Il terremoto avrebbe dovuto insegnare ad avvicinarsi di più, perchè tutti hanno vissuto lo stesso dolore (R.Venezia)
Non si può scavare, le macerie del cuore sono troppo pesanti (R.G.)

domenica 31 gennaio 2010

De Luca e il sogno di una Campania migliore


Se facesse in Campania la metà di quello che ha fatto per la sua amata Salerno, città oggi splendida e disciplinata, il corso della storia di questa regione sarebbe finalmente modificato.

Tutti i disonesti e le clientele gli sono contro perchè sanno che farà piazza pulita,

Si accinge a combattere da solo contro gli avversari e contro gli apparati dominanti del suo stesso partito, ha bisogno del sostegno della gente, del nostro sostegno.

E' contro De Mita e contro Bassolino, lotta per quello che ritiene giusto e non fa sconti di pena, mai e a nessuno. E' davvero la persona giusta, al momento giusto, nel posto giusto. Avremo modo di dimostrarlo a tutti nei giorni che verranno.

Grazie Vincenzo De Luca per aver accettato la sfida!

lunedì 25 gennaio 2010

Vendola vince e il PD va allo sbaraglio.

Certo meglio sarebbe stato rinchiudere tutti gli oppositori delle scelte di partito in un lager di sovietica memoria. Anche internarli in un "manicomio politico", non era male. Tutto andava fatto pur di mantenere unito ciò che unito non è evitando di destabilizzare l'immagine del leader con i baffetti, purtroppo Vendola non ha voluto farsi da parte e il guaio è accaduto, senza possibilità di fare marcia indietro.

Prima l'ipocrisia unificante della sinistra era costituita dai lavoratori e dalle fabbriche, oggi che i lavoratori si sono rivoltati contro il parassitismo sindacale e le strumentalizzazioni dei politicanti che usurpavano i sacri valori della falce e del martello è stato necessario trovare un altro "capro espiatorio" per giustificare la bocciatura popolare e chi meglio di Berlusconi, con tutto il marasma dei suoi vizietti e delle sue improbabili virtù?

L'efficienza della politica del "commenda", però, è purtroppo sotto gli occhi di tutti e solo gli irriducibili della peggiore sinistra italiana o, al più, qualche nostalgico sessantottino, ancora fanno finta di di non capire, di non vedere, quanta "politica politicante" vi sia attualmente nel PD.

Bersani, D'Alema, Veltroni, Bertinotti, Rutelli, Bassolino, Iervolino, tanto per citarne alcuni (e nemmeno i peggiori), costituiscono il volto di una politica che dell'inefficienza e della mera esaltazione di se stessa ha fatto un vero e proprio "modus operandi".

Brunetta se non fosse politico sarebbe professore universitario, Berlusconi sarebbe un grande imprenditore, che crea ricchezza per sè e lavoro per gli altri, i leader più rappresentativi del PD sono invece "politici di mestiere", una anomalia tutta italiana. Ma se lo avessero fatto almeno bene quel mestiere, potremmo accettarlo, invece si sono solo "ingrassati" di potere e di finti meriti, alle spalle di noi poveri fessi che credevamo nella bontà delle ideologie e nell'ideale unificante di una lotta a beneficio della giustizia sociale e del lavoro.

Con la maturità ho imparato a guardare ai risultati e questi risultati io vedo attualmente da una sola parte, il resto son solo chiacchiere ed ipocrisie. Vendola come Bassolino, Dio ci scampi!!!

Vi voglio in salute cari compagni, sì da poter meditare lungamente sulle sconfitte e sugli errori passati presenti e futuri.
Minima Moralia (grillo parlante)

venerdì 22 gennaio 2010

In Campania l'incognita Udc è ininfluente

Napoli, 22 gen (Velino/Velino Campania)

Con Mara Carfagna capolista a Napoli del Popolo delle libertà si conferma la linea berlusconiana di un impegno al massimo livello politico con il coinvolgimento del governo nella delicata partita regionale. Impegno anticipato dalle candidature del ministro dell’Agricoltura Zaia nel Veneto e del suo collega alla Funzione ubblica Brunetta candidato sindaco a Venezia. Con la Carfagna a Napoli a sostegno di Stefano Caldoro candidato Governatore le regionali campane assumono una forte valenza politica nazionale.
Il centrodestra punta a migliorare le ottime performance già raggiunte con la segreteria Cosentino che ha al suo attivo il radicamento territoriale del Pdl e gli ottimi risultati, nell’ordine, delle politiche, delle provinciali e delle europee. Un ruolo fondamentale giocherà la coalizione di centrodestra che parte con un importante vantaggio di immagine e, stando ai sondaggi, un rassicurante margine elettorale. Resta, almeno ancora in queste ore, l’incognita Udc.
Ma se il partito di Casini e De Mita dovesse scegliere in Campania, com’è probabile, il forno di centrodestra, si tratterebbe di una alleanza meramente elettorale. Casini è all’opposizione di Berlusconi, ha un sostanziale accordo con Bersani e D’Alema e dialoga con pezzi del centro destra. Vuole scardinare il bipolarismo e per questo cerca interlocutori dentro il Pdl. Il Cavaliere lo avverte come una insidia e sa che non sarà mai più suo alleato. Lo stesso dicasi per la nuova versione filo Pd dell’Mpa. In Sicilia il governatore Lombardo, sfiduciato da due terzi del Pdl, è tenuto in vita dal partito di Bersani. Il Cavaliere sa che non vi potrà più fare affidamento. Il confine centrista della coalizione di centrodestra è difeso ormai solo dai Popolari-Udeur di Mastella.
E questo cambia radicalmente gli assetti politici rispetto alle coalizioni che si fronteggiarono alle provinciali dell’anno scorso. Di ciò si poteva avvantaggiare il Pd diventando il perno di nuove aggregazioni. Ma la debolezza politica del partito di Bersani e la rissosa inconcludenza della coalizione di centrosinistra hanno azzerato questa possibilità.

Oggi il quadro a sinistra è a dir poco sconfortante: il lungo viale del tramonto bassoliniano non lascia intravedere vie di uscita. Il Pd si è cacciato in una trappola mortale ed è paralizzato dalle sue stesse incongruenze. Doveva scegliere Vincenzo De Luca, unico candidato in grado di competere ma i veti interni (Bassolino) ed esterni (Di Pietro e Sinistra, ecc) glielo hanno impedito. Quindi si è consegnato a De Mita che non aveva alcuna ragione per soccorrerlo e scarsissime possibilità di farlo. Infine a tempo ormai scaduto ha chiesto aiuto ai Rettori ed società civile. La quale, a differenza di ciò che si immagina, sa fare bene i suoi conti ed ovviamente ha rifiutato. A tirarla fuori dalla crisi nel Lazio ci ha pensato la Bonino. Magari ci fosse una Emma Bonino anche in Campania. Potrebbe essere quella la soluzione.

di Giulio Di Donato (da http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1044985)

giovedì 24 dicembre 2009

domenica 22 novembre 2009

Terremoto 1980

Le occasioni sprecate

Il 23 novembre di quest’anno ricorre il 29esimo anniversario del terremoto che scosse con violenza un vasto territorio del Sud Italia, il cui epicentro fu individuato in un’area compresa tra l’Irpinia e la Lucania, precisamente a Conza della Campania. Il sisma, caratterizzato da una fortissima intensità che superò il 10° grado della scala Mercalli e da una magnitudo 6,9 della scala Richter, investì con furia numerosi paesi, spazzando via in pochi attimi intere comunità e decimando le popolazioni locali. Per comprendere la devastante potenza sprigionata dal terremoto del 1980, basta compiere una semplice analisi comparativa con quello dell’Abruzzo, che ha raggiunto i 5,8 gradi della scala Richter. Nel complesso si contarono quasi 300 mila senzatetto, oltre 2 mila morti e quasi 10 mila feriti. Tra i centri maggiormente disastrati vi furono Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Caposele e Calabritto.

Dunque, 29 anni fa si è consumata un’immane tragedia, la peggiore sciagura che abbia colpito l’Italia meridionale nel secolo scorso. Si trattò di un cataclisma senza precedenti, le cui traumatiche conseguenze non furono provocate solo da cause naturali, ma anche da precise responsabilità umane, cioè da scelte di ordine politico, economico, antropico e culturale. Il fenomeno tellurico che sconvolse le nostre zone fu senza dubbio di una potenza inaudita, ma le speculazioni affaristiche, l’incuria e l’irresponsabilità degli uomini nella costruzione e nella manutenzione delle abitazioni e degli edifici pubblici, le lentezze, i ritardi, l’impreparazione della macchina organizzativa dei soccorsi statali nella fase dell’emergenza post-sismica (quando serviva rimuovere con urgenza i cumuli di macerie e salvare eventuali superstiti), contribuirono non poco ad aggravare i danni e ad accrescere in modo agghiacciante il numero dei morti e dei feriti.

Per gli abitanti dell’Irpinia il terremoto del 1980 rievoca emozioni intense, un misto di cordoglio, tristezza e turbamento, di angoscia, inquietudine e rabbia. Il ritorno ad una vita “normale” è stato un processo assai lento ed ha richiesto lunghi anni trascorsi in una condizione di permanente provvisorietà emergenziale, che ha visto numerose famiglie crescere i propri figli fino alla maggiore età, se non addirittura oltre, nei container con le pareti rivestite d’amianto. Il completamento della ricostruzione, lo smantellamento e la bonifica delle aree prefabbricate sono interventi che appartengono alla storia recente. Inoltre, l’opera di ricostruzione degli alloggi e degli agglomerati urbani non è stata accompagnata da un’effettiva volontà e capacità di ricostruzione del tessuto della convivenza civile e democratica, da un indirizzo politico che contenesse scelte mirate a ricucire una rete di sane relazioni interpersonali, a recuperare gli spazi di aggregazione e di partecipazione sociale che rendono vivibili le strutture abitative.

Il terremoto del 1980 ha straziato e scompaginato l’esistenza di intere generazioni di giovani, ha impressionato le percezioni più elementari, imprimendosi nella memoria e nelle coscienze individuali, agendo nella sfera più nascosta delle sensazioni interiori. I cambiamenti prodotti dalle viscere della terra, intesi soprattutto in termini di abiezione e degrado sociale, si sono insinuati nell’intimità degli affetti, nei gesti e negli atteggiamenti più comuni, penetrando negli stati d’animo e nelle normali relazioni quotidiane, degenerando in una sorta di imbarbarimento e regressione antropologica.

A distanza di anni, continuano a perpetuarsi l’organizzazione e l’arroganza del potere politico clientelare che continua a ricattare i soggetti più fragili e indifesi, condizionando e riducendo la libertà di scelta delle persone, influenzando gli orientamenti elettorali dei singoli individui e creando vasti serbatoi di voti tra le masse popolari. Tali rapporti di forza si sono conservati in modo cinico, sopravvivendo indisturbati alle inchieste giudiziarie di Tangentopoli e agli scandali dell’Irpiniagate.

A partire dagli anni ‘80, attingendo ampiamente agli ingenti finanziamenti stanziati dal governo per la ricostruzione, fu varato un folle piano di industrializzazione forzata delle zone di montagna. Si progettò la dislocazione di macchinari installati nel Nord Italia all’interno di territori tortuosi, difficilmente accessibili e praticabili, in cui non esisteva ancora una rete moderna di infrastrutture stradali, di trasporti e di comunicazioni, in cui i primi soccorsi inviati dallo Stato nella fase dell’emergenza stentarono ad arrivare.

Si è innescato in tal modo un processo di perenne sottosviluppo economico e sociale che nel tempo ha rivelato la propria natura sinistra ed alienante, i cui effetti hanno arrecato guasti irreparabili all'ambiente e all'economia locale, che era prevalentemente agricola e artigianale. Occorre ricordare che sul versante strettamente economico-produttivo, la “modernizzazione” delle nostre zone è avvenuta in tempi rapidi e in modo convulso, maldestro ed irrazionale. Tale risultato si è determinato all’interno di un processo di “post-modernizzazione” del sistema capitalistico globale, cioè in una fase di ristrutturazione tecnologica post-industriale delle economie più avanzate dell’occidente, con il trasferimento di capitali e macchinari ormai obsoleti nelle aree economicamente più depresse e sottosviluppate come, ad esempio, il nostro Meridione.

A scanso di eventuali equivoci, chiarisco che non intendo affatto proporre un'esaltazione acritica del feudalesimo o delle società arcaiche ormai superate da un falso sviluppo che in realtà è in grado di generare solo barbarie e sottosviluppo, né intendo esternare sentimenti di nostalgia di un passato che fu di pena ed oppressione, di corruzione sociale e depravazione morale, di miseria e sfruttamento materiale delle plebi rurali irpine. Invece, mi interessa comprendere l’attuale società a partire da un'analisi storica onesta, lucida ed obiettiva. Occorre indagare e spiegare la realtà odierna, segnata da un fallace sviluppo economico, da una democrazia pseudo liberale e solo formale, da un benessere artefatto, in quanto corrotto e mercificato, di tipo prettamente consumistico.

Infatti, non si può negare che la “modernizzazione” delle zone terremotate sia stata una conseguenza ritardata e regressiva del processo di ristrutturazione tecnico-produttiva delle economie capitalisticamente più forti del Nord Italia e del Nord del mondo, la cui ricchezza e il cui potere derivano da un sistema di sviluppo che genera solo fame e miseria, guerra ed oppressione, inquinamento, sottosviluppo e dipendenza in altre regioni del pianeta, identificate come "Sud del mondo", in cui occorre includere anche il Mezzogiorno d'Italia. A maggior ragione il ragionamento è valido se riferito alla modernizzazione fittizia come quella avvenuta nella fase storica della ricostruzione in Irpinia. Sotto il profilo economico quella irpina non è più una società rurale, ma non è diventata nulla di effettivamente nuovo ed originale, non si è trasformata complessivamente e spontaneamente in un’economia industrializzata, pur vantando antiche vocazioni artigianali e commerciali come quelle che animano le dinamiche e i processi di sviluppo, irrazionali e senza regole, che si sono verificati sul territorio locale.

Da noi convivono vecchi e nuovi problemi, piaghe antiche come il clientelismo e la camorra, ma pure nuove contraddizioni sociali quali la disoccupazione, le devianze giovanili, l’emarginazione, che sono effetti causati da una modernizzazione puramente economica e consumistica. Come sappiamo, il fenomeno dell’emigrazione si è “modernizzato”, nel senso che si ripresenta in forme nuove, più serie e complesse del passato. Infatti, un tempo gli emigranti irpini erano lavoratori analfabeti, mentre oggi sono giovani con un alto grado di scolarizzazione. Inoltre, mentre gli emigranti del passato aiutavano le loro famiglie d’origine, a cui speravano di ricongiungersi quanto prima, i giovani che oggi fuggono via lo fanno senza la speranza e l’intenzione di far ritorno nei luoghi nativi, anzi spesso si stabiliscono altrove e creano le loro famiglie laddove si sono economicamente sistemati. Insomma, è un’emigrazione di cervelli, cioè di giovani laureati sui quali le nostre comunità hanno investito ingenti risorse materiali e intellettuali. Questo è il peggiore spreco di ricchezze per le nostre zone. Spaesamento e spopolamento sono due tendenze solo apparentemente contrastanti, ma che segnano in modo rovinoso la storia delle aree interne meridionali negli ultimi decenni.

A questo punto non si può fare a meno di chiedere di chi sono le responsabilità, che appartengono a vari soggetti, in primo luogo ad un ceto politico che ha gestito la ricostruzione in Irpinia, conquistando il peso della classe dirigente nazionale, formandosi attorno ai massimi esponenti del potere politico locale e nazionale. Basta citare i nomi dei dirigenti della Democrazia cristiana irpina che hanno occupato posizioni di rilievo nell’ambito del partito e sono tuttora affermati ai più alti livelli politico-istituzionali.

Il mio modesto contributo è anzitutto quello di provare ad interpretare e conoscere la realtà, ma anche quello di provare a modificarla. La speranza di riscatto delle nostre popolazioni deve esplicarsi in un progetto di trasformazione concreta, da promuovere necessariamente in sede politica. Si può e si deve cominciare dal basso, dal piccolo, dal semplice, per arrivare in alto, per pensare ed agire in grande, tentando di migliorare il mondo circostante. In questa prospettiva l’intellettuale, da solo, è impotente, per cui deve riferirsi e agganciarsi alle forze sociali presenti nella realtà storica in cui vive.

Lucio Garofalo

venerdì 20 novembre 2009

D'Alema, i comunisti e la saggezza popolare

Pareva strano che non si fosse tirato in ballo Berlusconi anche per la mancata scelta di D'Alema. In realtà D'Alema lo voleva solo Berlusconi, mentre a livello internazionale il suo prestigio è pari o inferiore allo zero.
Nessuno in Europa ha dimenticato che è stato Ministro degli Esteri di uno dei governi più sgangherati che l'Italia abbia avuto negli ultimi cinquant'anni, ed insieme a lui c'era un altro "grande" della politica di sinistra,Bersani, l'attuale segretario di quell'armata brancaleone che chiamano PD.
Quanto durerà questo partitello di nostalgici della Falce e Martello non si sa, ma certo abbiamo visto nei fatti e diversamente da ciò che la sinistra italiana va cianciando, la totale mancanza di peso internazionale del vero leader del PD in seno alle istituzioni europee.
Un mio vecchio zio, militante di lungo corso nel Partito Comunista, dopo aver compreso la falsità della sinistra italiana e la sua ipocrisia di volersi appropriare dei simboli sacri dei lavoratori, strumentalizzandoli per il proprio tornaconto, già vent'anni fa decise di adottare una particolare ma tutto sommato comprensibile linea di condotta politica: "si venene n'ata vota a casa mia a cercà voti la favece ncè la chiavo rint'a le cosce e lu martiello ncè lu sono ncapo" il che, tradotto a beneficio degli ossidati intellettuali di sinistra, suona più o meno così: "se vengono ancora a casa mia a chiedere voti la falce gliela do tra le gambe e il martello glielo suono in testa".
Quanto di saggio e lungimirante vi fosse in quella amara delusione dello zio ho capito solo crescendo!
Vi voglio in salute... Minima Moralia :-)

martedì 27 ottobre 2009

Partito Democratico: il nuovo corso dell'etica

di Minima Moralia
Personalmente preferirei di gran lunga accompagnarmi con delle escort, magari carine, piuttosto che interagire con politici vecchi, brutti e corrotti.
Mi rendo conto, però, che si tratta di una opinione molto relativa. Negli ultimi anni, in effetti, si tende a far prevalere un discutibilissimo senso di moralità, fondato su valori creati al momento e in taluni casi davvero inaccettabili.
Già mi stupì molto, a suo tempo, quello strano "modus operandi" della stampa di sinistra, la quale in relazione alla tristemente famosa vicenda dell'impenditore Tarantini, dedicò ogni energia a diffondere banalità sulle performance sessuali del premier, anzichè informare sugli sviluppi dell'inchiesta, quella si di rilevanza penale, riguardante gli abusi e i reati commessi, nell'ambito della stessa vicenda, dagli esponenti regionali pugliesi del Partito Democratico.
Allo stesso modo oggi, trovo largamente condivisibile il dubbio morale di chi, riguardando le vicende degli ultimi giorni, si stupisce di un partito che mantiene saldamente in carica e difende Bassolino, d'altro canto criminalizzando e cacciando via il bravo, intelligente e onestissimo Marrazzo.

In realtà, molti, soprattutto nel centrosinistra, provano un grande imbarazzo ogni volta che si imbattono in situazioni dove è permesso parlare o scrivere liberamente ed allora, per evitare di intrappolarsi in discussioni politiche concrete, urlano di attacchi alla democrazia e criminalizzano i pochi giornali fedeli a Berlusconi, ma nello stesso momento ordiscono trame giornalistiche e costruiscono a tavolino pseudo scandali riguardanti la vita privata di questo o di quell'oppositore e, chissà che in mezzo agli oppositori, questa metodica criminale non sia anche adoperata per liberarsi di qualche scomodo alleato.

Può essere vero che questo Governo, in talune occasioni, ha manipolato le leggi piegandole ad interessi personali, ma ritengo questo assai meno grave della condotta di chi, strumentalizzando i valori sacri del lavoro e della dignità umana, distorce a proprio piacimento il senso dell'etica, creando nuove ed improbabili regole morali che sembrano uscite dalla mente di un folle dittatore del passato, con la connivenza di quel popolo, ottuso ma sincero, di intellettuali nostalgici innamorati e traditi dalle ideologie.
Pensavo stamattina alla retorica con cui il PD ha annunciato la grande percentuale di votanti alle primarie, "ben duemilioni e ottocentomila", assai meno, cioè, dei voti della sola Lega Nord. Eppure c'è stata una mobilitazione generale dei "servi di partito" con convocazione porta a porta dei simpatizzanti ed operazioni elettorali non propriamente trasparenti.
Che dire poi della triste trovata del Bersani il quale entusiasta per la sua elezione, in preda ad una euforica eccitazione post-comunista, è andato in fabbrica per tenere un improbabile discorso di politica economica, davanti allo sguardo perplesso degli operai, ai quali non ha mancato di rammentare quanto è dura la vita per chi lavora (come faccia a saperlo proprio lui è un affascinante mistero).
Mi piace concludere questa carrellata di amenità con un pensiero dell'acuto Gervaso:" il moralista, impegnato a predicare la virtù, difficilmente troverà il tempo di praticarla".
Auguro a tutti una buona giornata...di lavoro...di serenità...di speranza. Minima Moralia :-)

lunedì 26 ottobre 2009

Bersani e il Partito Democratico delle novità

di Minima Moralia

IL PD HA IL NUOVO SEGRETARIO!!!
Siamo finalmente tutti contenti e felici.
EVVIVA EVVIVA!
Cosa volete che importi se si tratta di un vecchio comunista, ministro di governi che hanno contribuito al degrado politico ed economico in cui oggi versa il paese, grande sostenitore della goffa e tristissima esperienza del governo Prodi.
E meno ancora importa che sia il candidato prescelto e sostenuto da D'Alema, Massimo D'alema, quello vecchio, non il figlio o il nipote. Avete presente Massimo D'Alema l'amico del coriaceo ed amato governatore Bassolino? Massimo D'Alema, quello che appena arrivato ad Avellino ha invocato l'aiuto di S. Ciriaco chiedendogli "ma perchè te ne sei andato"? Proprio quello là, non uno nuovo.
Ma che importa, adesso il PD è comunque in festa, tutto nuovo, bello e democratico, c'è stata la scelta in fondo.
Anche ad una mia amica mesi fa hanno proposto di scegliere tra un contratto part time e il licenziamento, ma non l'ha presa bene devo dire.

E c'è pure Rosy Bindi, che pontifica sul bravo e sfortunato Marrazzo, facendone un martire da sacrificare sull'altare del moralismo, in luogo di difenderne il diritto ad una esistenza libera e dignitosa come sarebbe giusto. Hanno massacrato la vita di un uomo serio, di un politico moderato e corretto e di un giornalista colto, in nome di una campagna di veleni appositamente creata da un PD disperato e allo stremo, illudendosi di sovvertire con un colpo di mano la scelta democratica e matura del popolo italiano.
E' per colpa di questo centro-sinistra di nuovi e di belli che in Italia oggi ci siamo ridotti ad applaudire Silvio Berlusconi, non certo un grande leader politico ma il solo possibile in questo momento, non fosse altro per la circostanza semplicissima che agisce invece di cianciare, insomma fa, a volte fa male, ma fa.
Di tutto questo, però, adesso non si parli più! Adesso si renda onore a Bersani e alle sue magiche ricette economiche da post-comunista, nell'attesa che si compia per noi cittadini campani la magica alleanza che ci riporterà De Mita, non quello giovane, il nipote, ma quello vecchio, Ciriaco De Mita, tanto più che adesso anche Mastella è fuori gioco, magicamente coinvolto in uno scandalo, proprio ora!

Potremo, così, finalmente consegnare alla storia della grande politica italiana Iervolino e Bassolino e raccomandare i nostri figli alla misericordia di un Santo affinchè li salvi da quello che accadrà in questa regione, ammesso che qualcosa possa ancora accadere.

Auguro a tutti una splendida settimana .... Minima Moralia :-

sabato 24 ottobre 2009

Priorità vere ed emergenze finte

Riporto in breve due inquietanti ed emblematici casi di cronaca della scorsa settimana.

Il primo episodio si è verificato a Milano lunedì 12 ottobre. Un uomo di origini libiche ha fatto esplodere un ordigno rudimentale di bassa potenza, contenente all’incirca due chili di esplosivo artigianale, all'ingresso della caserma Santa Barbara, sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo dell'esercito di piazzale Giuseppe Perrucchetti, nella zona di San Siro, provocando una violenta esplosione. Una compagnia di questo reggimento è attualmente dislocata in Afghanistan. Il bilancio dell'attentato è di due feriti: oltre all'attentatore, che versa in gravissime condizioni, è rimasto coinvolto un caporale di 20 anni, che ha riportato solo lievi ferite.

Il secondo episodio è accaduto a Napoli sabato 17 ottobre. In una casa del rione Sanità, nel centro storico di Napoli, un bambino di 6 anni è morto asfissiato dal monossido di carbonio generato da un braciere che la madre aveva acceso in camera per vincere il freddo. Da due settimane l’Enel aveva staccato i fili della corrente elettrica perché i genitori non riuscivano nemmeno a pagare la bolletta. Il corpo esanime del bambino è stato rinvenuto accanto alla madre agonizzante, anche lei intossicata dalle esalazioni di gas velenoso prodotto dal legno bruciato nella piccola stanza. Entrambi sono originari delle isole di Capo Verde, situate al largo delle coste del Senegal, in Africa Occidentale.

Questo tragico e raccapricciante avvenimento denuncia in modo crudo e inequivocabile la triste realtà in cui sono costretti a vivere molti stranieri immigrati nel nostro Paese.

Il reato di “immigrazione clandestina” è stato introdotto dall’articolo 10 comma bis della Legge n. 94 del 15 luglio 2009 (facente parte del cosiddetto “pacchetto sicurezza”) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 24 luglio 2009, n. 170. Il Decreto Legislativo è in vigore dal 3 agosto. Tale provvedimento ha indotto molte procure a sollevare rilievi e dubbi di legittimità presso la Corte costituzionale. A Torino la Procura guidata da Gian Carlo Caselli ha scritto che le nuove norme prevedono sanzioni pecuniarie irragionevoli e inapplicabili e puniscono “una mera condizione personale dello straniero”.


Il 2 luglio su Micromega, vari intellettuali, tra cui Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia e Gianni Amelio, avevano sottoscritto un “Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa”, in cui si legge: “Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti”.

Come è noto, il tema della sicurezza collegato in termini strumentali al problema dell’immigrazione clandestina, è uno storico cavallo di battaglia della Lega, che istiga ed asseconda gli istinti e i sentimenti peggiori diffusi tra la popolazione, in modo particolare tra gli strati più insoddisfatti e frustrati sotto il profilo economico e sociale.

Di fronte all’enorme tragedia rappresentata dalle nuove povertà che affliggono soprattutto gli immigrati, ma anche i settori più degradati e marginali della società italiana, persino le fasce che un tempo godevano di un relativo benessere, le questioni securitarie cavalcate in chiave elettorale dalla Lega Nord passano inevitabilmente in secondo piano. La vera emergenza è costituita dalla guerra tra i poveri e contro i poveri, non dalle finte emergenze di ordine pubblico legate al bisogno di sicurezza urbana di natura privata ed egoistica o dalle false pandemie inventate ad arte dai mass-media.


Lucio Garofalo



lunedì 5 ottobre 2009

Elite parassitarie dipingono l'Italia come un Paese barzelletta

"Stiamo governando bene e veniamo dipinti dalle elite parassitarie come un Paese barzelletta, perché un'opposizione che non ha altri argomenti e una stampa che ha evidentemente altri obiettivi, descrive un Paese che non esiste".
Lo afferma, con "grande tristezza", il ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta, che elenca quelli che considera i successi del governo Berlusconi, come la "ricostruzione dell'Aquila, l'avvio a soluzione dei problemi di Napoli". Insomma, "il governo ha ben governato, lo dice l'Europa, il Fondo monetario".
E "mentre tutto questo avveniva, la crisi della finanza, le banche, gli ammortizzatori sociali, su che cosa si è concentrato il dibattito? Noemi e Bari.
Il che ci porta a fare una valutazione sullo stato della dialettica democratica del nostro Paese".
Questo, aggiunge, "è il paese dell'ipocrisia, che si scandalizza per i toni forti salvo non scandalizzarsi per le porcherie che accadono sempre".
Riguardo la congiuntura economica, escludendo dal discorso chi ha perso il posto del lavoro ed è in cassa integrazione, "da noi non c'è stata crisi sociale - dice Brunetta - la povertà non è aumentata, anzi è stato esattamente il contrario.
Non sono stati sequestrati manager come in Francia, non sono fallite banche come in Inghilterra.
Non è successo nulla di particolarmente traumatico. Abbiamo fatto delle cose straordinarie, perché il Paese non è in crisi" ma il governo è costretto a rintuzzare il giudizio negativo della "sovrastruttura mediatica e finanziaria di quei circoli, quelle elite parassitarie, che non amano questo governo e le sue politiche economiche e che da questa crisi avrebbero voluto ribaltoni".

sabato 3 ottobre 2009

Impariamo dall'amministrazione di Lioni

"Invito il blogger a pubblicare in prima pagina il bilancio dell'amministrazione di lioni per dimostrare ai nostri amministratori come si "amministra". Buon lavoro a tutti".
(postato da Anonimo)
Invito raccolto... basta cliccare sul link in basso e si è trasferiti alla pagina del Bilancio del Comune di Lioni. Grazie per il suggerimento.

venerdì 25 settembre 2009

Ogni scarrafone è bello a mamma soia

Non poco stupore ha suscitato in molti, me compreso, un recente articolo apparso sulla stampa locale a firma del nostro concittadino e consigliere regionale Mario Sena, riguardante la ricostruzione in Irpinia che, a suo dire, sarebbe avvenuta prima e meglio che in Abruzzo.
Orbene, non me ne voglia l'illustre politico, ma paragonare i containers, qualche casetta di legno (di cui si parla nell'articolo) ed i prefabbricati zeppi di amianto che furono collocati qui, alle case arredate realizzate in Abruzzo, peraltro a tempo di record, è davvero impresa ardua.
Per non parlare di ciò che è accaduto "dopo" in Irpinia: una vera tragedia nella tragedia, con sprechi ed inefficienze che, solo con gli anni, sono emersi in tutta la loro drammatica ampiezza!

Nemmeno la fantasia di Giulio Verne potrebbe trovare giutificazioni, anche solo immaginarie, a questo improponibile paragone.

Forse un pò di orgoglio campanilista e di faziosità politica hanno animato le riflessioni del consigliere Sena.
Una massima di saggezza popolare vuole che "ogni scarrafone sia bello a mamma soia", ma la ricostruzione e le modalità con cui essa è avvenuta in Irpinia, la rendono un capitolo orribile della storia di questa terra, orribile come appunto solo uno "scarrafone" può essere.
Concludo con una nota decisamente fuori tema ma importante: i "giardinetti" sono finalmente più puliti, praticabili e risuonano, oggi come un tempo, degli allegri schiamazzi dei nostri bambini; con un pò di controllo in più e qualche nuovo gioco, sarebbero perfetti. Grazie Sindaco Forte, di queste piccole cose Sant'Angelo ha bisogno e non dei convegni inutili e delle celebrazioni in pompa magna!

Un saluto a tutti i santangiolesi lontani .... Minima Moralia :-)

domenica 13 settembre 2009

L'ignoranza può essere temporanea ... l'imbecillità è per sempre

Stiamo subendo una serie di attacchi a colpi di "spamming", da parte di qualche grosso imbecille al quale evidentemente da fastidio il nostro blog, sia pure in un momento in cui non vi è grande attività e partecipazione. Il tontolone invia anche 50 messaggi pubblicitari al giorno rendendo di fatto illegibile ogni altro contenuto: si stancherà!
Intanto, abbiamo sospeso la pubblicazione diretta di eventuali post e commenti, che saranno comunque riportati integralmente e senza alcuna revisione o censura, entro qualche ora dalla loro ricezione.
Presto l'attività del blog riprenderà come prima e più di prima, grazie a rinnovate energie, nuovi contributi e con una veste grafica diversa. Chi vuole in qualche modo offrire il suo apporto al nuovo corso del blog può scrivere a: xammy@live.it
Giunga a tutti un caro ed affettuoso saluto dallo staff di Nostrasantangelo e dal nostro piccolo amato paese :-)

martedì 1 settembre 2009

Il moralismo che uccide le verità

Quella che segue è una lucida e stupenda analisi su una vicenda che ha dell'incredibile.
Il moralismo ipocrita di certi ambienti politici è stato finalmente smascherato e colpito mentre era ancora in volo.
I pezzi li raccoglieremo presto, per adesso ci è data solo ccasione per riflettere sui metodi di certa stampa faziosa, completamente votata al servizio della peggiore sinistra italiana, quella che attualmente si identifica in ciò che resta del Partito Democratico.
Basti pensare che la campagna diffamatoria che doveva distruggere Berlusconi, ha in realtà portato alla luce i pasticci e gli imbrogli all'interno della Regione Puglia, che non ci risulta sia governata dal centro-destra.
Davvero buffo tutto questo, se non risultasse anche preoccupante; sembra quasi che, in qualunque direzione si "spari", ad essere colpito è sempre il centro-sinistra faccendiero ed ipocrita, che incontestabilmente ha portato il nostro paese alla rovina.
Quanto a Berlusconi, che ci tocca subire come salvatore della patria proprio per colpa dell'inefficienza della vecchia politica, un leader eletto dal popolo, in uno stato davvero democratico, si combatte con in confronto, il dibattito e lo scontro essenzialmente politico e non con l'inciucio e il gossip.
Ma questa lezione il PD la sta imparando solo ora, meditando incredulo sulla propria irreversibile fine: Grillo docet!
Minima Moralia


La lezione del caso Boffo

di JimMomo :: 8/31/2009 07:58:00 PM

Chi di moralismo ferisce, di moralismo perisce. Così sembra che Dino Boffo lascerà la direzione di Avvenire, impallinato a dovere da Vittorio Feltri.
La "patacca" non è affatto tale, soprattutto per chi sulle "patacche" ha costruito campagne moralistiche, ai cui animatori, si sa, si richiede una condotta irreprensibile e un armadio privo di scheletri. Non era il caso di Boffo, che nonostante tutto in questi mesi ha alzato il ditino rimproverando a Berlusconi i suoi "festini", condannando la politica del governo sull'immigrazione con paragoni - come quello tra il naufragio degli eritrei e la Shoah - impropri quanto mistificanti e offensivi nei confronti delle vittime del nazismo.
Non sorprende più di tanto la faccia tosta di certi esponenti del Pd e di certi giornali, come la Repubblica, ma anche altri, che dopo aver alimentato e cavalcato la campagna scandalistica su Berlusconi, solo adesso si scandalizzano per l'"imbarbarimento" dell'informazione, la "vendetta mediatica", per il "killeraggio" nei confronti di Boffo, che tuttavia - questo bisogna ammetterlo - oggi fa un po' da capro espiatorio per tutti quelli che fanno i moralisti ma che non potrebbero permetterselo.
E sono in tanti, la maggior parte. Feltri, che è un garantista vero, ne ha colpito uno per educarne cento, per lanciare un messaggio preciso: guardate che se la mettiamo su questo piano, in pochi hanno le carte perfettamente in regola e nulla da nascondere o far dimenticare.
Era ora che qualcuno li ripagasse con la loro stessa moneta. Chi meglio di Feltri?
Ma questa vicenda ci ricorda anche altro: che quando la Chiesa, o settori di essa, scendono nell'agone politico conducendo campagne contro questo o quel governo, questo o quel leader, non sono immuni a loro volta da attacchi politici, anche da parti inaspettate.
E, come ha mirabilmente spiegato due secoli fa Alexis de Tocqueville, quando la Chiesa fa politica non solo rischia di venire identificata come un nemico politico, perdendo la sua autorevolezza nel campo religioso, ma inevitabilmente finisce per dividersi essa stessa in correnti politicizzate al suo interno, come dimostra oggi l'intervista al Corriere del direttore dell'Osservatore romano, Gian Maria Vian, che in esplicita polemica con Avvenire rivendica di non aver scritto neanche «una riga» sulle vicende private del premier, definisce «imprudente» il paragone tra il naufragio degli eritrei e la Shoah, riconoscendo anzi al governo italiano di essere «quello che ha soccorso più immigrati», e assicura che i rapporti tra Palazzo Chigi e Santa Sede rimangono «eccellenti».
Il direttore Boffo ha voluto trasformare Avvenire in una sorta di "la Repubblica dei vescovi" e così oggi, dietro il suo editore «disgustato», il presidente della Cei Bagnasco, non trova certo la Chiesa compatta in sua difesa. Tutt'altro.
Che dire, infine, dei sedicenti "laici", quelli a corrente alternata, che gridano all'ingerenza quando la Chiesa interviene sui temi della bioetica, ma poi invocano il suo intervento quando si tratta di condannare moralmente la condotta privata degli avversari politici, plaudendo quando sia pure velatamente arriva? Povera laicità.

mercoledì 19 agosto 2009

Deficit di democrazia nel Comune di Lioni

di Lucio Garofalo

Partiamo da un paio di semplici domande, che forse potrebbero risultare scomode e imbarazzanti per chi è collocato nelle alte sfere del potere politico locale. Da quanto tempo non viene convocata la popolazione per un avviare un confronto serio, civile e sereno con la Giunta che amministra il paese? Quali strumenti di controllo e quali canali di partecipazione politica diretta sono concessi ai cittadini? A Lioni sono ancora possibili e praticabili forme di gestione partecipativa e momenti di democrazia assembleare? “Il mondo è piccolo … Sì, ma anche molto cattivo”, è una celebre battuta tratta dal film “Per qualche dollaro in più”, un capolavoro del genere cinematografico spaghetti-western, inventato dal compianto regista Sergio Leone, figlio di uno dei pionieri del cinema muto italiano, quel Vincenzo Leone nato nella vicina Torella dei Lombardi. Ho citato la frase pronunciata da Wild, il gobbo interpretato da Klaus Kinski, per sostenere che se esiste un deficit di democrazia e di libertà partecipativa sul piano politico nazionale, la realtà locale non appare certo più confortante, anzi. Ormai è un dato di un’evidenza oggettiva ed innegabile: anche a Lioni non si può fare a meno di “rassegnarsi” all'assenza di un'autentica e credibile forza di opposizione e di alternativa al sistema di potere imposto in una piazza che si richiama storicamente alla “sinistra”. Mi sovviene tale riflessione poiché in questi giorni notavo (non per la prima volta) che la scena politica locale non riserva più sorprese, dando l’impressione che tutto sia già deciso o comunque che tutto taccia. In ogni caso, sia che tutto sia già prestabilito dall’alto, sia che tutto taccia, la conclusione più banale e scontata da trarre è che non esiste più alcuna possibilità di dibattito e di confronto, di critica e di opposizione, sia all’interno delle istituzioni amministrative locali, sia all’esterno, cioè negli spazi sociali. Di fronte ad un simile contesto di apatia e di omertà sociale, ma soprattutto politica, non si può far finta di nulla e ostentare indifferenza, a meno che non si abbia interesse a mantenere lo stato di cose esistenti o si voglia scongiurare il rischio di inimicarsi un’intera compagine amministrativa, compresi lacchè, cortigiani e giullari, presenti in gran copia nella popolazione, che evidentemente merita la Giunta comunale che ha. Ammetto spontaneamente (anticipando e prevedendo eventuali obiezioni in tal senso) di non partecipare in modo diretto alle vicende politiche del mio paese da diverso tempo, seppure sia sempre pronto ad informarmi ed interessarmi, almeno teoricamente, per cui sarebbe fin troppo facile e scontato rimproverare al sottoscritto un certo grado di “assenteismo” e “disinteresse”, ma questa non sarebbe un’obiezione valida e corretta, seria e intelligente. Al contrario, si rivelerebbe un’accusa tanto ovvia quanto inefficace. Sarà probabilmente dovuto anche all’età che avanza (perché il tempo avanza inesorabilmente per tutti, senza alcuna eccezione), oppure alle amare e cocenti delusioni provate in seguito ad esperienze negative di militanza attiva e di impegno politico svolto in prima persona. Sta di fatto che il sottoscritto si è da tempo congedato dalla politica concreta, ma non ha mai smesso di occuparsene in termini astratti. Ho aperto una breve parentesi per chiarire le cose e sgombrare il terreno da ogni possibile equivoco e da ogni obiezione che rischierebbe di inficiare il senso del ragionamento, che tenta di abbracciare altre questioni e approdare ad altre conclusioni. Rammento uno slogan caro ad un'intera generazione di giovani lionesi, a cui ricordo di appartenere, una frase molto usata nelle trasmissioni della mitica Radio Popolare Lioni: "RPL: l'unico punto rosso dell'Alta Irpinia". Oggi quel "punto rosso" costituisce un inquietante allarme rosso, il segnale di una pericolosa deriva autoritaria della politica e della democrazia, così come vengono concepite e praticate anche nelle nostre zone. In particolare, nel Comune di Lioni manca ormai da anni una vera opposizione, sia a livello istituzionale che sociale, per cui si riscontra un innegabile deficit di democrazia, un vuoto di trasparenza e vigilanza sociale che rischia di consentire ogni arbitrio ed ogni abuso da parte chi detiene il potere decisionale nella Pubblica Amministrazione. Pertanto, intendo rivolgere un appello alle giovani generazioni, nella fattispecie lionesi, ricordando che in passato altri giovani come loro hanno lottato per non sopportare l'umiliazione del giogo clientelare, per non piegarsi e soggiacere ad una logica ricattatoria secondo cui sarebbe inevitabile sottostare ai voleri e alle richieste di voto provenienti dal candidato di turno, al fine di ottenere in cambio un favore, un posto di lavoro o il soddisfacimento di qualsiasi altro bisogno. Favori promessi ed elargiti in base a metodi borbonici, tuttora applicati per mantenere sotto controllo le popolazioni. E’ altresì vero che in passato molti giovani hanno reagito, pagando caro l’ardire e l’ardore della ribellione. Tuttavia, le esperienze trascorse, benché negative, non devono avvilire o demoralizzare i giovani di oggi. Cito le parole di un valoroso combattente del popolo, Ernesto “Che” Guevara: “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”. Esorto le giovani generazioni a ridestarsi dal pigro torpore in cui si lasciano sprofondare, ad attivarsi collettivamente per provare a mutare lo stato di cose presenti, per combattere un sistema politico affaristico che non giova a nessuno, ma fa comodo solo a coloro che lucrano e che reggono i fili del potere, esercitando una volontà di comando. Si può discutere se tale logica clientelare, ricattatoria e spartitoria sia stata accettata o meno da tutti, ma è fuor di dubbio che l’abbia dovuta sposare soprattutto chi, nelle nostre zone, mira alla conquista di una porzione di potere e ricchezza, chi è più cinico ed arrivista, astuto e competitivo, chi coltiva, più o meno apertamente, l’aspirazione ad intraprendere un’ambiziosa (probabilmente presuntuosa e velleitaria) carriera politica. Sia chiaro che in questo ragionamento il signor Ciriaco De Mita da Nusco c’entra e non c’entra nel senso che, malgrado l’assenza e la “metamorfosi” dell’Uomo del Monte dopo la clamorosa rottura con Veltroni e i vertici nazionali del PD, tuttavia i rapporti, le vicende e le dinamiche politiche che si svolgono all’interno di quella “strana creatura politica” che è il Partito Democratico, non mostrano segni di ripresa e di cambiamento. Ebbene, il Partito Democratico rappresenta oggi, a Lioni come altrove in Irpinia, il fulcro centrale di un sistema di potere affaristico e clientelare che un tempo faceva capo al signorotto di Nusco. Il quale, dal canto suo, non si è ancora rassegnato a farsi da parte, dare le dimissioni e godersi la pensione, ma continua ad affilare gli artigli in vista delle prossime dispute elettorali, a partire dalle elezioni regionali che si svolgeranno nel 2010. In conclusione, vanno bene le feste di piazza e le manifestazioni estive, i concerti musicali e le esibizioni canore, le attività artistiche e creative, le gare sportive, le iniziative nel settore del volontariato e dell’associazionismo sociale, ecc. Ma per cambiare il proprio destino e quello degli altri, per incidere nella storia della propria comunità serve ben altro, molto più di un circolo culturale, perché è necessario sapersi organizzare politicamente, occorre riuscire ad elaborare una visione progettuale che sia credibile e convincente, capace di mobilitare ed orientare la gente, perché “la teoria diventa una forza materiale non appena si impadronisce delle masse”. (Karl Marx)