Il terremoto avrebbe dovuto insegnare ad avvicinarsi di più, perchè tutti hanno vissuto lo stesso dolore (R.Venezia)
Non si può scavare, le macerie del cuore sono troppo pesanti (R.
G.)

sabato 26 marzo 2011

Lo stillicidio dei suicidi in Irpinia

I quotidiani locali raccontano di un altro drammatico suicidio in Irpinia. A pochi giorni di distanza dal tragico episodio accaduto a Conza della Campania, si registra un nuovo caso a Paternopoli. C’è da chiedersi come mai una provincia come l’Irpinia, che non è densamente popolata, possa detenere un primato così agghiacciante. All’origine di un gesto così estremo i motivi privati sono inaccessibili, nella misura in cui bisognerebbe indagare le dinamiche psicologiche, le ragioni nascoste nella sfera affettiva più intima di una persona. Tuttavia, analizzando il fenomeno nella sua dimensione più ampia, credo si possano individuare due ordini di fattori: le difficoltà economiche e il disagio morale. Credo sia necessario approfondire l’analisi anche a costo di risultare noiosi, avviando un ragionamento sulle cause di un’angoscia sociale sempre più diffusa nelle nostre zone.
Pertanto, se si vuole interpretare l’origine del malessere che affligge l’Irpinia, penso che sia necessario soffermare l’attenzione sul tema della disoccupazione. Questa è una piaga dolorosa della società, una tragedia collettiva che disgrega le famiglie e lacera il tessuto di una comunità, esponendo gli individui al giogo clientelistico locale e ciò mina i diritti e le libertà democratiche. La conseguenza è che i giovani sono spinti ad allontanarsi dal borgo natio per trovare un’occupazione che garantisca loro l’indipendenza economica. In particolare la nuova emigrazione intellettuale è la più grave iattura che possa capitare alle nostre comunità, costrette a privarsi dei figli migliori. La nuova emigrazione si configura quindi come una fuga in massa di cervelli, cioè giovani altamente scolarizzati.
Non è più tollerabile che si tacciano i dati che evidenziano le gravi difficoltà materiali in cui versano le famiglie colpite dalla povertà. Tali disagi sono presenti anche nei piccoli centri di provincia. L’Istat segnala che gli italiani poveri superano gli 8 milioni. Il 22 per cento della popolazione in Italia meridionale versa sotto la soglia di povertà. In Irpinia la percentuale della popolazione povera si attesta oltre il 25 per cento. Il tasso della disoccupazione giovanile ha oltrepassato il 50 per cento: ciò significa che in provincia di Avellino un giovane su due è disoccupato. Inoltre, in Irpinia si diffondono i rapporti di lavoro precari, soprattutto in quella fascia di giovani alla prima occupazione.
Alla disoccupazione si ricollegano altre emergenze sociali che affliggono la nostra provincia e si manifestano nelle nuove forme di devianze giovanili, anzitutto le dipendenze da sostanze alcoliche e stupefacenti. Anche in Irpinia i tossicodipendenti sono centinaia e negli ultimi anni sono aumentati i decessi per overdose. In ogni caso è difficile quantificare le dimensioni di un fenomeno come l’uso di stupefacenti nei nostri paesi. I Servizi Tossicodipendenti non rispecchiano la realtà perché in quei centri si recano gli eroinomani che desiderano assumere il metadone o che sono costretti a seguire una terapia. Nondimeno, è innegabile che piccoli comuni con meno di 4 mila abitanti hanno assistito ad una crescita impressionante del problema negli ultimi anni.
Il Ser.T più vicino alle nostre zone è dislocato nel Comune di Grottaminarda, per cui non è facile da raggiungere. Credo che una proposta costruttiva sia quella di chiedere all’ASL-AV1 l’istituzione di un Ser.T in Alta Irpinia. Ma vista la politica in materia di sanità pubblica temo che non si possa far altro che sbattere contro l’indifferenza, l’inettitudine e l’ipocrisia delle autorità locali, incapaci di interrogarsi seriamente per capire le ragioni di una diffusa disperazione sociale. Cause che coincidono anzitutto con lo stato di emarginazione e precarietà che coinvolge i giovani, ma anche i meno giovani.
Lucio Garofalo

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