodica criminale non sia anche adoperata per liberarsi di qualche scomodo alleato.

Può essere vero che questo Governo, in talune occasioni, ha manipolato le leggi piegandole ad interessi personali, ma ritengo questo assai meno grave della condotta di chi, strumentalizzando i valori sacri del lavoro e della dignità umana, distorce a proprio piacimento il senso dell'etica, creando nuove ed improbabili regole morali che sembrano uscite dalla mente di un folle dittatore del passato, con la connivenza di quel popolo, ottuso ma sincero, di intellettuali nostalgici innamorati e traditi dalle ideologie.
Pensavo stamattina alla retorica con cui il PD ha annunciato la grande percentuale di votanti alle primarie, "ben duemilioni e ottocentomila", assai meno, cioè, dei voti della sola Lega Nord. Eppure c'è stata una mobilitazione generale dei "servi di partito" con convocazione porta a porta dei simpatizzanti ed operazioni elettorali non propriamente trasparenti.
Che dire poi della triste trovata del Bersani il quale entusiasta per la sua elezione, in preda ad una euforica eccitazione post-comunista, è andato in fabbrica per tenere un improbabile discorso di politica economica, davanti allo sguardo perplesso degli operai, ai quali non ha mancato di rammentare quanto è dura la vita per chi lavora (come faccia a saperlo proprio lui è un affascinante mistero).
Mi piace concludere questa carrellata di amenità con un pensiero dell'acuto Gervaso:" il moralista, impegnato a predicare la virtù, difficilmente troverà il tempo di praticarla".
Auguro a tutti una buona giornata...di lavoro...di serenità...di speranza. Minima Moralia :-)

lunedì 26 ottobre 2009

Bersani e il Partito Democratico delle novità

di Minima Moralia

IL PD HA IL NUOVO SEGRETARIO!!!
Siamo finalmente tutti contenti e felici.
EVVIVA EVVIVA!
Cosa volete che importi se si tratta di un vecchio comunista, ministro di governi che hanno contribuito al degrado politico ed economico in cui oggi versa il paese, grande sostenitore della goffa e tristissima esperienza del governo Prodi.
E meno ancora importa che sia il candidato prescelto e sostenuto da D'Alema, Massimo D'alema, quello vecchio, non il figlio o il nipote. Avete presente Massimo D'Alema l'amico del coriaceo ed amato governatore Bassolino? Massimo D'Alema, quello che appena arrivato ad Avellino ha invocato l'aiuto di S. Ciriaco chiedendogli "ma perchè te ne sei andato"? Proprio quello là, non uno nuovo.
Ma che importa, adesso il PD è comunque in festa, tutto nuovo, bello e democratico, c'è stata la scelta in fondo.
Anche ad una mia amica mesi fa hanno proposto di scegliere tra un contratto part time e il licenziamento, ma non l'ha presa bene devo dire.

E c'è pure Rosy Bindi, che pontifica sul bravo e sfortunato Marrazzo, facendone un martire da sacrificare sull'altare del moralismo, in luogo di difenderne il diritto ad una esistenza libera e dignitosa come sarebbe giusto. Hanno massacrato la vita di un uomo serio, di un politico moderato e corretto e di un giornalista colto, in nome di una campagna di veleni appositamente creata da un PD disperato e allo stremo, illudendosi di sovvertire con un colpo di mano la scelta democratica e matura del popolo italiano.
E' per colpa di questo centro-sinistra di nuovi e di belli che in Italia oggi ci siamo ridotti ad applaudire Silvio Berlusconi, non certo un grande leader politico ma il solo possibile in questo momento, non fosse altro per la circostanza semplicissima che agisce invece di cianciare, insomma fa, a volte fa male, ma fa.
Di tutto questo, però, adesso non si parli più! Adesso si renda onore a Bersani e alle sue magiche ricette economiche da post-comunista, nell'attesa che si compia per noi cittadini campani la magica alleanza che ci riporterà De Mita, non quello giovane, il nipote, ma quello vecchio, Ciriaco De Mita, tanto più che adesso anche Mastella è fuori gioco, magicamente coinvolto in uno scandalo, proprio ora!

Potremo, così, finalmente consegnare alla storia della grande politica italiana Iervolino e Bassolino e raccomandare i nostri figli alla misericordia di un Santo affinchè li salvi da quello che accadrà in questa regione, ammesso che qualcosa possa ancora accadere.

Auguro a tutti una splendida settimana .... Minima Moralia :-

sabato 24 ottobre 2009

Priorità vere ed emergenze finte

Riporto in breve due inquietanti ed emblematici casi di cronaca della scorsa settimana.

Il primo episodio si è verificato a Milano lunedì 12 ottobre. Un uomo di origini libiche ha fatto esplodere un ordigno rudimentale di bassa potenza, contenente all’incirca due chili di esplosivo artigianale, all'ingresso della caserma Santa Barbara, sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo dell'esercito di piazzale Giuseppe Perrucchetti, nella zona di San Siro, provocando una violenta esplosione. Una compagnia di questo reggimento è attualmente dislocata in Afghanistan. Il bilancio dell'attentato è di due feriti: oltre all'attentatore, che versa in gravissime condizioni, è rimasto coinvolto un caporale di 20 anni, che ha riportato solo lievi ferite.

Il secondo episodio è accaduto a Napoli sabato 17 ottobre. In una casa del rione Sanità, nel centro storico di Napoli, un bambino di 6 anni è morto asfissiato dal monossido di carbonio generato da un braciere che la madre aveva acceso in camera per vincere il freddo. Da due settimane l’Enel aveva staccato i fili della corrente elettrica perché i genitori non riuscivano nemmeno a pagare la bolletta. Il corpo esanime del bambino è stato rinvenuto accanto alla madre agonizzante, anche lei intossicata dalle esalazioni di gas velenoso prodotto dal legno bruciato nella piccola stanza. Entrambi sono originari delle isole di Capo Verde, situate al largo delle coste del Senegal, in Africa Occidentale.

Questo tragico e raccapricciante avvenimento denuncia in modo crudo e inequivocabile la triste realtà in cui sono costretti a vivere molti stranieri immigrati nel nostro Paese.

Il reato di “immigrazione clandestina” è stato introdotto dall’articolo 10 comma bis della Legge n. 94 del 15 luglio 2009 (facente parte del cosiddetto “pacchetto sicurezza”) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 24 luglio 2009, n. 170. Il Decreto Legislativo è in vigore dal 3 agosto. Tale provvedimento ha indotto molte procure a sollevare rilievi e dubbi di legittimità presso la Corte costituzionale. A Torino la Procura guidata da Gian Carlo Caselli ha scritto che le nuove norme prevedono sanzioni pecuniarie irragionevoli e inapplicabili e puniscono “una mera condizione personale dello straniero”.


Il 2 luglio su Micromega, vari intellettuali, tra cui Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia e Gianni Amelio, avevano sottoscritto un “Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa”, in cui si legge: “Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti”.

Come è noto, il tema della sicurezza collegato in termini strumentali al problema dell’immigrazione clandestina, è uno storico cavallo di battaglia della Lega, che istiga ed asseconda gli istinti e i sentimenti peggiori diffusi tra la popolazione, in modo particolare tra gli strati più insoddisfatti e frustrati sotto il profilo economico e sociale.

Di fronte all’enorme tragedia rappresentata dalle nuove povertà che affliggono soprattutto gli immigrati, ma anche i settori più degradati e marginali della società italiana, persino le fasce che un tempo godevano di un relativo benessere, le questioni securitarie cavalcate in chiave elettorale dalla Lega Nord passano inevitabilmente in secondo piano. La vera emergenza è costituita dalla guerra tra i poveri e contro i poveri, non dalle finte emergenze di ordine pubblico legate al bisogno di sicurezza urbana di natura privata ed egoistica o dalle false pandemie inventate ad arte dai mass-media.


Lucio Garofalo



lunedì 5 ottobre 2009

Elite parassitarie dipingono l'Italia come un Paese barzelletta

"Stiamo governando bene e veniamo dipinti dalle elite parassitarie come un Paese barzelletta, perché un'opposizione che non ha altri argomenti e una stampa che ha evidentemente altri obiettivi, descrive un Paese che non esiste".
Lo afferma, con "grande tristezza", il ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta, che elenca quelli che considera i successi del governo Berlusconi, come la "ricostruzione dell'Aquila, l'avvio a soluzione dei problemi di Napoli". Insomma, "il governo ha ben governato, lo dice l'Europa, il Fondo monetario".
E "mentre tutto questo avveniva, la crisi della finanza, le banche, gli ammortizzatori sociali, su che cosa si è concentrato il dibattito? Noemi e Bari.
Il che ci porta a fare una valutazione sullo stato della dialettica democratica del nostro Paese".
Questo, aggiunge, "è il paese dell'ipocrisia, che si scandalizza per i toni forti salvo non scandalizzarsi per le porcherie che accadono sempre".
Riguardo la congiuntura economica, escludendo dal discorso chi ha perso il posto del lavoro ed è in cassa integrazione, "da noi non c'è stata crisi sociale - dice Brunetta - la povertà non è aumentata, anzi è stato esattamente il contrario.
Non sono stati sequestrati manager come in Francia, non sono fallite banche come in Inghilterra.
Non è successo nulla di particolarmente traumatico. Abbiamo fatto delle cose straordinarie, perché il Paese non è in crisi" ma il governo è costretto a rintuzzare il giudizio negativo della "sovrastruttura mediatica e finanziaria di quei circoli, quelle elite parassitarie, che non amano questo governo e le sue politiche economiche e che da questa crisi avrebbero voluto ribaltoni".

sabato 3 ottobre 2009

Impariamo dall'amministrazione di Lioni

"Invito il blogger a pubblicare in prima pagina il bilancio dell'amministrazione di lioni per dimostrare ai nostri amministratori come si "amministra". Buon lavoro a tutti".
(postato da Anonimo)
Invito raccolto... basta cliccare sul link in basso e si è trasferiti alla pagina del Bilancio del Comune di Lioni. Grazie per il suggerimento.

venerdì 25 settembre 2009

Ogni scarrafone è bello a mamma soia

Non poco stupore ha suscitato in molti, me compreso, un recente articolo apparso sulla stampa locale a firma del nostro concittadino e consigliere regionale Mario Sena, riguardante la ricostruzione in Irpinia che, a suo dire, sarebbe avvenuta prima e meglio che in Abruzzo.
Orbene, non me ne voglia l'illustre politico, ma paragonare i containers, qualche casetta di legno (di cui si parla nell'articolo) ed i prefabbricati zeppi di amianto che furono collocati qui, alle case arredate realizzate in Abruzzo, peraltro a tempo di record, è davvero impresa ardua.
Per non parlare di ciò che è accaduto "dopo" in Irpinia: una vera tragedia nella tragedia, con sprechi ed inefficienze che, solo con gli anni, sono emersi in tutta la loro drammatica ampiezza!

Nemmeno la fantasia di Giulio Verne potrebbe trovare giutificazioni, anche solo immaginarie, a questo improponibile paragone.

Forse un pò di orgoglio campanilista e di faziosità politica hanno animato le riflessioni del consigliere Sena.
Una massima di saggezza popolare vuole che "ogni scarrafone sia bello a mamma soia", ma la ricostruzione e le modalità con cui essa è avvenuta in Irpinia, la rendono un capitolo orribile della storia di questa terra, orribile come appunto solo uno "scarrafone" può essere.
Concludo con una nota decisamente fuori tema ma importante: i "giardinetti" sono finalmente più puliti, praticabili e risuonano, oggi come un tempo, degli allegri schiamazzi dei nostri bambini; con un pò di controllo in più e qualche nuovo gioco, sarebbero perfetti. Grazie Sindaco Forte, di queste piccole cose Sant'Angelo ha bisogno e non dei convegni inutili e delle celebrazioni in pompa magna!

Un saluto a tutti i santangiolesi lontani .... Minima Moralia :-)