Il terremoto avrebbe dovuto insegnare ad avvicinarsi di più, perchè tutti hanno vissuto lo stesso dolore (R.Venezia)
Non si può scavare, le macerie del cuore sono troppo pesanti (R.
G.)

mercoledì 16 aprile 2008

De Mita è fuori dal Senato, Nusco attonita


L'ex premier Dc non ha commentato. Pomeriggio durissimo per lui. La moglie Anna Maria offre pasticcini nel giardino di casa

AVELLINO — (Dalla nostra inviata) Ofantina bis. Dopo mezz'ora di montagne due segnali stradali: uno ndica Nusco, l'altro un «Laboratorio della biodiversità». Ma arrivando nel borgo di Ciriaco De Mita si capisce che forse le due frecce indicano la stessa cosa. Le urne si sono chiuse da poco e il paese è immerso in un gelido silenzio.
Tutto è fermo e sospeso, l'aria è tagliata solo dal volo dei corvi sul campanile: «Non è buon segno, non è buon segno…», dice un vecchio che, oleografia contadina a parte, ha davvero i baffi ottocenteschi e la coppola. Ma la biodiversità, per così dire, di Nusco, è un'altra: la si legge nei risultati elettorali: qui l'Udc ha raccolto il 56,59% che non è una maggioranza bulgara ma quasi. Passando dal dato locale a quello provinciale, si scopre che l'Udc ha ottenuto il 15%, più del doppio del dato regionale, quel 6,2% che non ha consentito a Ciriaco De Mita di essere eletto al Senato.
La sconfitta si affaccia nella villa del presidente alle cinque della sera: in paese il circolo della Margherita «Della Vecchia», si chiama ancora così, è abbandonato. La porta l'hanno lasciata aperta. Alle pareti, il film della vita del leader democristiano. Su una scrivania i manifesti elettorali di quest'ultima «titanica» campagna dell'ottantenne uomo politico, giudicato troppo «vecchio», e non solo anagraficamente, dal giovane ma non per questo non sconfitto Walter Veltroni. Il manifesto di Ciriaco De Mita è sempre accompagnato da quello di suo nipote Giuseppe, capogruppo del Pd alla Provincia di Avellino prima del grande schiaffo veltroniano. Oggi semplicemente consigliere di Palazzo Caracciolo. Nel circolo parlano i muri e le sedie vuote. Su una c'è un mazzo di carte da tre sette sparigliato e abbandonato. Questo non è il momento di giocare. Tutti quelli che non sono qui sono corsi alla villa del presidente per aspettare con lui il verdetto. Sul citofono c'è scritto a penna: «C. De Mita», ma entrano solo familiari e famigli, i giornalisti rimangono fuori.
Il presidente non vuole parlare con nessuno, prende tempo e fiato. Le telecamere si devono accontentare di panoramiche sulla magnolia in fiore. Ogni tanto, un barlume di normalità: i nipotini di Ciriaco De Mita saltellano in giardino con l'indifferenza che almeno a loro è consentita. E s'intravede la moglie del leader, Anna Maria, che come sempre in queste circostanze, offre personalmente vassoi di pasticcini. Giuseppe De Mita arriva in Suv alle 16,30. Rimarrà barricato lì fino a sera, quando scioglierà il diniego di commento al voto per partecipare a una trasmissione post elettorale di Irpinia Tv: «Se ci sentiamo sconfitti? No. Partivamo da zero e non avevamo costruito grandi desideri. Il risultato però è notevolmente sotto le sensazioni che la campagna elettorale ci aveva regalato (le previsioni erano del 10% in Campania e del 20% in Irpinia, ndr). Sicuramente c'è rammarico per questo imprevisto scarto. Credo che abbia avuto un notevole peso l'effetto schiacciamento della competizione tra Pd e Pdl, partito che in Irpinia per la prima volta ha riscosso un consenso tale».
A Frigento, infatti, borgo di Marco Pugliese, candidato del Pdl alla Camera, si brinda, e un altro paese irpino si affaccia ad un protagonismo che pone, almeno per il momento, in ombra l'indiscussa leadership di Nusco. «Per me, però — continua De Mita junior — si tratta di un voto rifugio dei disorientati. Berlusconi ha un effetto genericamente rassicurante, ma quelli sono voti ondivaghi. L'anno prossimo ci misureremo con le amministrative e avremo avuto più tempo per mettere a punto il progetto dell'Unione di centro, che non è un'idea elettorale ma un disegno politico vero. La sconfitta non ci prostra, anzi raddoppia la motivazione e rende la sfida più divertente ». È molto probabile, però, che almeno a livello provinciale, questa sconfitta avrà delle ripercussioni sugli enti. Qualcuno ipotizza che l'Udc ritirerà i suoi 7 consiglieri lasciando alla maggioranza di Alberta De Simone alla Provincia una vita risicatissima. Giuseppe De Mita al momento si limita a dire che «inizieremo a rivedere anche gli equilibri negli enti». Eppure il 56, 59% all'Udc a Nusco non è esattamente un plebiscito. La roccaforte del grande leader si sfalda? Chiedetelo ad esempio ad Assunta Cimminera, demitiana di ferro che ha subìto un affronto, le hanno aperto proprio di fronte casa la sede elettorale del Pd: «Quanti traditori ho visto entrare là dentro».
Nel bar del paese, su sei giovani, uno solo ha votato Udc, gli altri il leader «non lo sentono vicino»: «Emigriamo, qua è inutile restare ». Miriam, barista e universitaria, non la pensa così: «In cabina ci ho pensato bene, e alla fine ho votato per De Mita, non lo conosco né mi cambia la vita, però almeno ci rappresenta».
Natascia Festa

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