Il terremoto avrebbe dovuto insegnare ad avvicinarsi di più, perchè tutti hanno vissuto lo stesso dolore (R.Venezia)
Non si può scavare, le macerie del cuore sono troppo pesanti (R.
G.)

giovedì 30 ottobre 2008

Dedicato a tutti quelli che manifestano senza sapere...

Pubblico questa stupenda analisi sulla situazione della scuola e sulla "riforma" Gelmini, ma mi chiedo nel momento stesso in cui mi appresto a farlo, a cosa possa servire. Molti tra coloro che manifestano urlando sono asinacci che mai leggeranno un articolo così lungo, quelli meno tonti sanno già tutto. Comunque sento in cuor mio doveroso partecipare ai lettori questo articolo e spero che ad una persona almeno possa servire per comprendere la verità negata.
Minima Moralia (unico come il maestro) :-))





Perché è necessario riformare la scuola italiana
Il dibattito sul decreto Gelmini ha raggiunto in queste settimane toni inaccettabili. Sulla scuola non si può fare demagogia ingannando quanti hanno intenzione di studiare, di conseguire un diploma, una laurea o un master.

Nelle piazze, sui media, nelle scuole, sono state sparse ad arte autentiche menzogne da professionisti della disinformazione, il tutto per legittimare forme illegali di contestazione che danneggiano in primo luogo il diritto di tanti giovani di poter fruire del servizio scolastico che lo Stato deve garantire a tutti.

In questi giorni abbiamo sentito di tutto: che si licenzierebbero insegnanti, si abbasserebbe l'obbligo scolastico, si chiuderebbero le scuole di montagna addirittura che le lezioni oltre le 24 ore settimanali sarebbero a pagamento e verrebbero affidate a cooperative private. Abbiamo anche sentito che si abolirebbero le mense scolastiche costringendo i bambini a tornare a casa per il pranzo. Tutto questo è semplicemente falso. Mi atterrò dunque ai contenuti del provvedimento che è stato nella giornata di mercoledì approvato anche in seno al Senato della Repubblica.

Gli obiettivi principali del decreto Gelmini
Due sono gli obiettivi cardine che ispirano l'azione riformatrice della maggioranza di centro-destra: primo, una scuola che dia una formazione di qualità a tutti e per tutti offra una opportunità; secondo, il rispetto dei diritti dei contribuenti che pagano le tasse non per foraggiare velleitarismi veterosindacali ma per avere servizi efficienti.

L'introduzione dell'educazione civica; i voti semplici e chiari al posto di giudizi complessi, spesso confusi o contorti; le riaperture delle graduatorie per gli iscritti al 9° ciclo SSIS che erano stati pregiudicati nella scorsa legislatura, a dimostrazione tra l'altro che il Governo tiene fede agli impegni presi in Parlamento (ricordo qui un ordine del giorno votato in Senato a luglio).

Il decreto ridà valore al voto di condotta che ritorna dunque a responsabilizzare lo studente; lo voglio affermare qui con grande chiarezza: essere contro una valutazione della condotta significa perpetuare le nefaste idee sessantottine che hanno contribuito non poco ad indebolire l'autorevolezza della nostra scuola e dei nostri insegnanti.

La situazione reale della scuola italiana
Le polemiche si sono concentrate soprattutto sul cosiddetto "maestro unico". Si è detto addirittura che "Berlusconi" voglia distruggere così la scuola elementare migliore al mondo.

Vediamo però come stanno in realtà le cose.
«L'Unità» titolava il 24 settembre scorso: «L'OCSE sbugiarda la Gelmini: ottima la scuola elementare». Nel corso dell'articolo si leggeva, però, solo che l'Italia è il Paese che più spende per la sua scuola elementare (6.835 dollari per alunno, contro la media OCSE di 6.252$): dunque, «l'Unità» ha scambiato l'eccellenza con il costo, può dunque considerarsi di valore solo un servizio costoso? un criterio a mio parere assai discutibile. Interessante, per altro, un dato tratto dal Libro bianco di Fioroni, che cito testualmente: "È più alta in Italia rispetto ad altri Paesi, sia per la matematica, sia per la lettura, la percentuale di studenti poveri di competenze (che non raggiungono il livello necessario per svolgere i compiti elementari)".

Ciò non solo con riguardo ai quindicenni, ma "analoghe difficoltà si segnalano, infatti, anche per gli studenti di scuola secondaria di primo grado [medie, ndr]".

Una rilevazione INVALSI del dicembre 2005 avente ad oggetto studenti di prima media non a caso rilevava che solo uno studente su quattro sapeva calcolare il perimetro di un triangolo (che personalmente imparai alla scuola elementare), due su tre ignoravano la forma di un triangolo rettangolo, uno su tre ha sbagliato addirittura le addizioni con calcoli decimali. Già questi dati dovrebbero far riflettere chi parla di scuola elementare ottima.

Vi sono però altri dati interessanti. Il TIMSS 2007, che analizza i risultati ottenuti dagli studenti di quarta elementare in matematica, colloca il nostro Paese al quindicesimo posto su 22 Paesi partecipanti al test, pensate dopo Cipro e la Repubblica Moldava, con un arretramento notevole rispetto agli anni Settanta. Ma soprattutto, a fronte di Paesi che hanno il 38% di alunni che raggiungono rendimenti avanzati, l'Italia è fanalino di coda con solo il 6% di studenti con prestazioni di eccellenza.

Non diversamente nelle scienze. Se, infatti, Paesi come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e il Giappone oscillano fra il 12 e il 15 per cento di studenti che hanno livelli avanzati di prestazioni, l'Italia si colloca appena sopra la media con il 9%. Come sottolineano i rapporti internazionali, la scuola elementare italiana manca di "politiche educative che incentivino l'eccellenza negli studenti".Con riguardo alla lettura le cose stanno diversamente: siamo all'ottavo posto. Ma se andiamo a leggere la rielaborazione dei dati fatta da Mauro Laeng e da Aldo Visalberghi su analoghe rilevazioni internazionali degli anni Settanta vediamo un arretramento di ben tre posizioni: negli anni Settanta eravamo al quinto posto.
Lascio agli intelligenti lettori le conclusioni in merito ai dati e fonti da me citati.

Il maestro unico
Che la scuola elementare italiana con il maestro unico fosse fra le migliori d'Europa lo riconosceva esplicitamente l'onorevole Soave del PCI-PDS intervenendo in Aula alla Camera in sede di dichiarazione di voto sulla legge che introduceva i tre maestri nel 1990. Insomma, una prima conclusione è che con i tre maestri, nonostante la enorme lievitazione dei costi, i risultati non sono migliorati anzi sono persino peggiorati. Ciò spiega perché nessun Paese europeo abbia adottato il modulo. In alcuni Paesi europei vi è semmai un insegnante prevalente che svolge 1'80-90 per cento della didattica e insegnanti con competenze particolari (lingua straniera, informatica). Un altro mito da sfatare è la maggiore preparazione professionale di docenti che si dedicherebbero all'insegnamento di discipline specifiche: come noto infatti la preparazione degli insegnanti elementari non è disciplinare ma unitaria. Questo proprio perché, come ben sanno i pedagogisti, alle elementari conta soprattutto l'organicità dell'apprendimento e la unitarietà dell'indirizzo educativo e culturale. Insomma quello che si deve evitare semmai è una differenziazione educativa che rischia di stordire e confondere l'alunno. In un bell'editoriale sul Corriere della Sera, Giuseppe de Rita ha giustamente sottolineato, difendendo la scelta di tornare al maestro unico, che i nostri bambini hanno bisogno di un maestro che sappia e cito testualmente l'autorevole giornalista: "Ricentrare la scuola elementare sulla sua primordiale funzione di formazione e di sentimenti. Hanno bisogno pertanto di qualcuno che li aiuti ad operare una sintesi, e per questo hanno bisogno di una necessità di certezze e di chiarezza di riferimenti, piuttosto che di una dispersione specialistica".

Ma allora qualcuno giustamente si domanderà: "Come si è arrivati ai tre maestri?"
Perché dunque è stato introdotto in Italia il modulo con i tre maestri? Sono andato a rileggermi l'intervento di Ortensio Zecchino, all'epoca senatore democristiano e poi ministro dell'università nei Governi D'Alema e Amato, che votò contro la legge del 1990 voluta fortemente dalla sinistra democristiana e condivisa ideologicamente dal PCI-PDS. Affiorano considerazioni più che mai attuali: "La riforma che ci apprestiamo a varare consegna al Paese una scuola elementare che con la sua nuova organizzazione contrasta con la pressante esigenza del nostro tempo di offrire un sapere unitario, quale valore etico ed insieme esigenza utilitaristica legata quest'ultima alla flessibilità professionale che sempre più spesso si impone nell'arco di una stessa vita lavorativa e che può essere soddisfatta soltanto sul presupposto di un'autentica formazione di base". E ancora: "frantumiamo l'insegnamento per affidarlo ad una pluralità di insegnanti con identica preparazione di base".

Ed ecco arrivata la risposta alla nostra domanda: alla base del modulo vi è "la pressione di quanti hanno inteso così tutelare in modo improprio interessi di categoria (...) stando così le cose - diceva Zecchino - non resta che prendere atto dell'esistenza di uno schieramento che ha inteso privilegiare il momento sindacale svalutando il momento formativo e culturale". Era la stessa ispirazione di altre leggi che in quegli stessi anni hanno, quelle sì, devastato la scuola italiana imponendo un reclutamento fondato su corsi abilitanti di poche ore, prescindendo dal merito e dalla selezione.

La pedagogia che ha ispirato il modulo con i tre maestri, al di là di qualche buona intenzione, ha finito comunque con l'esprimere una tendenza verso il relativismo culturale e verso la banalizzazione della professionalità, direi pure che ha favorito lo scadimento della professionalità. Era la pedagogia che ispirava soprattutto la posizione del PCI-PDS che si risolse a votare contro la legge del 1990 solo perché essa conteneva la figura dell'insegnante prevalente che, leggo testualmente nell'intervento del Capogruppo comunista in Commissione: "svalutava la rilevanza del lavoro di gruppo" e prevedeva livelli differenziati di impegno didattico fra i maestri. Proprio per venire incontro alle critiche dei comunisti e alle pressioni sindacali la circolare attuativa violò la legge (perché la legge del 1990 introduceva il maestro prevalente e non il modulo) ed eliminò la figura dell'insegnante prevalente imponendo il team di insegnanti con pari competenze ed impegno. Una circolare attuativa che sotto il ricatto dei sindacati e del Partito Comunista violò una legge dello Stato.

Le perplessità sul modello a tre maestri
Le perplessità su questo modello organizzativo erano emerse del resto già nella 7a Commissione del Senato nella XIII legislatura, all'interno della stessa maggioranza di centrosinistra. In una risoluzione votata nel maggio 1997 si legge che "occorre ovviare ai rischi di frammentazione e secondarizzazione dell'insegnamento elementare". Dopo aver quindi rifiutato l'eccesso di specializzazione, si sottolineava come "ai fini della qualità del rapporto educativo fra insegnanti ed alunni va risolto il problema della necessità di contenere entro limiti accettabili il numero delle figure docenti che intervengono per gruppi di alunni".

Persino nel Libro bianco di Fioroni si legge un passaggio interessante, laddove, dopo aver stigmatizzato l'enormità della spesa per studente, si osserva che essa deriva fra l'altro da specifiche previsioni normative e al riguardo si fa riferimento esplicito "all'organizzazione dell'insegnamento nella scuola elementare", concludendo che questa spesa molto elevata "è il segno di problemi e di notevoli spazi e opportunità di miglioramento nella allocazione delle risorse".

Insegnante prevalente affianco ad insegnanti specialisti
Ancora qualche riflessione: già i fautori della riforma sostenevano che il modulo era necessario per affrontare la vera novità rispetto alla scuola del passato. L'insegnamento della lingua inglese: inglese ed aggiungo io informatica e in ottica europea magari anche un'altra lingua straniera, sono autentiche novità educative, novità che danno vita anche in alcuni Paesi europei all'affiancamento di specialisti rispetto al maestro unico. Proprio a questo riguardo tuttavia il decreto Gelmini chiarisce che non spariranno gli insegnanti specialisti, affiancheranno quello che appare dunque come un insegnante prevalente e non come un maestro unico. L'articolazione dei quadri orari su 24, 27 e 30 ore settimanali a scelta delle famiglie, a cui va aggiunto il tempo mensa, impone del resto la presenza di docenti specialisti.

La manovra finanziara vuole valorizzare l'impegno e la preparazione degli insegnanti.
Il Libro bianco conferma semmai a p. 11 una valutazione ampiamente diffusa su ciò che serve veramente al miglioramento del nostro sistema scolastico. "Le indagini internazionali - si legge - suggeriscono che l'efficacia dell'azione educativa è determinata in modo decisivo da forme integrative della retribuzione degli insegnanti, fondate sul merito, mentre non risulta rilevante - lo afferma testualmente il Libro bianco - a tale fine, la diminuzione delle classi ed il numero di ore di insegnamento". Dunque valorizzare i professori, il numero delle classi ed il numero di ore non è decisivo...

E qui tocchiamo due punti invece decisivi: la manovra finanziaria ha stabilito che il 30% delle risorse risparmiate con i tagli di organico, fra cui quelli legati all'introduzione del maestro prevalente serviranno a valorizzare economicamente l'impegno e la preparazione degli insegnanti. Si tratta di una cifra enorme: 2 miliardi e 300 milioni di euro, quando l'aumento concesso dal contratto Moratti, il più remunerativo degli ultimi quindici anni per i docenti, fu di 800 milioni di euro da distribuire a tutti. Qua 2 miliardi e 300 milioni di euro. È una autentica svolta che dovrebbe consentire di pagare finalmente di più gli insegnanti meritevoli. Perché detto fuor di metafora la scuola prima di tutto è ora che faccia a meno di docenti che scaldano la poltrona durante le ore di lezione e non insegnano nulla di costruttivo ai nostri figli, anzi semmai ne rovinano l'educazione e la preparazione...

Infine, proprio l'art. 4 del decreto Gelmini afferma testualmente che "Una parte delle risorse risparmiate a seguito della soppressione dei moduli saranno destinate ad aumentare il tempo scuola sulla base delle richieste delle famiglie". Dunque, il maestro prevalente non pregiudicherà, anzi favorirà ancora più di oggi le madri lavoratrici che hanno necessità di un sistema scolastico che accolga i loro figli nelle ore pomeridiane.

Personalmente spero che il decreto Gelmini non sia solo un passo fine a se stesso ma l'inizio di un cammino che porti passo dopo passo a modifiche sostanziali di cui la scuola e l'Università sentono vivo il bisogno.

Da Studenti, da genitori, da cittadini ci dovremmo preoccupare di difendere il nostro diritto allo studio, il diritto al Sapere, di difendere futuro dei nostri figli.

*Studente di Scienze Politiche


da http://www.primapaginamolise.it/detail.php?section=universita&news_ID=11955&goback_link_ajax=generate_section_list()

domenica 19 ottobre 2008

il razzismo è reale o percepito ?

"VAI A RACCOGLIERE BANANE IN AFRICA"
Arbitro razzista insulta un giocatore nero
DAVIDE FEDERICI
VIGEVANO
«Andate a raccogliere le banane nel Congo belga». L'offesa razzista su un campo di gioco a un atleta di colore non è arrivata da un ultrà del pubblico e nemmeno da un avversario ma, incredibilmente, da uno degli arbitri. E' successo l'altra sera a Vigevano durante l'incontro di basket di serie D tra Cat Vigevano e Bopers Casteggio. Destinatario dell'insulto un giocatore del Casteggio, Bryant Inoa Piantini, 20 anni, italo-dominicano, che era stato appena sostituito dopo aver commesso un fallo ed aveva protestato con l'arbitro prima di raggiungere la panchina.
La gara stava vivendo gli ultimi minuti, con il punteggio in bilico. Uno degli arbitri, Mauro Pansecchi, 35 anni di Pavia, fischietto tra l'altro di notevole esperienza, che arbitra dal 1992 e dirige anche incontri di serie B e A2 femminile, s'è lasciato scappare la frase che i giocatori in campo hanno sentito distintamente.

Tra di loro anche l'altro atleta di colore del Casteggio, Davide Sartore, centro di 29 anni, italo-somalo, che ha attraversato l'area e s'è messo faccia a faccia con l'arbitro, urlandogli più volte: «Cosa hai detto? Cosa hai detto?». Sono seguiti alcuni minuti di totale bagarre, con gli ospiti che cercavano di allontanare il loro compagno dal direttore di gara.
«L'arbitro aveva la coda di paglia, sapeva di aver sbagliato lui - commenta Inoa Piantini, il giocatore insultato -. Io stavo uscendo dal campo e non ho sentito quella frase, ma il mio compagno sì. E siccome l'arbitro ha parlaro al plurale, s'è sentito chiaramente coinvolto anche lui e ha reagito. Gioco in Italia da due anni e già m'era capitato di ricevere insulti razzisti dal pubblico avversario, ma da un arbitro no, non me l'aspettavo. Non è certo una cosa normale, un arbitro è lì per gestire le situazioni e non per crearle».

La società coinvolta (in cui tra l'altro pure l'allenatore, Alberto Rai, è italo-somalo) tende a minimizzare l'accaduto: «Non facciamone un caso - dice il direttore generale del Bopers Casteggio, Cristiano Bonferoni - è stato un malinteso, dopo la partita si sono chiariti e l'arbitro ha chiesto scusa». In effetti un colloquio al termine dell'incontro c'è stato, con i dirigenti e con Sartore, ma non con Inoa Piantini, il destinatario della frase razzista. Su eventuali denunce, il giocatore si rimette alla dirigenza («Non so cosa abbiano deciso»), mentre Bonferoni prende tempo: «Devo ancora parlarne con la società».

Ma un'indagine disciplinare potrebbe partire comunque, d'ufficio. All'incontro era presente, tra il pubblico, il presidente provinciale della Federbasket, Luigi Ottobrini, che ha segnalato il caso per «fare le opportune verifiche. Se quanto mi è stato raccontato è vero, voglio sperare che l'arbitro non avesse davvero l'intenzione di rivolgere un'offesa di contenuto razziale».
Mauro Pansecchi ieri non era rintracciabile. Se dovesse esserci un provvedimento disciplinare nei suoi confronti, le sanzioni possibili vanno dall'ammonizione alla sospensione.
 
(da LA STAMPA del 19/10/2008)

sabato 11 ottobre 2008

In Italia non sappiamo copiare !

FINLANDIA, I SEGRETI DELLA SCUOLA MIGLIORE DEL MONDO

 

Ecco i ragazzi che studiano nella migliore scuola del mondo, i primi della classe secondo il Programme for international students assessment ( Pisa ) promosso  dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo ( Ocse ) in 41 paesi. Un test fatto apposto per misurare il livello di preparazione degli alunni della scuola dell'obbligo che quest'anno, per la seconda volta, ha visto trionfare i giovani finnici tra 250.000 concorrenti, con gli italiani mestamente al 26° posto.
Il segreto di questo successo stanno anche nei numeri :
oltre l'11 % del bilancio statale è destinato alla scuola ( 3 miliardi 360 milioni di euro ).

Sono 596.000 gli studenti iscritti alla scuola dell'obbligo tra i 7 e i 16 anni.
Il ciclo obbligatorio dura 9 anni, divisi in 6 anni di elementari e 3 di media inferiore.
In questa fase anche i libri di testo sono a carico dello stato.
L'accesso al liceo, facoltativo, ma sempre a spese dello stato, avviene a 16 anni e dura tre anni che si concludono con un esame simile alla nostra maturità.
Gli insegnanti, una task force di 43.000 persone, sono ben pagati ( 2.500 euro lordi lo stipendio di ingresso, 4.500 quello di un preside ) ben addestrati nei master post-universitari e con una missione precisa : mantenere il primato scolastico del paese. Ogni insegnante ha la possibilità di aumentare le proprie entrate ( le imposte in Finlandia sono progressive rispetto al reddito ) scrivendo libri di testo, facendo consulenze, mentre ogni ora in più passata in classe viene pagata a parte. Ogni anno sono previste 13 settimane di vacanza. Sono molto esigenti con i loro studenti, che sanno che per andare avanti hanno bisogno di conseguire ottimi voti ( che in Finlandia vanno dal 4 al 10 ). E i voti sono considerati utili perché spinge i ragazzi a una sana competizione. A nessuno è concesso di rimanere indietro nel rendimento.
Una delle figure chiave per capire l'efficacia del sistema scolastico finlandese è quella dell'insegnante di supporto, lo specialista formato in duri training post-universitari che segue i ragazzi più fragili, svogliati o meno dotati. Una perdita sociale che non si possono permettere. E così in ogni scuola è dotata di un Osservatorio per il benessere dei ragazzi, con tutor e psicologo, capace di coinvolgere anche mamma e papà e che negli ultimi tempi si è mobilitato contro il bullismo e ogni forma di mobbing scolastico : contro vandalismi, prepotenze e furti la parola d'ordine è " tolleranza zero ". In compenso questi cerberi del rendimento scolastico, vista come una vera e propria mission, si sforzano anche di attualizzare i programmi. Esemplare il libro di testo di economia domestica, scritto dalla professoressa Paivi Immonen, che spiega come stirare, usare i detersivi, mettere in ordine la propria stanza, amministrare la paghetta settimanale, mangiare in modo corretto, riconoscere un'intolleranza alimentare, riciclare i rifiuti e perfino fare acquisti su internet. " Noi insegnanti abbiamo un forte spirito d'iniziativa " osserva Raul Aspegren, laureato in storia a Genova " gli stipendi alti e la possibilità di guadagnare di più scrivendo libri o facendo consulenze sono un bell'incentivo ". Abbiamo voglia di innovare, di progettare ". " Imparare è fare " spiega Sanna Pakkanen, laureata in fisica e insegnante di matematica e scienze " e anche per capire l'algebra o la fisica bisogna usare il cervello, gli occhi, le orecchie e le mani ".E la matematica rimane al centro della scena e basta seguire una lezione per rendersene conto. Spiega il professore di matematica e fisica da più di vent'anni Kimmo Jorasmaa " Applicazione concreta di concetti astratti, questo è il metodo vincente. Io in classe faccio dei veri show, coinvolgo i ragazzi, voglio che capiscano davvero l'utilità quotidiana, reale, del calcolo matematico".  " La forza della nostra scuola è che è gratuita, paritaria, flessibile….e inflessibile " dice Hiekki Lauttasaaren, insegnante di lingue, in un istituto dotato di sauna e piscina, " e dai 13 ai 16 anni i ragazzi seguono tante materie obbligatorie, dove le materie scientifiche sono ritenute la vera scommessa del futuro, ma hanno anche tante opzioni facoltative, ridotte con le nuove direttive del ministero dell'Educazione che tende appunto a prediligere quelle obbligatorie e scientifiche : musica, arti visuali, danza, attività manuali ". I ragazzi a scuola si divertono, perché la scuola è costruita ad hoc per loro, come sostengono gli studenti intervistati : " Intervalli lunghi, professori preparati, aule attrezzate, pasti caldi, matematica, chimica e musica,fisica e economia domestica,danza e geografia ". Questo primato nella formazione scolastica comporta come visto uno sforzo titanico, ma è visto come un' investimento prioritario per il Paese : questa ginnastica di massa dei cervelli costa allo stato ben 3 miliardi 360 milioni di euro , l'11,2 % della spesa pubblica, il 6,5 % del Pil, 6 mila euro per ogni bambino iscritto alle elementari. Garantisce però strutture e materiali che a noi italiani sembrano fantascienza. Aule con i computer collegati ad internet, videoproiettori e schermi televisivi in ogni classe, biblioteche ed emeroteche, giochi educativi per imparare la matematica o la geografia, laboratori per lavorare il legno, i tessuti o la ceramica, stirerie e cucine perfettamente attrezzate per imparare l'economia domestica e aule di musica con tanto di sintetizzatore elettronico, basso, batteria, microfoni, palestre attrezzate, piscine, saune. Un altro mondo!

 

 

Tratto da:   http://www.alagoas.it/Formazione/formazione27.asp

venerdì 10 ottobre 2008

Tutto il mondo è paese !

CLAMOROSO! Dopo 15 anni la Asl non riesce a riprendere i soldi pagati al falso medico. La Cassazione: "Il processo ricominci da capo"

3 Ottobre 2008 – 11:00

di Gabriele Mastellarini per Il Sole24Ore

La decisione n. 22652 della Suprema Corte di Cassazione (depositata il 9 settembre scorso) prende le mosse dalla vicenda di un medico che, per oltre 11 anni (dal 1982 al 1993), era iscritto nelle liste della Usl n. 2 di Sant'Angelo dei Lombardi. Esperienza interrotta quando si era scoperto che in realtà aveva solo il camice e «risultava privo di titolo di studio e di abilitazione all'esercizio della professione».

Dal '94 l'Unità Sanitaria Locale, successivamente passata in gestione liquidatoria, ha cercato di recuperare gli emolumenti corrisposti, chiedendo un ulteriore risarcimento dei danni «per le specialità mediche fornite e per glia accertamenti clinici erogati a seguito delle prescrizioni rilasciate». Quattordici anni di battaglia legale finora inutili perché la Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte d'Appello di Napoli, dichiarando la giurisdizione della Corte dei Conti e spianando la strada ad altri due gradi di giudizio (primo grado davanti alla sezione regionale ed eventuale appello presso la sezione centrale) per i quali si impiegheranno tra i quattro e i cinque anni in tutto.

La Usl riteneva competente il giudice ordinario perché si trattava di un rapporto di "convenzionamento" e non di dipendenza, mentre la Cassazione ha spiegato che: «Alla giurisdizione della Corte dei Conti in materia di danno erariale da responsabilità amministrativa, sono riconducibili tutte le condotte del soggetto collegato alla pubblica amministrazione da un rapporto di servizio (consistenti in azioni o omissioni imputabili anche a sola colpa o negligenza) che arrechino un detrimento alla pubblica amministrazione stessa. Peraltro – si legge ancora – nel caso in cui un privato dichiari fraudolentemente il possesso di un'abilitazione professionale di cui sia effettivamente sprovvisto, tale condotta illecita e potenzialmente dannosa, può considerarsi alla base di tutto il successivo sviluppo del rapporto e dei pregiudizi conseguenti».

In passato la Cassazione a Sezioni Unite (n. 9957/2006) aveva ritenuto competente la Corte dei Conti per i danni da iper-prescrizione di medicinali e si era espressa allo stesso modo per i sanitari dipendenti delle Asl «sprovvisti di un valido titolo di studio». Nel caso in esame, il Tribunale di Napoli aveva già sancito la giurisdizione della Corte dei Conti, ma il collegio d'Appello accogliendo il ricorso della Usl aveva cambiato registro ritenendo competente il Tribunale civile. Il conflitto di competenze è stato risolto dalla Cassazione a Sezioni Unite che ha azzerato l'intera vicenda, riaprendo il contenzioso nella legittima sede.

mercoledì 8 ottobre 2008

LA RESTAURAZIONE

 
Sostengo alacremente l'opinione di chi ha indicato, come metro per valutare la credibilità dell'attuale quadro politico, il criterio del "dove ero io" "cosa ho fatto io"; la risposta, per alcuni noti personaggi, è insita nella drammatica realtà in cui versa il paese ed appare in tutta la sua preoccupante evidenza se si confrontano i risultati della gestione post-sisma, con quanto è stato fatto in paesi vicini, che apparivano più svataggiati in partenza.

Non si tratta di disfattismo ma di amara verità. Delle clientele, ad esempio, si parla oggi come se fossero una piaga da imputarsi ad un sol uomo, come se i politici locali ed i loro scagnozzi senza denti, fossero stati semplice strumento obbligato di tale stato di cose.

Oggi tutti vogliono apparire sotto una nuova veste candida ma si tratta per lo più di anime sporche ed incapaci che cercano disperatamente di sedersi sul carro di un troppo ingenuo vincitore.

Certo non si capisce, a parte la buona fede e l'inesperienza, quale sia l'interesse del vincitore a questa estrema e pericolosa tolleranza: passino certe inopportune alleanze, utili a fini elettorali, ma davvero sperare di amministrare bene insieme a chi tanto male ha già fatto, mi pare proditorio oltre che assurdo, spero che non sia davvero così.

Sono comunque finiti i tempi delle vacche grasse quando l'impunità si ricollegava all'enormità degli interessi in gioco: oggi non vi è nessuno, fosse anche il giudice di pace del più piccolo paese, disposto a pregiudicare la propria onestà ed il proprio senso dell'onore per difendere gli scempi che taluno volesse ancora porre in essere ai danni di questa comunità, tanto più se trattasi di figure di secondo piano, appartenenti alla preistoria della politica ed invecchiati con essa.

La legalità venga prima di tutto, non solo come vuoto proclama, ma come effettivo punto di riferimento dell'azione amministrativa, politica e civica di tutti i membri di questa comunità. Stiamo già osservando con molta perplessità gli eventi e presto potrebbero esserci per tutti sorprese amare.

Dr. Imbriano, per l'ultima volta si svegli, perchè la restaurazione da lei tanto temuta e da me a suo dire rappresentata, l'hanno già compiuta sotto il suo naso, forse anche alcuni di quelli che lei chiama amici. Io non le scriverò, lei se vuole può farlo, finchè siamo in tempo ancora.

Con sommo rammarico .... Minima Moralia :-(

martedì 7 ottobre 2008

L'Italia del "dire" e l'Italia del "fare".

 

Sperando che finalmente si voglia ricominciare ad usare il cervello, elaborando pensieri autonomi ed evitando di sostenere passivamente le posizioni demagogiche che la vecchia classe politica ha assunto come unico strumento della sua azione, portando allo sfascio l'Italia, abbiamo deciso di pubblicare una approfondita analisi di Marino Petrelli, dalla quale si evince con drammatica chiarezza l'ennesimo tentativo di strumentalizzazione da parte della "politica delle promesse" contro l'iniziativa della "politica dell'azione".

Sperando possa servire ai nostri concittadini per formarsi una idea critica sulla situazione ci permettiamo di osservare che, dopo il patetico atteggiamento del PD e dei Sindacati in occasione della vicenda Alitalia, ci poteva forse essere risparmiata questa ennesima farsa, magari impegnandosi per arricchire l'indispensabile riforma della scuola di idee in grado di migliorarla e non solo facendo un ostruzionismo insano ed ipocrita.

La scuola oggi è davvero uno "stipendificio" e questo, in primo luogo, danneggia gli insegnanti più bravi e volenterosi, a beneficio dei fannulloni parassiti che nella confusione hanno imparato a nascondersi e ad rimpinzarsi.

Blogger Sammy

 

 

In piazza contro il maestro unico. Ma in Europa è una prassi

di Marino Petrelli (2 ott. 2008)

 

Genitori, bambini e docenti precari hanno "occupato" pacificamente questa mattina la scalinata del ministero dell'Istruzione presidiato dalle forze dell'ordine per dire no alla riforma del ministro Mariastella Gelmini. Nel "No Gelmini day", il cartello più gettonato, recita: "Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini", anche se molto numerosi gli slogan contro il ritorno del maestro unico. Un bambino con in mano il suo joy stick, contesta la riduzione del tempo pieno e il cartello che porta al collo recita: "bambino modello Gelmini: dalle 13 alle 20 davanti alla Play Station". La protesta si è allargata nel pomeriggio a diverse scuole elementari di Roma. E venerdì scenderanno in piazza gli studenti dei licei della capitale con una mobilitazione che si concluderà alle 10 davanti Viale Trastevere.

 

Tutti contro il ritorno del maestro unico, insomma. Ma in Europa come vanno le cose? Entrando nella banca dati della rete "Eurydice" sui sistemi educativi europei si fa una scoperta interessante: nessun paese prevede nella scuola primaria la pluralità dei docenti che vige in Italia nell'organizzazione modulare. Vediamo qualche esempio. In Austria, per tutti e 4 gli anni della scuola primaria, c'è un maestro unico per classe più un insegnante di religione e, in certi casi, insegnante di lavori tecnici e/o tessili. In Estonia, Finlandia e Francia nei primi 6 anni del ciclo di base, corrispondenti al livello primario, c'è un maestro unico generalista per tutte le materie. In Francia, ci sono talvolta insegnanti negli ambiti artistici e sportivi, ma si tenta di "scoraggiare" queste iniziative. In Germania, maestro unico nel primo e secondo anno; dal terzo vengono introdotti più maestri per le varie materie per abituarli al livello secondario. In Inghilterra c'è il maestro unico, generalmente annuale (cambia ogni anno). In Portogallo, lo stesso insegnante accompagna la classe per tutto il primo ciclo del percorso obbligatorio (6 a 10 anni di età). In Spagna: maestro unico. Insegnanti specialisti per educazione fisica, musica, lingua straniera e per eventuali altre materie offerte dalla scuola. In Svezia, in genere, un insegnante per i primi 3 anni del ciclo unico (da 7 a 10 anni).

 

Forte del suo piano, il ministro non si lascia scoraggiare: "Ci sono due Italia: una è per una scuola di qualità, degli insegnanti che vogliono essere pagati meglio ed è quella della maggioranza degli italiani. L'altra è quella di una piccola frangia che ha deciso di non guardare i problemi e preferisce protestare. Li lascio fare", ha affermato, a margine di un convegno alla Luiss, commentando le manifestazioni di protesta. Per il ministro occorre, inoltre, ragionare "sulla possibilità di un modello di valutazione esterna, eventualmente affidata a un team di professionisti, che periodicamente visitino le scuole, adeguatamente accompagnato da processi di autovalutazione basati su modelli standardizzati e uniformi".

 

E in serata arriva anche la presa di posizione del premier Berlusconi. "I leader dell'opposizione si sono inventati l'ennesima menzogna, la presunta cacciata di 87mila docenti. Non c'è e non ci sarà nessuna cacciata. Il numero di 87 mila è quello degli insegnanti in meno che abbiamo programmato da qui a tre anni e che si realizzerà con i pensionamenti e il blocco del turn over", così il presidente del Consiglio nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi affiancato dal ministro anti sprechi Renato Brunetta e dalla stessa Gelmini.

 

"C'è un egualitarismo che troverebbe cittadinanza in un sistema socialista", ha commentato Berlusconi spiegando la necessità di cambiare il sistema scolastico italiano. "Abbiamo parlato del 7 in condotta, ma è chiaro che gli insegnati avranno buon senso, ha continuato Berlusconi aggiungendo comunque di essere certo che gli italiani "abbiano gradito l'impegno del governo contro il degrado e la maleducazione perché ritorni il senso di responsabilità contro fenomeni di aggressività e bullismo".

 

E ancora: "Con il maestro unico ci saranno insegnanti che si libereranno per il tempo pieno" ha detto il presidente del Consiglio. "Pensiamo di poter garantire un aumento del 50 per cento o anche più del tempo pieno. Avremo meno insegnanti, come nel resto d'Europa, e questi insegnanti intendiamo pagarli meglio".

 

Su fronte dell'innovazione, la Gelmini ha annunciato che da novembre nelle scuole medie arriveranno 10mila lavagne interattive multimediali. Le lavagne saranno fornite alle scuole complete di videoproiettore e casse acustiche insieme ad un pc portatile. Spetterà all'agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica (ex Indire) organizzare la formazione per 24 mila docenti sulle lavagne multimediali. Che, nelle intenzioni del ministro, daranno il via "alla scuola digitale in Italia".

 

da http://blog.panorama.it/italia/2008/10/02/in-piazza-contro-il-maestro-unico-ma-in-europa-e-una-prassi

lunedì 6 ottobre 2008

LA" PACIFICAZIONE" di Minima Moralia

Con un comunicato stampa S. E. Francesco Alfano, annunciava l'impegno immediato dell'intera Diocesi raccolta "… in preghiera continua, in una tenda allestita in località Pero Spaccone, in prossimità di una delle case vicine al presidio militare… " e continuava affermando "… lì dove i potenti alzano la voce ed i manganelli, noi proponiamo il silenzio che accoglie e al tempo stesso denuncia, il silenzio dove germoglia la Parola di Dio, per portare speranza ad ogni uomo…".

Sono parole bellissime, certamente forti come il momento delicato impone, esortanti ad opporre la preghiera ed il silenzio della riflessione cristiana, ai "manganelli" metaforicamente individuati nella prepotenza di uno stato che, chiudendosi al dialogo, finisce per trattarci come sudditi anziché come cittadini.

Ne è nata una pretestuosa polemica ad opera di taluni che vedendo nelle parole del Vescovo addirittura una istigazione alla violenza, hanno chiesto ed ottenuto chiarimenti in un comunicato pubblicato sul blog Nuovasantangelo (http://nuovasantangelodeilombardi.blogspot.com/) nel quale, ove mai ve ne fosse stato bisogno, si spiegava che "….in piena fedeltà con il dettato evangelico il cristiano a voce alta denuncia ogni azione che lede la dignità dell'essere umano (nel merito l'occupazione militare del territorio avvenuta notte tempo) rispondendo non con le stesse modalità, ma con il silenzio che si fa preghiera… ".

Non contenti i polemici opinionisti si sono lasciati andare a considerazioni incomprensibili, sempre orientate nel senso di evidenziare una sorta di istigazione alla reazione violenta da parte del Vescovo.

Tralascio ogni più approfondito commento in proposito perché mi appare evidente, anche se non ne comprendo le ragioni, la natura pretestuosa e strumentale della polemica ed affido alla riflessione individuale le conclusioni.

Voglio però fornire un ulteriore strumento di comprensione e di analisi che a mio parere è offerto da alcuni autorevoli interventi che hanno preceduto quello di S.E. il Vescovo, tutti orientati nel senso di contestare la "militarizzazione" dell'area del Formicoso e nei confronti dei quali solo apprezzamento e mai critica si è levata da parte degli stessi leali opinionisti che oggi, invece, contestano il Vescovo.

  • Dalla LETTERA APERTA A BERTOLASO di Franco Arminio : Dottor Bertolaso ... non siamo in Somalia. Non è possibile che per fare sette buchi bisogna impegnare esercito, poliziotti e carabinieri per sei mesi... sono quindici anni che subiamo questa minaccia .... quel filo spinato è piantato nella nostra pelle ed è una ferita insopportabile.

  • Da FORMICOSO IN SINTESI di Franco Arminio: "….. la notte del 29 settembre l'esercito invade il Formicoso e insedia col filo spinato una zona di interesse strategico nazionale. In altre parole viene circoscritto un pezzo enorme della bellissima altura per fare la più grande discarica della Campania…."

  • Dal COMUNICATO della Comunità Provvisoria: Salviamo il grano del Formicoso tutti insieme .... chiediamo la rimozione del filo spinato e lo stop alla militarizzazione.

  • Dal COMUNICATO del dott. Erminio D'Addesa ex Presidente del Consiglio Provinciale di Avellino
    "L'occupazione militare di Pero Spaccone
    è ormai cosa fatta anzi anticipata rispetto alla data stabilita del 2 ottobre. I militari stanno provvedendo alla recinzione dell'area e si ricava davvero una brutta impressione nel vedere il filo spinato che viene srotolato e posizionato lungo i terreni predestinati a essere trasformati in una megadiscarica di proporzioni veramente gigantesche…."

Mi scuso prima di tutto con gli autori dei comunicati e con Franco Arminio per aver riportato solo in parte il contenuto degli scritti estrapolandone i passaggi relativi alla "militarizzazione" del Formicoso (per la visione integrale del testo rimando comunque al sito della Comunità Provvisoria: http://comunitaprovvisoria.wordpress.com) e voglio anche apertamente dichiarare il mio pieno sostegno alle forze dell'ordine e ai militari inviati a presidiare l'area del Formicoso: fanno il loro lavoro e sono certo lo faranno bene nell'interesse della comunità intera.

Non posso esimermi dal chiedere, però, a coloro che contestano le parole del nostro Vescovo, tra cui il Sig. Imbriano, se non erro acuto estimatore di Arminio (in occasione della presentazione del libro 'Vento Forte tra Lacedonia e Candela' lo definì "… poeta-scrittore irpino, espressione sublime della identità culturale di questa terra, avvenuta in molti paesi dell'Irpinia, ha contribuito in maniera importante a risvegliare la 'coscienza civile' dei cittadini e ad animare sempre più la discussione sul futuro dei nostri paesi…") e sostenitore della Comunità Provvisoria, come mai solo adesso si risveglia in loro questo pacifismo oltranzista, nei riguardi proprio del Vescovo, che di fronte a questa indubbia e finora indiscussa "occupazione militare" dell'area interessata dagli scavi, ha invitato non già alla reazione violenta (che avrei anche io riprovato con sdegno) ma alla riflessione cristiana e alla preghiera.

Si cerchino pretesti migliori, se non più validi almeno più intelligenti e si abbia talvolta il pudore del silenzio ed il rispetto per l'opinione di chi, senza tornaconto alcuno, si schiera dalla parte della tolleranza e della benevolenza, contro la polemica pretestuosa e l'ipocrisia.

Con molta delusione ma con altrettanta speranza che, depurandosi dagli avvelenatori del recente passato, il mio paese possa ricominciare a vivere serenamente, con l'aiuto di Dio e di ogni persona seria ed onesta, vicina e lontana che sia.

Con orgoglio di appartenenza e lealtà ... Minima Moralia J

venerdì 3 ottobre 2008

NO COMMENT !

TEMPI DURI PER I FANNULLONI

Già dimezzate le assenze per malattia
Brunetta: "Sono meglio di Padre Pio"

E sulla decurtazione dello stipendio spiega: "In realtà con la malattia non viene tagliato lo stipendio ma non viene dato il salario accessorio che è legato alla presenza, tra i 10 e i 15 euro"

 Roma, 2 ottobre 2008 - "In pochi mesi si è registrata una diminuzione di quasi il 50% delle assenze per malattia e non sono un taumaturgo". È quanto ha dichiarato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, nel corso della trasmissione 'Faccia a faccià Su Radio3.

"Sono meglio di Padre Pio", ha proseguito scherzando il ministro, che poi ha parlato delle polemiche riguardanti la decurtazione dello stipendio per malattia: "I lavoratori pubblici malati si sentono agli arresti domiciliari? Se è così - ha precisato il ministro - vuol dire che non hanno la coscienza a posto. In realtà con la malattia non viene decurtato lo stipendio ma non viene dato il salario accessorio che è legato alla presenza".

 In particolare, ha spiegato Brunetta, "il salario è composto di due parti, una fissa e un'altra legata alla produttività che mediamente vale tra i 10 e i 15 euro. È chiaro che se il dipendente pubblico sta a casa per malattia questa seconda parte viene decurtata".

(da "Quotidiano.net")

mercoledì 1 ottobre 2008

....c'è una cordata pronta per rilevare ospedali ?

01/10/2008
 
Decreto taglia-ospedali, ultimo appello dei sindaci

MICHELE VESPASIANO Sant'Angelo dei Lombardi. La notizia che sarebbe in dirittura di arrivo il decreto taglio-ospedali approntato dall'Assessore regionale alla Sanità, Angelo Montemarano, ha indispettito ancora di più le comunità e i sindaci dell'Alta Irpinia. In quest'area i presidi ospedalieri di Sant'Angelo dei Lombardi e di Bisaccia sono tra quelli che potrebbero vedersi ridurre reparti e servizi di estrema importanza, come quelli del pronto soccorso. Il primo cittadino di Bisaccia, Marcello Arminio, anche nella veste di presidente del Comitato dei Sindaci dell'Asl Av1, lamenta il mancato coinvolgimento degli enti locali: «Ho personalmente chiesto all'assessore Montemarano di non decidere sulla testa dei comuni, ma di sentire prima le ragioni delle comunità che vivono la dura realtà quotidiana. In risposta, però ho ottenuto solo spallucce, assieme allo scaricabarile di responsabilità su Berlusconi e sul governo. Quando sento parlare di tutela delle isole e di aree svantaggiate mi chiedo: ma i nostri paesi, le nostre contrade non sono forse isole sperdute e dimenticate in una regione che ha occhi solo per Napoli? E le nostre montagne possono forse considerarsi alla pari della ricca pianura costiera? La verità è che la pianificazione sanitaria e ospedaliera non si può fare con logiche ragionieristiche poich la salute della gente non è merce da mercato. La vita di un uomo vale mille volte di più di qualunque bilancio regionale». Forti preoccupazioni arrivano pure dal primo cittadino di Sant'Angelo dei Lombardi, Michele Forte, che, richiamando il documento inviato a Montemarano da oltre 20 sindaci, ricorda: «Una popolazione come quella altirpina, distribuita su un territorio molto vasto, fatto di contrade, piccoli comuni montani a volte raggiungibili con difficoltà soprattutto nella stagione invernale, la presenza di alcuni distretti industriali e una viabilità stradale sempre più caotica per la presenza di un asse viario che mette in comunicazione le due più importanti autostrade per il Sud, richiedono servizi sanitari efficienti ed efficaci che i tagli ai servizi ospedalieri non garantirebbero. Mi chiedo, allora, se non si stia pensando di consegnare il nostro ospedale interamente alla sanità privata, considerato che già oggi la Don Gnocchi ha oltre i due terzi dei posti letto disponibili». Nell'Ospedale «Criscuoli» di Sant'Angelo dovrebbero chiudere le unità operative di Pediatrica, Ostetricia e Ginecologia, mentre il Pronto Soccorso dovrebbe essere trasformato in Psaut e affidato ai medici del 18. Le notizie che arrivano da Santa Lucia non fanno dormire sonni tranquilli neppure alla comunità di Ariano. Infatti, secondo il documento di riordino che Montemarano si accinge a varare, i reparti che hanno un'occupazione di posti letto inferiore al 75% e quelli di ostetricia e di ginecologia che fanno registrare meno di 400 parti annui sono da sopprimere. E in questi parametri ricade anche l'ospedale del Tricolle.
 
Da "Il Mattino" del 01/10/2008